A settimane dalla tragedia di Capodanno a Crans Montana, l’inchiesta sull’incendio al locale Le Constellation continua ad ampliarsi. Quaranta vittime, quasi tutte giovanissime, tra cui sei cittadini italiani, e una serie di responsabilità che, con il passare dei giorni, sembrano andare oltre la gestione privata del locale, chiamando in causa anche i controlli pubblici.
Un nuovo indagato ai vertici della sicurezza comunale
L’attuale capo del servizio di pubblica sicurezza del Comune di Crans Montana, Cristophe Balet, è il quarto indagato nell’inchiesta. La Procura vallese lo ha convocato per un interrogatorio fissato il 6 febbraio, segnando un ulteriore passo nell’accertamento delle responsabilità istituzionali. Prima di lui erano già finiti sotto indagine i gestori del locale, Jacques Moretti e Jessica Maric, oltre a un ex funzionario comunale che aveva ricoperto in passato lo stesso incarico di Balet.
I controlli mancati sugli esercizi pubblici
Con l’iscrizione di Balet nel registro degli indagati, l’inchiesta entra nel merito del ruolo del Comune e dei possibili profili penali legati al mancato controllo degli esercizi pubblici. Gli inquirenti stanno cercando di chiarire se le verifiche sulla sicurezza del locale siano state svolte correttamente e se eventuali omissioni abbiano contribuito alla tragedia.
Documenti, ritardi e fascicoli incompleti
Dalle carte dell’indagine emerge una ricostruzione dettagliata delle comunicazioni tra autorità e uffici comunali nei giorni immediatamente successivi all’incendio. Il primo gennaio, la Procura ha richiesto a Cristophe Balet l’“immediata consegna” del dossier relativo al Le Constellation. Il fascicolo è arrivato solo il 3 gennaio, seguito, nello stesso giorno, da ulteriore documentazione inviata via mail e proveniente dall’ufficio edile del Comune.
Il 5 gennaio, secondo quanto annotato dalla Polizia cantonale, il sindaco Nicolas Feraud ha segnalato l’esistenza di un ulteriore fascicolo, rimasto in possesso di un ex addetto alla sicurezza del Comune di Chermignon. Questa seconda parte della documentazione è stata consegnata personalmente agli inquirenti.
Anche i Vigili del Fuoco sotto osservazione
Il 6 gennaio, gli investigatori si sono recati negli uffici dei Vigili del Fuoco Cantonali per acquisire il loro fascicolo relativo al bar. Tuttavia, dagli atti risulta che il verbale d’intervento della notte dell’1 gennaio non era ancora stato trasmesso agli organi inquirenti, un elemento che solleva ulteriori interrogativi sui tempi e sulle modalità di gestione dell’emergenza.
Nuove audizioni per i gestori del locale
Nel frattempo, la Procura ha convocato nuovamente Jacques Moretti e Jessica Maric a Sion, per il 10 e l’11 febbraio. I due gestori restano indagati per omicidio, incendio e lesioni colpose. Moretti è stato scarcerato dopo il pagamento di una cauzione di 200mila franchi, versata da un amico, ma rimane sottoposto a rigide misure: divieto di lasciare la Svizzera, obbligo di consegnare i documenti e presentazione quotidiana alla polizia.
Le reazioni politiche e la posizione italiana
La decisione sulla scarcerazione ha suscitato forti critiche da parte del governo italiano. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo a margine del Consiglio Esteri Ue, ha escluso l’esistenza di un incidente diplomatico con la Svizzera, sottolineando però la necessità di giustizia per le vittime. Tajani ha evidenziato come il ritardo nelle indagini e la libertà su cauzione concessa a due indagati abbiano lasciato perplessi cittadini e istituzioni italiane, ricordando che tra le vittime e i feriti vi sono cittadini italiani.
Il gesto del presidente della Repubblica
In questo clima di dolore e attesa, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, impegnato in una visita di Stato negli Emirati Arabi Uniti, ha voluto incontrare il padre di Emanuele Galeppini, uno dei giovani morti nell’incendio. Un gesto simbolico che richiama l’attenzione sul lato umano della tragedia, al di là degli aspetti giudiziari e diplomatici.
29 Gennaio 2026
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