La Generazione Z guarda al lavoro con criteri sempre più chiari. Non cerca soltanto un contratto, una scrivania o un percorso già scritto, ma ambienti capaci di ascoltare, valorizzare e offrire prospettive reali di crescita. La nuova classifica Best Workplaces for Gen Z 2026 di Great Place to Work Italia fotografa proprio questo cambiamento, individuando le 20 aziende italiane considerate migliori dai collaboratori nati dopo il 1998.
Il ranking è stato elaborato raccogliendo le opinioni di oltre 5mila giovani lavoratori, chiamati a esprimersi sul clima aziendale, sulla fiducia interna, sulla qualità della leadership e sulle opportunità offerte dalle rispettive organizzazioni. Ne emerge un quadro interessante, in cui il benessere professionale diventa un elemento competitivo tanto importante quanto la capacità di innovare.
Edera Nordest guida la classifica 2026
Al primo posto della graduatoria si colloca Edera Nordest, società veneta attiva nei servizi finanziari e specializzata nei prestiti rivolti a dipendenti e pensionati. La sua presenza in vetta conferma come anche settori tradizionalmente percepiti come più strutturati possano risultare attrattivi per i giovani, quando riescono a costruire un ambiente di lavoro solido, chiaro e partecipativo.
Sul secondo gradino del podio si trova Bending Spoons, realtà italiana dell’information technology nota per lo sviluppo e la valorizzazione di prodotti digitali. L’azienda rappresenta uno dei casi più visibili del rapporto tra innovazione, crescita internazionale e capacità di coinvolgere nuove generazioni di professionisti. A completare il podio c’è Quantyca, società con sede a Monza specializzata in consulenza IT, data management, advanced analytics e data streaming.
Le venti aziende premiate dai giovani lavoratori
Oltre alle prime tre posizioni, la classifica comprende realtà appartenenti a settori diversi, segno che l’attenzione verso la qualità dell’ambiente di lavoro non riguarda più soltanto le aziende tecnologiche. Completano il ranking Jet HR, Accuracy, Groupe ISAGRI, Hilton, Me’thode, Kiabi, Octopus Energy, Florence One, Auxiell, Fiabilis Consulting Group, Aton SpA, GLAS Italy, Reverse, Caffeina, Up2You, Gruppo Breaders e Sector Alarm.
Per entrare nel ranking, le aziende devono rispettare requisiti precisi, tra cui la presenza di almeno 20 collaboratori in organico e una quota minima del 10% di rispondenti al questionario aziendale appartenenti alla Generazione Z. Il risultato, quindi, non si basa su una semplice percezione esterna, ma sull’esperienza diretta di chi lavora ogni giorno all’interno delle organizzazioni valutate.
Fiducia e leadership fanno la differenza
Uno degli indicatori più significativi è il Trust Index, che misura il livello di fiducia percepito all’interno dell’azienda attraverso elementi come credibilità, rispetto, equità, orgoglio e coesione. Nelle imprese presenti nella classifica Best Workplaces for Gen Z il valore medio raggiunge l’88%, contro il 42% registrato come norma italiana. La distanza, pari a 46 punti percentuali, indica quanto il clima interno incida sulla capacità di trattenere i giovani collaboratori.
Ancora più evidente è il dato relativo al Leadership Index, che valuta la qualità dei comportamenti dei responsabili e della direzione aziendale. Nelle realtà premiate arriva al 90%, mentre la media italiana si ferma al 39%. Per una generazione abituata a cercare coerenza, trasparenza e possibilità di confronto, la leadership non è un dettaglio organizzativo, ma uno dei principali fattori di scelta.
Information technology e servizi professionali in evidenza
Analizzando i settori rappresentati, l’information technology occupa il peso maggiore, con il 35% delle aziende presenti nel ranking. Seguono i servizi professionali, pari al 25%, mentre retail, servizi finanziari e assicurativi e ospitalità raggiungono ciascuno il 10%. Manifattura e advertising & marketing si attestano invece al 5%.
