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Donne ai vertici delle quotate, il Rapporto Consob segnala un passo indietro

Il Rapporto Consob 2025 fotografa meno donne ai vertici, meno investitori istituzionali e nuove dinamiche nei Cda

Donne ai vertici delle quotate, il Rapporto Consob segnala un passo indietro

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Donne nei Cda oltre il 40%, ma calano le cariche di presidente e amministratore delegato nelle società quotate italiane

La presenza femminile nei Consigli di amministrazione delle società quotate italiane resta sopra la soglia prevista dalla legge, ma il quadro cambia quando si osservano le cariche più alte. Il nuovo Rapporto Consob sulla corporate governance 2025 evidenzia infatti una riduzione delle donne nei ruoli di presidente e amministratore delegato, insieme a un calo degli investitori istituzionali nell’azionariato delle imprese di Piazza Affari.

Una fotografia aggiornata della corporate governance italiana

Il Rapporto Consob offre una lettura annuale degli assetti di governo delle società italiane quotate in Borsa. Il documento analizza la composizione degli organi sociali, la struttura proprietaria, il ruolo degli investitori e l’evoluzione dei modelli di amministrazione adottati dalle imprese. Ne emerge un quadro nel complesso stabile, ma con alcuni segnali che meritano attenzione.

Tra gli elementi più rilevanti figurano la minore presenza femminile nelle posizioni apicali, la riduzione degli investitori istituzionali con partecipazioni rilevanti e la prosecuzione del fenomeno del delisting. A fine 2025, infatti, le società italiane quotate a Milano erano 185, contro le 196 registrate alla fine del 2024.

Donne nei Cda oltre la soglia di legge

La rappresentanza femminile nei Consigli di amministrazione resta significativa. Nel 2025 le donne sfiorano il 44% dei componenti dei board, un dato superiore alla soglia minima del 40% prevista dalla normativa. Si tratta di un risultato importante, che conferma l’effetto delle regole introdotte negli ultimi anni per favorire un maggiore equilibrio di genere negli organi sociali.

Cresce anche il numero delle società in cui il genere femminile è ugualmente o maggiormente rappresentato rispetto a quello maschile. La quota raggiunge il 19% nel 2025, in aumento rispetto al 15,2% del 2023 e al 15,9% del 2024. Il dato mostra quindi un progresso nella composizione complessiva dei Consigli, anche se non basta da solo a descrivere l’effettiva distribuzione del potere decisionale.

Meno donne nei ruoli di presidente e amministratore delegato

La parte più delicata del Rapporto riguarda le cariche di vertice. Nel 2025 le donne con incarico di presidente scendono a 21, rispetto alle 24 dell’anno precedente. Anche per il ruolo di amministratore delegato si registra una lieve diminuzione, con 17 casi contro i 18 del 2024.

Il dato segnala una distanza ancora evidente tra presenza nei Consigli e accesso alle posizioni realmente apicali. In altre parole, la partecipazione femminile nei board è ormai consolidata, ma il passaggio verso le funzioni di maggiore responsabilità resta più lento. È una differenza che apre una riflessione sulla qualità della rappresentanza e non solo sulla sua quantità.

Investitori istituzionali in calo a Piazza Affari

Il Rapporto Consob evidenzia anche una riduzione della presenza degli investitori istituzionali, in particolare esteri, nel capitale delle società quotate italiane. Gli investitori che superano le soglie rilevanti del 3% o del 5% passano da 53 nel 2024 a 46 nel 2025.

Questo andamento può incidere sulla struttura dell’azionariato e sugli equilibri interni delle società. La presenza di investitori istituzionali, infatti, può contribuire al controllo delle strategie aziendali, alla qualità della governance e alla tutela degli interessi degli azionisti di minoranza. Il calo registrato dalla Consob va quindi letto anche nel contesto della progressiva riduzione del numero di società quotate.

Il delisting continua a ridurre il perimetro del mercato

La diminuzione delle società presenti a Piazza Affari conferma una tendenza già osservata negli ultimi anni. Il passaggio da 196 società italiane quotate a fine 2024 a 185 a fine 2025 segnala un mercato che perde progressivamente alcuni protagonisti.

Il delisting può dipendere da diverse ragioni, tra cui operazioni straordinarie, scelte industriali, riorganizzazioni proprietarie o valutazioni sui costi e sugli obblighi legati alla quotazione. Resta però un fenomeno rilevante, perché riduce la profondità del mercato e può limitare le opportunità di investimento per risparmiatori e operatori professionali.

Più spazio al modello monistico e alle minoranze nei Cda

Accanto ai segnali di arretramento, il Rapporto Consob indica anche alcune evoluzioni positive. Aumenta il peso delle società che adottano il modello di governo societario monistico, una struttura in cui il controllo sulla gestione è affidato a un comitato interno al Consiglio di amministrazione.

Si conferma inoltre la presenza strutturale degli amministratori indipendenti, mentre si rafforza il ruolo delle minoranze nei Consigli di amministrazione. Questo elemento può favorire un maggiore pluralismo interno e una migliore capacità di controllo, soprattutto nelle società con assetti proprietari concentrati.

Una crescita ancora incompleta per la parità nei vertici aziendali

Il quadro che emerge dal Rapporto Consob 2025 è quindi articolato. Da un lato, la presenza femminile nei Consigli di amministrazione delle quotate italiane resta elevata e superiore ai requisiti minimi di legge. Dall’altro, la riduzione delle donne nei ruoli di presidente e amministratore delegato mostra che la parità nei vertici aziendali non può essere considerata pienamente raggiunta.

La sfida dei prossimi anni sarà trasformare la rappresentanza nei board in una partecipazione più equilibrata anche nelle posizioni di comando. Per le società quotate, la corporate governance non è solo un tema formale, ma un indicatore della qualità del mercato, della trasparenza e della capacità di attrarre investitori.


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06 Luglio 2026
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