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Deepfake audio, bastano pochi secondi per clonare una voce

I deepfake audio possono nascere da pochi secondi di voce mentre cresce la ricerca di nuove tutele contro la clonazione

Deepfake audio, bastano pochi secondi per clonare una voce

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Giorgia Meloni deposita la propria voce all’EUIPO mentre l’intelligenza artificiale rende più accessibili i deepfake audio

Pochi secondi di registrazione possono essere sufficienti per imitare la voce di una persona con sistemi di intelligenza artificiale. E sul darknet vengono pubblicizzati servizi di deepfake audio a partire da circa 30 dollari. La clonazione vocale sta diventando più accessibile e apre nuove possibilità tecnologiche, ma anche scenari legati a truffe, disinformazione e appropriazione dell’identità. Un problema al quale si cominciano a cercare risposte anche sul piano giuridico.

Quando pochi secondi di voce possono essere sufficienti

I sistemi di intelligenza artificiale generativa possono analizzare brevi campioni audio e ricostruire caratteristiche come timbro, intonazione e inflessioni di una voce reale. Secondo i dati riportati da ANSA, in determinate condizioni possono bastare dai tre ai cinque secondi di registrazione per ottenere una corrispondenza vocale indicata intorno all’85%.

La qualità del risultato dipende naturalmente dal sistema utilizzato, dal materiale disponibile e dalle condizioni della registrazione. Il dato mostra tuttavia quanto si sia ridotta la quantità di audio necessaria rispetto alle prime generazioni di tecnologie per la sintesi vocale.

Deepfake audio disponibili a partire da 30 dollari

A diminuire non è soltanto la quantità di materiale necessaria. Un’analisi pubblicata nel settembre 2025 dal Global Research and Analysis Team di Kaspersky ha individuato su piattaforme del darknet annunci che offrivano servizi per produrre deepfake in tempo reale.

I prezzi pubblicizzati partivano da circa 30 dollari per messaggi vocali falsi e da 50 dollari per i video, aumentando in funzione della durata e della complessità. In precedenza Kaspersky aveva rilevato offerte comprese tra 300 e 20.000 dollari al minuto. Secondo la società di cybersecurity, alcuni degli annunci potrebbero comunque essere essi stessi delle truffe.

La voce sintetica non nasce soltanto per ingannare

La clonazione vocale non è di per sé una tecnologia criminale. La possibilità di ricostruire digitalmente una voce può essere utilizzata nell’accessibilità e per restituire una capacità comunicativa a persone che hanno perso l’uso della parola.

Il problema nasce quando la stessa tecnologia viene impiegata senza consenso per attribuire a qualcuno parole mai pronunciate. Una registrazione pubblicata online, un’intervista o un video sui social possono fornire materiale vocale utilizzabile per tentare di riprodurre artificialmente l’identità sonora di una persona.

Dalle truffe telefoniche alla disinformazione

Le possibili applicazioni fraudolente sono numerose. Una voce clonata può essere utilizzata per impersonare familiari, dirigenti aziendali o personaggi pubblici e rendere più credibili richieste di denaro, comunicazioni false o tentativi di manipolazione.

Il deepfake audio introduce quindi un elemento nuovo nelle tecniche di ingegneria sociale. Riconoscere una persona dalla voce non rappresenta più necessariamente una verifica sufficiente della sua identità, soprattutto quando una comunicazione contiene richieste anomale o urgenti.

Giorgia Meloni deposita la propria voce all’Euipo

Il tema è arrivato anche sul terreno della tutela della proprietà intellettuale. Ieri, 5 ottobre 2026, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) una domanda contenente una registrazione audio di quattro secondi.

Nella registrazione viene pronunciata la frase “Io sono Giorgia Meloni”. La domanda, presentata attraverso professionisti specializzati nella proprietà intellettuale, risultava ancora oggetto di esame al momento della diffusione della notizia.

Il deposito riguarda tre categorie di servizi che comprendono contenuti multimediali scaricabili, attività culturali e organizzazione di manifestazioni politiche. Un’iniziativa analoga era stata intrapresa nei mesi precedenti dalla cantante Giusy Ferreri.

Un marchio non impedisce tecnicamente la clonazione

Il deposito della voce non crea una barriera tecnologica capace di impedire a un sistema di intelligenza artificiale di riprodurla. La distinzione è importante: la protezione richiesta all’EUIPO opera sul piano della proprietà intellettuale e può fornire uno strumento aggiuntivo per contestare determinati utilizzi non autorizzati.

Non rappresenta quindi una soluzione tecnica al deepfake. Il caso Meloni mostra piuttosto come una caratteristica personale immediatamente riconoscibile, quale la voce, stia assumendo un valore nuovo nell’epoca dell’intelligenza artificiale generativa.

Quando sentire una voce non basta più a riconoscere una persona

La diffusione della clonazione vocale modifica una delle abitudini più radicate nella comunicazione a distanza. Per decenni sentire una voce familiare al telefono è stato considerato un elemento sufficiente per riconoscere l’interlocutore. Con i deepfake audio questa certezza diventa meno solida.

La risposta al problema probabilmente non può essere affidata a un solo strumento. Tecnologie di rilevamento, sicurezza informatica, tutela giuridica e maggiore attenzione da parte degli utenti diventano elementi complementari in uno scenario nel quale produrre una voce artificiale credibile richiede sempre meno risorse.

Fonti
ANSA, Kaspersky, EUIPO, Associated Press


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06 Ottobre 2026
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