La presenza così marcata del comparto tecnologico non sorprende, perché molte competenze richieste dalla transizione digitale sono vicine ai percorsi formativi e agli interessi dei lavoratori più giovani. Tuttavia, la varietà dei settori dimostra che la capacità di attrarre la Generazione Z non dipende soltanto dal tipo di business, ma soprattutto dalla cultura aziendale, dalla gestione delle persone e dalla credibilità del progetto professionale proposto.
Dalle piccole imprese ai grandi gruppi
La classifica raccoglie aziende di dimensioni molto diverse. Sette appartengono alla categoria small, con un organico compreso tra 10 e 49 collaboratori. Cinque rientrano nella fascia medium small, tra 50 e 149 collaboratori, e altre cinque nella categoria medium large, tra 150 e 499 collaboratori. A queste si aggiungono due aziende large, tra 500 e 999 collaboratori, e una realtà super large con oltre mille persone.
Questo dato è interessante perché ridimensiona l’idea secondo cui solo i grandi gruppi possano offrire percorsi professionali attrattivi. Anche le imprese più piccole, se ben organizzate, possono costruire relazioni di fiducia, responsabilizzare i giovani e creare contesti nei quali il contributo individuale viene riconosciuto con maggiore immediatezza.
La Generazione Z cerca ascolto, crescita e coerenza
Secondo Alessandro Zollo, Ceo di Great Place to Work Italia, i giovani nati dal 1998 in poi non si riconoscono più nei vecchi modelli professionali. Cercano trasparenza, equità e una leadership capace di ascoltare e guidare in modo coerente. In un Paese segnato dall’invecchiamento demografico, la capacità di attrarre e trattenere profili junior diventa quindi un vantaggio competitivo sempre più concreto.
Il tema non riguarda solo il ricambio generazionale. I giovani talenti possono contribuire alla trasformazione tecnologica delle aziende e affiancare popolazioni professionali con maggiore anzianità media. Le imprese che sapranno incuriosire, coinvolgere e ispirare questa fascia di lavoratori avranno più possibilità di assicurarsi competenze destinate a diventare progressivamente più rare e più costose.
Innovazione e sviluppo professionale pesano nelle scelte
I dati raccolti confermano che la differenza tra le aziende migliori e la media nazionale è molto ampia. L’ascolto e la valorizzazione dei contributi raggiungono il 90% nelle realtà premiate, contro il 28% della norma italiana. Anche la promozione dell’innovazione e della sperimentazione segna un divario netto, con l’83% nelle aziende best rispetto al 26% della media.
Le opportunità di crescita e sviluppo professionale arrivano all’84%, contro il 29% della norma italiana. Sono numeri che spiegano bene come la Generazione Z non valuti il lavoro solo sulla base della stabilità o della retribuzione, ma anche sulla possibilità di imparare, sperimentare e vedere riconosciuto il proprio potenziale.
Il valore di un’esperienza lavorativa credibile
Tra i fattori legati alla leadership, la competenza della direzione raggiunge il 93% nei Best Workplaces, mentre la norma italiana si ferma al 36%. La coerenza dei responsabili arriva al 91%, contro il 33%, e l’imparzialità dei comportamenti manageriali all’86%, rispetto al 29% della media nazionale. Sono elementi che incidono direttamente sulla fiducia e sulla percezione di equità.
Nel complesso, l’86% dei giovani inseriti nelle aziende d’eccellenza valuta positivamente la propria esperienza lavorativa, contro il 29% rilevato in un’azienda media italiana. La distanza mostra con chiarezza quanto il tema del lavoro per la Generazione Z sia ormai legato alla qualità delle relazioni interne, alla serietà della leadership e alla possibilità di sentirsi parte di un percorso professionale credibile.
16 Luglio 2026
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