I numeri diffusi da Banca d’Italia raccontano un quadro che, a prima vista, potrebbe sembrare incoraggiante. A gennaio i prestiti al settore privato hanno registrato una crescita su base annua, con un aumento che coinvolge sia le famiglie sia le imprese. Ma dentro questi dati si nasconde un elemento meno rassicurante: il costo del credito per chi vuole comprare casa torna a salire, e questo rischia di riaprire una stagione di preoccupazioni per molte famiglie italiane.
Più credito a famiglie e imprese
Secondo le rilevazioni di Banca d’Italia, i prestiti al settore privato sono cresciuti del 2,2 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti, in lieve aumento rispetto al mese precedente. Le famiglie continuano a mostrare una domanda stabile di finanziamenti, con un incremento del 2,5 per cento, mentre i prestiti alle società non finanziarie registrano un aumento dell’1,7 per cento. Si tratta di un dato che segnala una circolazione del credito ancora attiva, pur in un contesto economico prudente.
Depositi in aumento e raccolta più vivace
Accanto ai prestiti cresce anche la liquidità custodita nel sistema bancario. I depositi del settore privato segnano infatti un aumento del 3,9 per cento, con un’accelerazione evidente rispetto al mese precedente. Anche la raccolta obbligazionaria mantiene un andamento positivo. Questo doppio movimento suggerisce che una parte del sistema economico continui a muoversi tra bisogno di finanziamento e ricerca di strumenti di tutela del risparmio.
Mutui per la casa, il Taeg torna a salire
Il dato che attira più attenzione riguarda però i mutui destinati all’acquisto di abitazioni. A gennaio il Taeg sui nuovi prestiti alle famiglie per comprare casa si è attestato al 3,87 per cento, in aumento rispetto al 3,81 per cento di dicembre. Non è una variazione enorme, ma è sufficiente per riportare il costo complessivo del finanziamento su livelli che pesano nei bilanci familiari, soprattutto per chi è già alle prese con spese quotidiane più alte e margini economici ridotti.
Tassi variabili e credito al consumo sotto osservazione
Un altro elemento da osservare con attenzione è la quota dei prestiti immobiliari con periodo iniziale del tasso fino a un anno, salita al 20,4 per cento. Questo significa che una parte non trascurabile dei nuovi mutui resta esposta a possibili variazioni ravvicinate del costo del denaro. Anche il credito al consumo mostra un aumento, con il Taeg che supera il 10 per cento. Un dato che rende più onerosi acquisti a rate e finanziamenti personali, proprio in una fase in cui molte famiglie usano questi strumenti per sostenere spese ordinarie e straordinarie.
Imprese, piccoli importi più costosi
Per le società non finanziarie il tasso sui nuovi prestiti si colloca al 3,53 per cento, con una lieve riduzione rispetto al mese precedente. Tuttavia, le condizioni non sono uguali per tutti. I finanziamenti fino a 1 milione di euro risultano più costosi rispetto a quelli di importo superiore. È un dettaglio che pesa soprattutto sulle piccole e medie imprese, cioè su quella parte del tessuto produttivo che ha spesso meno forza contrattuale e minore accesso a condizioni particolarmente favorevoli.
L’allarme dei consumatori sui mutui
Sul rialzo del Taeg per i mutui casa è intervenuta l’Unione Nazionale Consumatori, che ha definito il dato una “pessima notizia”. Il presidente Massimiliano Dona ha sottolineato come l’aumento venga percepito con particolare preoccupazione in una fase già segnata da tensioni internazionali e rischi inflattivi. Il timore è che eventuali nuove strette monetarie della Bce possano riflettersi ancora una volta sul costo del denaro, rendendo più difficile l’accesso alla casa e più fragile l’equilibrio economico di molte famiglie.
Tra politica monetaria e scelte fiscali
Nel dibattito si riaffaccia così una questione ormai ricorrente: fino a che punto i tassi possono contenere l’inflazione quando le spinte arrivano dall’energia, dalle crisi geopolitiche o dalle tensioni sull’offerta? Secondo Massimiliano Dona, la risposta non può essere affidata soltanto alla politica monetaria. Per alleggerire l’impatto sul costo della vita, sostiene, servirebbero anche interventi fiscali mirati, come una riduzione delle accise sui carburanti, così da limitare l’effetto a catena sui prezzi.
Dietro la crescita dei prestiti, dunque, non c’è solo un segnale di dinamismo economico. C’è anche una domanda di credito che rischia di diventare più costosa proprio nel momento in cui famiglie e imprese cercano stabilità. Ed è qui che il dato statistico smette di essere una tabella e torna a incidere sulla vita reale.
11 Marzo 2026
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