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8 marzo in piazza, tra diritti, pace e scontro politico

In 60 città italiane l’8 marzo diventa protesta contro ddl Bongiorno, guerra e politiche del Governo

8 marzo in piazza, tra diritti, pace e scontro politico

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Cortei da Roma a Milano per i diritti delle donne e contro il patriarcato, tra slogan e tensioni sul conflitto in Iran

La Festa della donna quest’anno ha assunto un tono diverso. Non solo celebrazione, ma mobilitazione diffusa. In sessanta città italiane, lo slogan “Disarmiamo guerra e patriarcato” è diventato il filo conduttore di cortei e assemblee promossi dal movimento femminista e transfemminista Non una di meno.

Un 8 marzo che diventa protesta nazionale

Da Trieste a Palermo, passando per Napoli e Milano, migliaia di persone hanno riempito le piazze. Al centro della mobilitazione, la critica alle politiche del Governo in materia di contrasto alla violenza di genere e la contrarietà al ddl Bongiorno, considerato dalle attiviste un passo indietro nella tutela delle donne. La giornata ha intrecciato temi diversi: diritti, conflitti internazionali, libertà civili.

La marea fucsia a Roma e gli slogan contro il Governo

Nella Capitale il corteo ha attraversato il centro storico fino al Colosseo, colorando le strade con bandiere e cartelli. Tra gli slogan più ripetuti, “Consenso sì, Bongiorno no” e “Abbiamo il governo più antifemminista degli ultimi 80 anni”. Le manifestanti si sono rivolte direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusando l’esecutivo di non sostenere adeguatamente le politiche di contrasto alla violenza di genere.

Il nodo del ddl Bongiorno e il tema del consenso

Secondo Non una di meno, la proposta di modifica della legge sulla violenza sessuale contenuta nel ddl Bongiorno potrebbe avere conseguenze rilevanti sull’impianto normativo attuale. Le attiviste parlano di un rischio di arretramento rispetto alle conquiste ottenute negli ultimi anni sul fronte dell’antiviolenza. Il tema del consenso è diventato uno dei punti centrali del dibattito pubblico emerso durante la giornata.

Tensioni sul conflitto in Iran

Non sono mancati momenti di confronto acceso. A Roma, poco prima della partenza del corteo, un gruppo di cittadini iraniani ha esposto un cartello a favore di un intervento militare per “salvare il popolo iraniano”. Le attiviste hanno ribadito la loro posizione pacifista, affermando “Noi siamo per la pace”. Il dialogo è stato breve ma intenso, segno di quanto il tema della guerra in Iran sia divisivo anche all’interno delle mobilitazioni.

Milano e i messaggi simbolici contro fascismo e deportazioni

A Milano, davanti al grattacielo Pirelli, sede del Consiglio regionale, è apparso un grande poster con la scritta “Senza consenso è stupro, senza dissenso è fascismo”. Su alcune vetrine è stato affisso un manifesto con il volto di Donald Trump capovolto e la frase “Make Fascist Afraid Again”. Tra gli striscioni anche richiami contro le zone rosse e le deportazioni, a testimonianza di una protesta che ha collegato diritti di genere e libertà civili più ampie.

Una mobilitazione che intreccia diritti e politica

Alla manifestazione romana ha partecipato anche la deputata Laura Boldrini, che ha definito questo 8 marzo una giornata di lotta. La presenza di famiglie e giovani ha dato alla protesta un carattere trasversale. Al di là delle singole rivendicazioni, il messaggio che emerge dalle piazze è quello di una richiesta di maggiore attenzione ai diritti delle donne e di una posizione critica rispetto alle scelte dell’attuale esecutivo.

L’8 marzo si conferma così non soltanto come ricorrenza simbolica, ma come spazio di confronto politico e sociale. Le piazze italiane hanno mostrato una pluralità di voci, unite dall’idea che il tema della violenza di genere, della pace e delle libertà civili resti centrale nel dibattito pubblico.


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09 Marzo 2026
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