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Jago a Capri, quando il museo diventa laboratorio vivo

A Villa Lysis nasce lo Jago Museum Capri, spazio creativo sospeso tra mare, silenzio e nuove opere velate

Jago a Capri, quando il museo diventa laboratorio vivo

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Jago apre a Capri il suo secondo museo, un laboratorio vivo dove le idee diventano scultura tra argilla e marmo

Ci sono artisti che cercano uno spazio per esporre le opere già finite, e altri che scelgono un luogo perché possa interferire con il loro lavoro. Nel caso di Jago, la nuova esperienza a Capri sembra appartenere alla seconda categoria. A Villa Lysis, sul monte Tiberio, non nasce soltanto un nuovo museo, ma un ambiente creativo in cui il pubblico potrà avvicinarsi al momento in cui l’idea comincia a diventare materia.

Lo Jago Museum Capri, secondo museo dello scultore dopo quello di Napoli, apre dentro uno spazio che porta già con sé una forte identità. Non è un contenitore neutro, né una sede scelta per comodità. È un luogo appartato, da raggiungere a piedi, dove la distanza dal centro più affollato dell’isola diventa parte stessa dell’esperienza.

Capri non come scenario ma come materia dell’opera

Nel nuovo laboratorio, Capri non appare come semplice sfondo panoramico. L’isola entra nel processo creativo attraverso la luce, il silenzio, il percorso necessario per arrivare a Villa Lysis e il rapporto con chi abita quei luoghi. Per Jago, l’ambiente non è mai soltanto cornice, ma può diventare una forza capace di modificare il modo in cui un’opera viene pensata.

Questa scelta rende il museo diverso da uno spazio espositivo tradizionale. Chi lo visiterà non incontrerà soltanto sculture compiute, ma anche tracce di lavoro, modelli, materiali e passaggi intermedi. È una forma di racconto più intima, dove l’opera non viene presentata solo nel suo risultato finale, ma anche nella sua fragilità iniziale.

Il secondo museo dopo Napoli

Con Capri, Jago rafforza il suo legame con la Campania. Dopo l’esperienza di Napoli, lo scultore ciociaro sceglie un’altra sede fortemente simbolica, ma profondamente diversa. Se Napoli racconta energia, stratificazione urbana e contatto diretto con la città, Villa Lysis offre una dimensione più raccolta, quasi sospesa.

La nuova apertura conferma una direzione precisa, trasformare il museo in un luogo vivo, non in una semplice stanza della contemplazione. In questa prospettiva, il laboratorio diventa parte integrante del progetto. Non si entra soltanto per vedere, ma per intuire come nasce una scultura, come un’intuizione attraversa l’argilla, il gesso e infine il marmo.

La velatura come invito a immaginare

Tra i nuovi lavori in preparazione compaiono figure femminili velate, legate alla rappresentazione della bellezza araba. La presenza del velo non funziona come elemento decorativo, ma come dispositivo visivo. Copre e, proprio per questo, costringe a guardare meglio.

Nel lavoro di Jago, la velatura diventa un modo per chiamare lo spettatore dentro l’opera. Ciò che non si vede del tutto non viene semplicemente negato, ma affidato all’immaginazione di chi osserva. Il marmo, materiale apparentemente definitivo, torna così a essere uno spazio aperto, attraversato da interpretazioni diverse.

La David velata e il dialogo con il classico

Il progetto della David velata si inserisce in questa ricerca sul visibile e sull’invisibile. Jago lavora spesso su immagini riconoscibili, figure che appartengono alla memoria culturale comune, ma le porta in una zona più ambigua, contemporanea, talvolta spiazzante.

Il riferimento al classico non diventa quindi omaggio statico. È piuttosto un terreno di confronto. La forma conosciuta viene attraversata da una domanda nuova, che riguarda l’identità, la percezione, il corpo e il modo in cui lo sguardo costruisce significato. Anche per questo, l’opera non si esaurisce nella tecnica, ma continua nel rapporto con chi la osserva.

Il visitatore dentro il processo creativo

Uno degli aspetti più interessanti dello Jago Museum Capri è la possibilità di avvicinare il pubblico al lavoro mentre è ancora in trasformazione. In molti musei l’opera arriva già conclusa, separata dal percorso che l’ha generata. Qui, invece, il laboratorio permette di percepire il prima, il dubbio, la prova, il modello.

Questo cambia anche il ruolo del visitatore. Non si tratta soltanto di ammirare una scultura, ma di entrare in un ambiente in cui l’arte mostra la propria costruzione. L’esperienza diventa più lenta e più partecipata, coerente con il percorso necessario per raggiungere Villa Lysis.

Tra mito, attualità e nuove opere

Nel laboratorio non ci sono soltanto i lavori legati alla velatura. Tra i progetti in preparazione compare anche una scultura ispirata al mito di Ciparisso, figura legata ad Apollo e alla trasformazione in cipresso. È un tema che si adatta bene alla poetica di Jago, dove la metamorfosi non è solo racconto mitologico, ma principio stesso della scultura.

Accanto al mito, trova spazio anche l’attualità, con un’opera ancora riservata. Questo doppio registro, antico e contemporaneo, è una delle caratteristiche più riconoscibili del suo lavoro. Jago parte spesso da immagini profonde, quasi archetipiche, ma le porta dentro il presente, costringendole a parlare con le inquietudini del nostro tempo.

Una follia organizzata in meno di un anno

La nascita del museo caprese viene raccontata dall’artista come il risultato di una spinta quasi irrazionale, quella che porta a inseguire un progetto apparentemente complicato e a renderlo reale. Villa Lysis non era una scelta semplice, proprio per la sua posizione e per la sua natura particolare.

Eppure, in meno di un anno, l’idea ha preso forma. Questo dato racconta anche la capacità del territorio di rispondere, adattarsi, collaborare. Per Jago, il modo in cui le persone del luogo trasformano le idee in azioni è diventato parte dell’esperienza, condizionando il lavoro e il rapporto con lo spazio.

Dalla quiete di Capri alla grande David di Napoli

L’esperienza caprese accompagnerà Jago nei mesi estivi, tra nuovi modelli, prove e opere in costruzione. Poi il percorso tornerà a Napoli, dove lo attende la grande David in marmo, una scultura monumentale destinata a segnare un passaggio importante della sua carriera.

Capri, però, non sembra una parentesi. È piuttosto una tappa di ricerca, un luogo in cui rallentare per ascoltare meglio la materia. In questa sospensione tra mare, pietra, luce e silenzio, il museo diventa laboratorio e il laboratorio diventa racconto.

Un museo che chiede tempo

Lo Jago Museum Capri non propone una visita rapida. Il suo senso è anche nel tragitto, nell’attesa, nella salita, nella distanza dal rumore. È un museo che chiede al visitatore di cambiare ritmo prima ancora di entrare.

In un’epoca in cui molte immagini vengono consumate in pochi secondi, questa scelta appare quasi controcorrente. La scultura, qui, torna a chiedere attenzione. Non solo per essere vista, ma per essere immaginata, attraversata e, in qualche modo, completata da chi guarda.


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19 Giugno 2026
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