Capri ha salutato Peppino Di Capri con il raccoglimento riservato a chi non è stato soltanto un artista, ma una parte viva dell’identità dell’isola. In un caldo pomeriggio di luglio, la ex cattedrale di Santo Stefano è diventata il luogo dell’ultimo abbraccio a un protagonista della musica italiana, capace di portare il nome di Capri ben oltre il mare che la circonda.
L’omaggio dell’isola nella chiesa di Santo Stefano
La cerimonia funebre ha raccolto familiari, amici, rappresentanti delle istituzioni, colleghi e tanti cittadini. Accanto ai tre figli dell’artista si sono stretti volti noti del mondo dello spettacolo, dell’imprenditoria e della cultura, insieme a persone comuni che con le sue canzoni hanno attraversato stagioni diverse della propria vita.
Tra i presenti, anche Aurelio De Laurentiis, Diego Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo, Eugenio Bennato e Pietra Montecorvino, che con Peppino Di Capri aveva condiviso il palco del Festival di Sanremo nel 1992. Una presenza corale, composta e partecipe, che ha restituito il senso di un affetto mai confinato alla sola celebrità.
Un nome d’arte diventato appartenenza
Il legame tra Peppino Di Capri e la sua isola è stato ricordato con parole intense dal prefetto di Napoli, Michele di Bari. Quel “Di Capri”, ha sottolineato, non era soltanto un nome d’arte, ma il segno di un’appartenenza profonda, capace di trasformare l’identità di un luogo in un sentimento condiviso nel mondo.
È forse in questa fusione tra artista e territorio che si trova una delle chiavi più autentiche della sua storia. Peppino Di Capri non ha semplicemente cantato Capri, l’ha rappresentata con eleganza, misura e riconoscibilità, portando con sé un’immagine musicale dell’isola fatta di romanticismo, leggerezza e memoria.
Le parole della comunità e il ricordo del parroco
Durante l’orazione funebre, il parroco don Pasquale Irolla ha ricordato la capacità dell’artista di far conoscere Capri in ogni parte del mondo, attraverso una carriera costruita su talento, popolarità e un rapporto diretto con il pubblico. Le sue canzoni, ha evidenziato, hanno accompagnato generazioni, creando un ponte emotivo tra chi le ascoltava e l’isola da cui provenivano.
Il sindaco di Capri, Paolo Falco, ha parlato di un’icona della musica italiana e internazionale, sottolineando il legame mai interrotto tra l’artista, la sua famiglia e la comunità caprese. Un rapporto che non si è consumato nella distanza della fama, ma è rimasto radicato nei luoghi, negli affetti e nella riconoscenza dell’isola.
La musica come memoria collettiva
Nel giorno dell’addio, i successi di Peppino Di Capri hanno continuato a risuonare idealmente nella piazzetta e nei ricordi di chi lo ha amato. Le sue oltre cinquecento incisioni raccontano un percorso artistico lungo, attraversato da melodie entrate nel patrimonio popolare italiano e da un modo di stare sulla scena sempre riconoscibile.
Tra i brani più cari alla famiglia, il figlio Edoardo ha ricordato “Il sognatore”, indicato dallo stesso artista come una delle sue canzoni preferite. Un titolo che, dopo la sua scomparsa, assume un significato ancora più personale, quasi una sintesi delicata della sua figura, sospesa tra malinconia, eleganza e sentimento.
Il ricordo di Aurelio De Laurentiis e il legame con Napoli
Nel corso della cerimonia, Aurelio De Laurentiis ha voluto rendere omaggio anche al rapporto tra Peppino Di Capri e Napoli. Il presidente del club azzurro ha annunciato l’intenzione di riproporre al Maradona, nella prima partita di campionato, l’inno inciso dall’artista negli anni Ottanta, in una versione rivisitata.
Un gesto simbolico che unisce musica, sport e memoria popolare. Peppino Di Capri, infatti, è stato anche una voce capace di parlare a Napoli e alla sua gente, muovendosi con naturalezza tra l’eleganza caprese e il calore partenopeo, due mondi vicini e profondamente comunicanti.
La piazzetta si ferma in segno di lutto
Durante la funzione religiosa, i bar della piazzetta hanno sospeso l’attività, ritirando sedie e tavolini come segno di rispetto. Un gesto semplice, ma molto eloquente, in un luogo che rappresenta uno dei simboli più riconoscibili di Capri e della sua vita sociale.
All’uscita dalla chiesa, il feretro è stato accolto da un lungo applauso. C’erano lacrime sincere, volti commossi e anche lo sguardo sorpreso dei turisti di passaggio, testimoni involontari di un momento che apparteneva profondamente all’isola. Così Capri ha salutato il suo artista più iconico, il suo sognatore, lasciando che l’ultima immagine fosse quella di un applauso collettivo, discreto e affettuoso.
13 Luglio 2026
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