La scomparsa di Lorenzo Quilici lascia un segno profondo nel mondo dell’archeologia italiana e, in modo particolare, nella memoria culturale di Crotone. Il suo nome resta legato agli studi sull’antica Kroton e alla capacità di leggere il territorio non come una semplice successione di reperti, ma come un racconto complesso fatto di città, strade, quartieri, paesaggi e tracce da interpretare con metodo.
Il docente e studioso è stato una figura autorevole della topografia antica, disciplina che consente di ricostruire la forma delle città e dei territori del passato attraverso fonti, rilievi, cartografia e indagini archeologiche. Nel caso di Crotone, il suo contributo è ricordato soprattutto per l’attenzione dedicata al quartiere settentrionale dell’antica Kroton, area di grande valore storico e archeologico.
Uno studioso legato alla storia di Crotone
Il rapporto tra Lorenzo Quilici e Crotone non fu episodico. La città calabrese, con la sua eredità magnogreca, rappresentava un territorio ideale per chi voleva comprendere come una grande polis antica fosse organizzata nello spazio, nei collegamenti, nei quartieri e nelle funzioni urbane.
La sua attenzione per Kroton contribuì a rafforzare la consapevolezza del valore archeologico di un’area spesso difficile da proteggere e valorizzare. Il quartiere settentrionale dell’antica città greca, identificato anche attraverso indagini e valutazioni specialistiche, è stato al centro di un lungo dibattito sulla tutela del patrimonio culturale crotonese.
Il valore della topografia antica
Parlare di topografia antica significa andare oltre l’oggetto ritrovato. Significa chiedersi dove si trovava una strada, come era orientato un quartiere, quale rapporto esisteva tra un centro urbano e il suo territorio, come si muovevano persone, merci e idee.
In questo campo Lorenzo Quilici ha avuto un ruolo di primo piano. La sua attività di ricerca ha riguardato la città antica, la viabilità, l’architettura e il paesaggio storico, contribuendo a dare alla cartografia archeologica un valore non solo descrittivo, ma anche interpretativo e di tutela. L’Università di Bologna lo indica tra i curatori dell’Atlante tematico di topografia antica, opera di riferimento per gli studi del settore.
Kroton e il quartiere settentrionale
L’antica Kroton non è soltanto un nome evocativo della Magna Grecia. È un sistema urbano che ancora oggi chiede studio, protezione e capacità di lettura. Le aree archeologiche della città raccontano fasi diverse della sua storia, dai quartieri abitativi agli spazi pubblici, dalle zone produttive ai luoghi di culto.
Il quartiere settentrionale, in particolare, è una parte importante di questa narrazione. Secondo ricostruzioni e documenti richiamati dal Gruppo Archeologico Krotoniate, l’interesse archeologico dell’area fu attestato anche da Quilici, allora direttore archeologo del Cnr, e contribuì al percorso di tutela del sito.
Il rigore contro la memoria corta
La figura di Lorenzo Quilici richiama un tema delicato, il rapporto tra ricerca scientifica e racconto pubblico dell’archeologia. La scoperta archeologica non vive di annunci improvvisati, ma di documentazione, confronto, verifica e continuità degli studi.
In un territorio ricco come quello crotonese, il rischio è che la memoria si frammenti e che ciò che è stato già studiato venga dimenticato, riproposto o semplificato. Il lavoro degli studiosi seri serve proprio a questo, rimettere ordine, distinguere l’ipotesi dal dato, la suggestione dalla prova, la divulgazione dalla confusione.
Una eredità scientifica che resta
L’eredità di Quilici non riguarda solo le pubblicazioni o gli incarichi accademici. Riguarda un modo di intendere l’archeologia come disciplina civile, utile a ricostruire il passato e, allo stesso tempo, a proteggere il territorio presente.
Il suo insegnamento ha formato generazioni di studiosi e ha contribuito a consolidare un metodo di lavoro fondato su attenzione, precisione e responsabilità. In questo senso, il suo nome resta legato non soltanto alla ricerca universitaria, ma anche alla necessità di difendere i beni culturali da superficialità, abbandono e uso strumentale.
Crotone e il dovere della tutela
Per Crotone, ricordare Lorenzo Quilici significa anche interrogarsi sul futuro della propria memoria archeologica. L’antica Kroton è un patrimonio che non può essere lasciato soltanto agli specialisti, ma deve diventare parte viva della coscienza cittadina.
La tutela non è un gesto nostalgico. È una scelta concreta che riguarda identità, conoscenza, turismo culturale, formazione e qualità del territorio. Ogni frammento della città antica, se studiato e raccontato con serietà, può diventare una risorsa per capire meglio il passato e progettare con più attenzione il futuro.
Un addio che invita alla responsabilità
La scomparsa di Lorenzo Quilici è quindi anche un invito a non disperdere il lavoro compiuto. Il patrimonio archeologico non si conserva da solo, ha bisogno di istituzioni attente, studiosi preparati, cittadini consapevoli e una divulgazione capace di rispettare la complessità della storia.
Crotone perde un amico autorevole, ma conserva il valore dei suoi studi e del suo sguardo. Uno sguardo che ha saputo vedere nell’antica Kroton non soltanto un luogo del passato, ma una parte essenziale della memoria culturale del Mediterraneo.
14 Agosto 2026
© Redazione editoriale PANTA-REI
https://www.panta-rei.it/home.do?dettagli=addio-a-lorenzo-quilici&key=1786697485
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o agenzie di stampa riconosciute, nel rispetto del presente codice etico redazionale.
editoriale non-profit della
Fondazione Premio Antonio Biondi
realizzato in collaborazione con la

Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
Copywriters ICOE
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P. e Francesca N.
Redazione | Chi siamo

Seguici nel nostro canale WhatsApp con il tuo smartphone e quando vorrai, noi saremo li con le ultime notizie ...
__
Lettera aperta ai lettori, lettrici di PANTA-REI da parte di Luigi Canali
Presidente della Fondazione
Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore RUNTS e riconoscita ISTITUTO CULTURALE dalla Regione Lazio - Ente NON-PROFIT
www.fondazionepremioantoniobiondi.it
C.F. 92088700601
__
Privacy e Cookies (GDPR)
PANTA-REI
editoriale della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
redazione I.CO.E.
Via Giosué Carducci, 10 - 00187 Roma
+39.06.5654.8962
centrostudi@icoe.it
Messaggio WhatsApp
© PANTA-REI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi. Tutti i diritti sono riservati.
[C]redit grippi associati ICT