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Andrea Pazienza al Maxxi, Roma celebra un autore che ha cambiato il fumetto

Andrea Pazienza torna protagonista a Roma con una mostra che racconta la forza del suo segno e del suo immaginario

Andrea Pazienza al Maxxi, Roma celebra un autore che ha cambiato il fumetto

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Al Maxxi un viaggio tra tavole, lettere e personaggi iconici per rileggere l’opera rivoluzionaria di Andrea Pazienza

A settant’anni dalla nascita di Andrea Pazienza, Roma dedica all’artista uno degli appuntamenti più rilevanti di questa stagione culturale. Al Maxxi prende forma il secondo capitolo di un progetto espositivo pensato per restituire tutta la complessità di un autore che, ancora oggi, continua a influenzare il linguaggio visivo contemporaneo. Dopo la tappa dell’Aquila, il percorso si amplia e si concentra sulla maturità creativa di un talento capace di attraversare fumetto, disegno, scrittura e visione critica del suo tempo.

Una mostra che completa il racconto

L’esposizione Andrea Pazienza. Non sempre si muore, curata da Giulia Ferracci e Oscar Glioti, raccoglie l’eredità della precedente mostra aquilana dedicata agli anni della formazione. Se quella prima tappa si concentrava sulle origini del segno e della ricerca artistica, il nuovo allestimento romano accompagna il visitatore lungo l’intera traiettoria dell’autore, dalle prime prove fino alle opere finali. Il risultato è un ritratto più ampio e stratificato, costruito per mettere in luce non soltanto l’evoluzione stilistica, ma anche la profondità intellettuale di Pazienza.

Il senso di un titolo che oggi suona ancora più forte

Il titolo della mostra nasce da un’intervista concessa nel 1988 al conduttore britannico Clive Griffiths, poco prima della morte dell’artista. Non sempre si muore è una formula che colpisce ancora oggi per la sua forza evocativa, quasi sospesa tra ironia, inquietudine e lucidità. In quella frase sembra condensarsi l’intera esperienza di Pazienza, una vita breve ma densissima, segnata da una produzione artistica che ha lasciato un’impronta ben oltre il proprio tempo. Anche per questo la mostra non appare come una semplice commemorazione, ma come una rilettura viva e attuale della sua opera.

Personaggi, colori e stanze di un immaginario irrequieto

Il percorso espositivo si sviluppa attraverso centinaia di tavole, disegni e fumetti, organizzati per temi, atmosfere e nuclei narrativi. Emergono così i personaggi che hanno reso celebre Pazienza, da Zanardi a Pentothal, fino a Pompeo, figura centrale e quasi terminale del suo universo creativo. Accanto a loro trovano spazio anche le celebri strisce dedicate a Sandro Pertini, ritratto con uno sguardo affettuoso e al tempo stesso pungente. È un percorso in cui il visitatore incontra non solo i protagonisti della sua produzione, ma anche le ossessioni, le tensioni e l’intelligenza satirica che attraversano tutta la sua opera.

Il murale del 1987 torna al centro della scena

Tra i lavori più significativi esposti spicca il grande murale realizzato dal vivo nel 1987 durante la Fiera del Fumetto alla Mostra d’Oltremare. L’opera, monumentale nelle dimensioni e nell’impatto visivo, mostra una scena di combattimento tra guerrieri e animali immersa in un immaginario classico che in quel periodo stava affascinando l’artista. Il recupero del murale dagli archivi rappresenta uno dei gesti più importanti dell’intero progetto, perché restituisce al pubblico un lavoro di forte valore storico e artistico. Non è soltanto un pezzo da ammirare, ma una testimonianza concreta della capacità di Pazienza di occupare lo spazio con energia, invenzione e libertà.

Il fumetto entra nel cuore del museo contemporaneo

Uno degli aspetti più interessanti della mostra riguarda il riconoscimento istituzionale del fumetto come linguaggio pienamente degno di stare nel corpo principale di un grande museo d’arte contemporanea. In questo senso, il progetto del Maxxi assume un valore che va oltre l’omaggio a un singolo autore. La presenza di Pazienza diventa il simbolo di un passaggio culturale più ampio, in cui il fumetto non viene più trattato come linguaggio marginale, ma come forma espressiva centrale nel racconto del presente. La scelta del museo conferma quanto il suo lavoro abbia contribuito, negli anni, a rompere confini e pregiudizi.

Parola e immagine, il cuore più intimo dell’esposizione

Questa seconda tappa del progetto insiste molto sul rapporto tra segno grafico e parola scritta. Bozzetti a matita, tavole a colori e illustrazioni dialogano con lettere, poesie, appunti e testi privati, mostrando quanto l’opera di Pazienza nascesse da una continua contaminazione tra linguaggi. A rendere ancora più ricco il percorso contribuisce una selezione di materiali d’archivio, tra fotografie, filmati in super 8 e riproduzioni di opere oggi disperse. Ne emerge un contesto creativo segnato dagli anni della contestazione, dal Movimento del ’77 e dall’esperienza nelle riviste satiriche come Cannibale, Il Male e Frigidaire, luoghi editoriali in cui il suo tratto trovò uno spazio radicale e libero.

Un artista che continua a parlare al presente

La mostra romana conferma che Andrea Pazienza non appartiene soltanto alla memoria culturale italiana, ma continua a essere un autore capace di dialogare con il presente. Le sue opere conservano una tensione che non si è esaurita, perché raccontano un tempo inquieto, mobile, mai del tutto addomesticabile. Il segno oltre il margine, la parola che supera il necessario, l’eccesso come forma di verità: è forse questa la ragione per cui il suo lavoro continua a essere letto, studiato e amato. Al Maxxi, Pazienza non viene soltanto esposto, ma rimesso in circolo come voce ancora viva del contemporaneo.


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24 Aprile 2026
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