Il lavoro su piattaforma torna al centro dell’attenzione della magistratura. Dopo il caso che ha coinvolto Glovo, la Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario anche per Deliveroo, ipotizzando un sistema di sfruttamento nei confronti dei rider. Un intervento che riaccende il dibattito su diritti, tutele e contratti nel settore del food delivery.
L’inchiesta della Procura di Milano
Il provvedimento è stato disposto dal pm Paolo Storari, che ha ravvisato elementi riconducibili al reato di caporalato. Secondo l’accusa, tra le centinaia e le migliaia di lavoratori impiegati sul territorio milanese e nazionale, molti avrebbero operato con compensi inferiori alla soglia di povertà, in condizioni di forte vulnerabilità economica.
L’amministratore giudiziario nominato dal tribunale avrà il compito di verificare e regolarizzare le posizioni lavorative. La società e il suo amministratore unico risultano indagati, mentre l’attività di controllo mira a riportare l’organizzazione del lavoro entro parametri conformi alla normativa.
Il nodo del lavoro su piattaforma
Il tema centrale riguarda la natura del rapporto tra piattaforme digitali e rider. Lavoro autonomo o subordinato? Collaborazione occasionale o rapporto strutturato? La cosiddetta gig economy è spesso definita una zona grigia, dove flessibilità e precarietà convivono in modo ambiguo. L’inchiesta milanese sembra voler chiarire proprio questo punto.
Le parole di Maurizio Landini
Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha parlato di conferma di un sistema denunciato da tempo. “Va garantito a queste lavoratrici e a questi lavoratori un salario dignitoso e un orario pieno”, ha dichiarato, chiedendo l’applicazione di un contratto nazionale sottoscritto dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Secondo Landini, il lavoro su piattaforma non può più essere uno spazio in cui si riducono diritti sindacali e tutele.
I controlli anche sui partner commerciali
Nel corso delle indagini, i carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro hanno acquisito documentazione anche presso sette società in rapporti contrattuali con Deliveroo, tra cui Mc Donald’s Italia, Burger King Restaurants Italia ed Esselunga. L’obiettivo è verificare modelli organizzativi e sistemi di controllo interni legati all’utilizzo dei rider per le consegne.
Al momento queste aziende non risultano indagate. L’acquisizione di atti rientra in un’attività conoscitiva volta a comprendere la filiera complessiva del servizio.
Un precedente che pesa sul settore
Il controllo giudiziario rappresenta uno strumento previsto dal codice antimafia, applicabile anche ai casi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Dopo l’intervento su Glovo e ora su Deliveroo, il messaggio della Procura di Milano appare chiaro: il modello del delivery deve rispettare le regole del diritto del lavoro.
La questione non riguarda soltanto un’azienda, ma un intero comparto economico in crescita, che coinvolge migliaia di rider in tutta Italia. Il punto resta lo stesso: flessibilità e innovazione possono convivere con diritti, salario dignitoso e rappresentanza sindacale?
26 Febbraio 2026
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