La manovra economica, approvata dopo giorni di forti tensioni in Parlamento, ridisegna in modo rilevante diversi ambiti della vita economica e istituzionale del Paese. Pensioni, lavoro, imprese, infrastrutture e Authority finiscono al centro di un pacchetto complesso, in cui nuovi stanziamenti convivono con tagli mirati e scelte politiche destinate a incidere nel medio periodo.
Pensioni, stop all’anticipo con la previdenza complementare
Uno dei passaggi più delicati riguarda le pensioni di vecchiaia. Viene eliminata la possibilità, prevista dal 2025, di accedere all’anticipo pensionistico cumulando l’assegno pubblico con le rendite della previdenza complementare. Chi rientra interamente nel regime contributivo e ha almeno 20 anni di contributi non potrà più utilizzare i fondi integrativi per raggiungere l’importo minimo mensile richiesto, restringendo in modo netto le possibilità di uscita anticipata dal lavoro.
Lavoratori precoci e usuranti, riduzione delle risorse
La stretta colpisce in modo diretto i lavoratori precoci e chi svolge mansioni usuranti. I fondi per l’anticipo pensionistico vengono progressivamente ridotti: 50 milioni in meno nel 2033 e 100 milioni dal 2034 per i lavoratori precoci. Per le attività usuranti, il fondo scende da 233 a 194 milioni annui a partire dal 2033, delineando una riduzione strutturale delle tutele previste.
Tfr e previdenza, più vincoli per le aziende
Cambia anche la disciplina del Tfr. Si amplia la platea delle aziende obbligate a conferire il trattamento di fine rapporto al fondo Inps: prima le imprese con almeno 60 dipendenti, poi quelle con 50 e, dal 2032, anche quelle con 40 dipendenti. Torna inoltre l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti, con una finestra di 60 giorni per esercitare il diritto di rinuncia.
Contratti e redditi, confermata la detassazione
Sul fronte dei salari viene confermata l’aliquota agevolata al 5% sugli incrementi contrattuali. La misura viene estesa ai redditi fino a 33mila euro e ai rinnovi contrattuali effettuati anche nel 2024, oltre che nel 2025 e nel 2026. Un intervento mirato al sostegno del potere d’acquisto, pur limitato a una fascia specifica di lavoratori.
Imprese e Transizione 4.0, risorse senza incentivi green
Per le imprese rientrano in manovra misure attese da tempo. Vengono stanziati 1,3 miliardi di euro per rifinanziare il credito d’imposta Transizione 4.0, esaurito nei mesi precedenti, e oltre 500 milioni per le aziende che hanno presentato domanda nella Zes unica. Confermato dal 2026 l’iperammortamento triennale, mentre viene eliminata la maggiorazione al 220% per gli investimenti green.
Assicurazioni, infrastrutture e casa, scelte controverse
Arriva un nuovo contributo per le assicurazioni, pari a 1,3 miliardi di euro, attraverso un acconto dell’85% sui premi di veicoli e natanti. Vengono rifinanziati anche gli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina, con 780 milioni complessivi tra il 2032 e il 2033. In controtendenza, il Piano casa subisce una riduzione delle risorse rispetto alle previsioni iniziali, mentre restano i tagli alla metro C di Roma, estesi anche a Milano e Napoli.
Authority, editoria e cinema, equilibri istituzionali
Sul piano istituzionale fa discutere l’introduzione dello spoil system nelle Authority, che consente la risoluzione automatica di contratti dirigenziali in caso di riorganizzazioni. Sul fronte culturale vengono ripristinati i fondi per l’editoria nel 2026 e ridotti i tagli al cinema, che scendono da 150 a 90 milioni. Resta escluso il condono edilizio, trasformato in semplice ordine del giorno.
21 Dicembre 2025
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