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Emma Bonino, una vita spesa per le libertà e i diritti civili

Addio a Emma Bonino, protagonista per oltre cinquant’anni delle battaglie italiane ed europee per diritti, libertà e Stato di diritto

Emma Bonino, una vita spesa per le libertà e i diritti civili

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Dai Radicali alle istituzioni europee, la storia politica di Emma Bonino e delle battaglie che hanno segnato il dibattito italiano

Emma Bonino è morta a Roma all’età di 78 anni. Con lei scompare una delle figure più riconoscibili della politica italiana degli ultimi cinquant’anni, protagonista di battaglie che hanno spesso anticipato il dibattito pubblico e diviso profondamente opinione pubblica, partiti e istituzioni.

Storica esponente radicale, parlamentare, ministra e commissaria europea, Bonino ha attraversato stagioni politiche molto diverse mantenendo al centro della propria azione alcuni temi ricorrenti, diritti civili, libertà individuali, autodeterminazione, Stato di diritto ed Europa. Si potevano condividere o contestare le sue posizioni, e molte volte è accaduto con toni particolarmente accesi, ma difficilmente la sua presenza è passata inosservata.

Negli ultimi giorni le sue condizioni di salute erano peggiorate. Era stata ricoverata il 7 settembre all’ospedale Santo Spirito di Roma in seguito a problemi respiratori e successivamente trasferita in terapia intensiva. Il 10 settembre aveva lasciato il reparto per essere trasferita in una struttura privata, mentre il quadro clinico continuava ad essere indicato come delicato.

Dai Radicali alle grandi battaglie civili

La storia politica di Emma Bonino è profondamente legata a quella del Partito Radicale e a Marco Pannella, con il quale condivise una lunga stagione di mobilitazioni, referendum, campagne nonviolente e iniziative spesso condotte fuori dagli schemi tradizionali della politica.

Negli anni Settanta il suo nome divenne soprattutto associato alla battaglia per la legalizzazione dell’aborto e contro la pratica clandestina, ma quello fu soltanto uno dei numerosi fronti sui quali avrebbe costruito il proprio impegno pubblico.

Dalle campagne contro la fame nel mondo alla lotta contro le mutilazioni genitali femminili, dalla giustizia internazionale alla difesa delle minoranze, dalla libertà di ricerca alla tutela dei diritti individuali, Bonino ha interpretato la politica soprattutto come uno strumento attraverso il quale mettere in discussione divieti, consuetudini e limiti considerati ingiusti.

Una politica spesso scomoda, perché il terreno dei diritti raramente offre soluzioni capaci di mettere tutti d’accordo.

Una radicale dentro le istituzioni

Il tratto forse più particolare della sua carriera è stato proprio questo, essere una protagonista delle campagne radicali e contemporaneamente ricoprire alcuni dei più importanti incarichi istituzionali italiani ed europei.

Fu deputata italiana ed europea, commissaria europea, ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee e successivamente ministra degli Esteri. Esperienze molto differenti che la portarono dalle piazze e dalle iniziative referendarie ai tavoli della diplomazia internazionale.

La dimensione europea divenne negli anni uno degli elementi centrali della sua visione politica. Bonino sostenne con convinzione un’Europa maggiormente integrata, arrivando a indicare negli “Stati Uniti d’Europa” l’orizzonte verso il quale il continente avrebbe dovuto dirigersi.

Un progetto rimasto lontano dalla sua realizzazione, ma coerente con una concezione secondo la quale molte delle grandi questioni contemporanee non potevano più trovare una risposta esclusivamente all’interno dei confini nazionali.

Diritti delle donne e autodeterminazione

Una parte importante dell’eredità politica di Emma Bonino resta inevitabilmente collegata ai diritti delle donne.

La sua esperienza personale e politica si intrecciò fin dagli anni Settanta con la questione dell’aborto clandestino, in un’Italia nella quale l’interruzione volontaria della gravidanza sarebbe stata regolamentata soltanto nel 1978 con la legge 194.

Da allora la difesa dell’autodeterminazione femminile rimase una costante della sua attività, estendendosi successivamente alle campagne internazionali contro le mutilazioni genitali e contro pratiche considerate lesive della dignità e della libertà delle donne.

