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Pierluigi Berto porta il disegno italiano nel dialogo artistico tra Italia e Cina

Arte italiana e cinese si incontrano a Zhongshan, con Pierluigi Berto tra i protagonisti della mostra internazionale “ABSENCE”

Pierluigi Berto porta il disegno italiano nel dialogo artistico tra Italia e Cina

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Pierluigi Berto protagonista a Zhongshan nel dialogo tra arte italiana e cinese attraverso disegno, memoria e formazione

L’arte contemporanea può attraversare migliaia di chilometri senza bisogno di traduzione. Succede a Zhongshan, nella provincia cinese del Guangdong, dove la mostra internazionale “ABSENCE” mette in dialogo artisti italiani e cinesi intorno a temi universali come memoria, identità, tempo e presenza. Tra i protagonisti italiani figura Pierluigi Berto, artista e storico docente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, la cui ricerca ha fatto del disegno molto più di una tecnica, trasformandolo in uno strumento per osservare e comprendere la realtà.

Da Roma alla Cina nel segno dell’arte

La mostra di Zhongshan riunisce 45 artisti italiani e cinesi attraverso pittura, scultura, installazioni e nuovi media. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione culturale Ruiyi Italia e da Arte Rocca, vede la partecipazione italiana guidata da tre figure legate all’Accademia di Belle Arti di Roma, Eclario Barone, Pierluigi Berto e Riccardo Ajossa.

Più che una semplice esposizione internazionale, il progetto costruisce uno spazio nel quale tradizioni artistiche profondamente diverse possono confrontarsi. Il tema dell’assenza diventa così un territorio comune, capace di mettere in relazione il concetto cinese del vuoto e dello spazio lasciato intenzionalmente incompleto con la tradizione occidentale della prospettiva e del punto di fuga.

Pierluigi Berto e il disegno come forma di conoscenza

Nato a Rovigo nel 1956, Pierluigi Berto ha costruito il proprio percorso artistico attorno a una convinzione molto precisa, disegnare non significa semplicemente riprodurre ciò che si trova davanti agli occhi.

La sua formazione inizia molto presto. Ancora adolescente frequenta lo studio della scultrice russa Lidia Trenin Franchetti a Villa Strohl-Fern, a Roma, entrando successivamente in contatto anche con l’ambiente artistico di Carlo Levi. È un contesto nel quale pittura, disegno e confronto tra artisti diventano parte naturale della formazione.

Nel corso degli anni il disegno resterà il punto centrale della sua ricerca, sia come artista sia come docente.

Imparare a vedere prima ancora che a disegnare

Per Berto il disegno dal vero è soprattutto un esercizio dello sguardo. Non si tratta soltanto di trasferire una forma sulla carta, ma di stabilire un rapporto tra ciò che viene osservato e chi osserva.

Nella sua esperienza all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove ha insegnato Disegno, questa impostazione è diventata anche un metodo didattico. Disegnare insieme agli studenti significa osservare una stessa realtà da prospettive differenti e comprendere come ogni segno possa restituire una percezione personale.

È una concezione apparentemente semplice che, nell’epoca delle immagini istantanee e degli schermi, assume quasi un valore controcorrente, fermarsi davanti a qualcosa, guardarla veramente e concedersi il tempo necessario per comprenderla.

L’esperienza nei Musei Vaticani

Uno degli esempi più significativi di questo approccio è stato il progetto sviluppato con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma all’interno dei Musei Vaticani.

Nel Museo Gregoriano Profano, Berto ha diretto laboratori di disegno dal vero nei quali gli allievi potevano studiare direttamente le opere antiche, non attraverso fotografie o riproduzioni, ma osservandone forme, volumi e proporzioni.

Da quell’esperienza è nata anche la mostra “Antico Presente, L’Accademia disegna”, ospitata nei Musei Vaticani. Il principio era chiaro, utilizzare il disegno come strumento di osservazione lenta e approfondita, capace di creare una relazione più intensa con l’opera d’arte.

Una formazione artistica che attraversa le generazioni

Il lavoro di Pierluigi Berto non si limita quindi alla produzione personale. Una parte importante del suo percorso è legata alla trasmissione delle tecniche e, soprattutto, di un modo di guardare.

Numerosi artisti formatisi all’Accademia di Belle Arti di Roma hanno seguito i suoi corsi, portando successivamente quelle esperienze all’interno di percorsi artistici differenti e spesso internazionali.

È forse proprio questa combinazione tra artista e docente a rendere particolarmente significativa la sua presenza in Cina. Berto arriva infatti a Zhongshan portando non soltanto una ricerca personale, ma anche una cultura del disegno costruita attraverso decenni di insegnamento, confronto e sperimentazione.

Quando Italia e Cina si incontrano attraverso il vuoto

Il tema scelto per la mostra, “ABSENCE”, appare particolarmente adatto a questo confronto.

Nella cultura artistica cinese lo spazio vuoto non rappresenta necessariamente qualcosa che manca. Può diventare parte stessa della composizione, uno spazio nel quale lo spettatore è chiamato a completare ciò che non viene mostrato.

Anche nella tradizione occidentale esistono strumenti capaci di evocare ciò che non è immediatamente presente. La prospettiva, il punto di fuga, il segno e persino ciò che viene deliberatamente lasciato fuori dall’immagine partecipano alla costruzione della rappresentazione.

La mostra di Zhongshan utilizza proprio queste differenze per costruire un terreno comune tra due culture artistiche lontane geograficamente ma capaci di interrogarsi sulle stesse domande.

Il valore dello scambio oltre la singola mostra

L’esposizione, aperta fino al 12 ottobre 2026, prevede anche forum artistici, incontri accademici e iniziative dedicate all’arte pubblica urbana.

È un aspetto importante perché il dialogo tra Italia e Cina non rimane confinato nelle sale espositive. Artisti, docenti e istituzioni possono utilizzare occasioni come questa per confrontare esperienze formative, linguaggi e modelli culturali.

Per Pierluigi Berto il viaggio in Cina si inserisce così naturalmente in un percorso nel quale il disegno è sempre stato soprattutto relazione, tra artista e realtà, tra maestro e allievo, tra opera e osservatore.

A Zhongshan quella relazione acquista semplicemente una dimensione più ampia. Cambiano la lingua, il Paese e il pubblico, ma rimane una matita ideale che unisce due modi diversi di guardare il mondo.

Luigi Canali

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14 Settembre 2026 © Luigi Canali
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