Ma Bonino non amava circoscrivere questi temi esclusivamente all’interno di una contrapposizione tra uomini e donne. Nella sua impostazione politica il principio di fondo era più ampio, la possibilità per ogni persona di assumere decisioni consapevoli sulla propria esistenza, compatibilmente con i diritti degli altri e con le regole di uno Stato democratico.

Una politica fatta anche di sconfitte

Raccontare Emma Bonino soltanto attraverso le battaglie vinte significherebbe probabilmente raccontarne soltanto una parte.

Molte delle campagne radicali alle quali partecipò non ottennero risultati immediati. Alcune furono sconfitte, altre richiesero decenni prima di entrare stabilmente nel dibattito pubblico e altre ancora continuano ad essere oggetto di confronto.

Proprio la disponibilità a sostenere cause minoritarie rappresentò una delle caratteristiche più evidenti del radicalismo italiano. L’obiettivo non era necessariamente ottenere subito il consenso della maggioranza, ma costringere la società e la politica a discutere questioni che rischiavano di rimanere ai margini.

Più Europa, nel ricordare la propria leader, ha sintetizzato questo approccio sottolineando come il suo percorso sia stato una lunga battaglia per le libertà e come, nella sua concezione politica, perdere più volte non rendesse inutile continuare a perseguire un diritto ritenuto fondamentale.

Il riconoscimento anche da chi era distante dalle sue idee

La dimensione politica di Emma Bonino emerge anche dalle reazioni arrivate da esponenti molto lontani dalla tradizione radicale.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato come Bonino abbia rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana, sottolineando che la distanza tra le rispettive storie e sensibilità non le ha impedito di riconoscerne il ruolo nella vita pubblica nazionale.

È forse uno degli aspetti che meglio descrivono il peso politico di una figura come la sua. Non è necessario condividere una visione per riconoscere che quella visione abbia contribuito a costruire una parte del confronto democratico di un Paese.

Emma Bonino è stata amata, contestata, criticata e sostenuta. Talvolta contemporaneamente.

Dalla politica italiana alla scena internazionale

Il suo impegno non rimase confinato all’Italia. Nel corso degli anni Bonino lavorò su questioni riguardanti i Balcani, l’Afghanistan, la diffusione della democrazia, i diritti umani e la creazione di strumenti di giustizia internazionale.

Tra le campagne alle quali dedicò maggiore attenzione ci fu quella per l’istituzione della Corte penale internazionale, nata con lo Statuto di Roma del 1998 e divenuta operativa nel 2002.

Anche in questo caso il principio era quello che aveva guidato molte altre sue iniziative, tentare di trasformare un ideale politico in una norma, un’istituzione o almeno in una questione sulla quale la comunità internazionale fosse costretta a confrontarsi.

Non tutte le sue posizioni internazionali furono condivise e alcune produssero critiche anche molto dure. Sarebbe però difficile separare la sua storia politica dalla convinzione che diritti e libertà non dovessero fermarsi alla frontiera di uno Stato.

Un’eredità destinata a dividere ancora

Quando scompare un protagonista politico, il rischio è trasformarne rapidamente la storia in una sequenza di celebrazioni. Per Emma Bonino sarebbe probabilmente un modo poco coerente di ricordarla.

La sua vicenda politica è stata infatti costruita proprio sul conflitto delle idee. Su referendum, manifestazioni, disobbedienza civile, scioperi della fame, campagne internazionali e prese di posizione che spesso cercavano deliberatamente di rompere un equilibrio esistente.

La sua eredità continuerà quindi con ogni probabilità ad essere discussa. Alcune battaglie verranno considerate conquiste civili, altre resteranno controverse e altre ancora continueranno a dividere profondamente la società.

Ma è forse proprio qui che si misura la presenza lasciata da una figura politica. Non soltanto nelle cariche ricoperte o nelle elezioni vinte, ma nelle domande che continua a lasciare aperte.

Emma Bonino ha trascorso gran parte della propria vita cercando di portare quelle domande al centro del dibattito pubblico.

Da oggi toccherà ad altri decidere quali risposte dare.

Luigi Canali


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11 Settembre 2026 © Luigi Canali
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