Il consumo di alcol tra bambini e adolescenti torna al centro dell’attenzione sanitaria nel Lazio. I dati raccolti dai servizi di emergenza e le osservazioni dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù indicano un fenomeno ancora contenuto nei numeri assoluti, ma sempre più preoccupante per età coinvolte, modalità di consumo e possibili conseguenze sulla salute.
Nel Lazio aumentano i soccorsi per coma etilico
Nel Lazio i casi di coma etilico tra i più giovani sono in aumento. Secondo i dati dell’Azienda regionale emergenza sanitaria, nella fascia di età compresa tra i 6 e i 14 anni gli interventi registrati nel mese di maggio sono passati da 7 nel 2025 a 14 nello stesso periodo del 2026.
Si tratta di numeri ancora bassi, ma il raddoppio in dodici mesi richiama l’attenzione su un comportamento che non può essere liquidato come una semplice bravata. Quando un minore arriva in ospedale in stato di incoscienza dopo avere assunto alcol, il problema riguarda la salute, la famiglia, la scuola e più in generale il contesto sociale in cui cresce.
Il binge drinking visto come falso divertimento
Il fenomeno viene spesso collegato al cosiddetto binge drinking, cioè il consumo eccessivo di alcol concentrato in poco tempo. Una modalità che tra i giovanissimi può essere percepita come rito di gruppo, prova di coraggio o forma di divertimento, ma che espone a rischi immediati e a conseguenze più profonde.
Con l’arrivo dell’estate, aumentano le occasioni di incontro, le feste, le uscite serali e i momenti non sempre sorvegliati dagli adulti. In questo quadro l’alcol può diventare facilmente accessibile e sottovalutato, soprattutto da chi non ha ancora gli strumenti per comprenderne davvero gli effetti sul corpo.
I numeri degli adulti confermano un quadro più ampio
La fotografia del 118 non riguarda soltanto i minori. Nella fascia tra i 15 e i 64 anni, sempre nel Lazio, i soccorsi per coma etilico registrati a maggio sono passati da 800 nel 2025 a 831 nello stesso mese del 2026.
Il dato mostra che l’abuso di alcol non è un problema isolato dell’adolescenza, ma attraversa diverse generazioni. Tuttavia, quando riguarda bambini e ragazzi, l’allarme diventa più forte perché interviene su organismi ancora in crescita e su personalità in piena formazione.
La preoccupazione dei medici del Bambino Gesù
Anche dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma arriva un segnale di attenzione. Il dottor Sebastian Cristaldi, responsabile del Pronto soccorso, distingue tra coma etilico e intossicazione alcolica. Nel primo caso il minore arriva in condizioni molto gravi, non responsivo, con un quadro da codice rosso.
Gli episodi di coma etilico osservati nella struttura pediatrica non sono numerosi, ma le intossicazioni alcoliche risultano in crescita lieve e costante. Nel solo mese di maggio si sono verificati diversi accessi, mentre su base annuale il numero si colloca intorno a una cinquantina di casi.
L’età si abbassa e il fenomeno cambia volto
Uno degli aspetti più delicati riguarda l’abbassamento dell’età. Fino a pochi anni fa i pazienti che arrivavano in ospedale per abuso di alcol avevano generalmente tra i 14 e i 17 anni. Oggi, secondo quanto segnalato dai medici, si registrano casi anche intorno ai 12 anni.
La distribuzione tra maschi e femmine appare abbastanza vicina, anche se con una prevalenza maschile. Viene inoltre segnalato che una parte dei giovani pazienti ha assunto anche sostanze stupefacenti, un elemento che rende il quadro clinico e sociale ancora più complesso.
Molti episodi restano fuori dalle statistiche
I dati ospedalieri raccontano solo una parte del problema. Non tutti i casi di abuso di alcol arrivano infatti al pronto soccorso. In molte situazioni i ragazzi stanno male a casa, vomitano, vengono assistiti da amici o familiari e non entrano mai nelle statistiche ufficiali.
Questo significa che il numero reale degli episodi potrebbe essere più alto rispetto a quello registrato dai servizi sanitari. La difficoltà di misurare il fenomeno rende ancora più importante il lavoro di prevenzione, informazione e ascolto, soprattutto nei contesti frequentati dagli adolescenti.
Il quadro nazionale indicato dall’Istituto superiore di sanità
La preoccupazione non riguarda soltanto il Lazio. L’Istituto superiore di sanità ha segnalato numeri rilevanti sul consumo di alcol tra giovani e giovanissimi. Secondo l’indagine citata, in Italia sono oltre un milione i ragazzi tra gli 11 e i 24 anni considerati consumatori a rischio.
Tra questi, una quota significativa è composta da minorenni. Resta inoltre elevata la tendenza a bere con l’obiettivo di ubriacarsi, un comportamento che coinvolge centinaia di migliaia di giovani e che conferma quanto l’alcol sia ancora troppo spesso associato a socialità, trasgressione e appartenenza al gruppo.
I rischi per la salute fisica e neurologica
L’assunzione precoce di alcol può avere effetti importanti sullo sviluppo. I medici richiamano l’attenzione sul rischio di dipendenze, sui disturbi metabolici e su possibili conseguenze che possono manifestarsi negli anni successivi, dalla maggiore predisposizione all’obesità fino a ipertensione, alterazioni della glicemia e problemi legati al metabolismo.
Particolarmente delicato è il tema del danno neurologico. In età evolutiva il cervello è ancora in fase di maturazione e l’esposizione all’alcol può interferire con processi fondamentali. Per questo l’abuso tra i giovanissimi non deve essere considerato un episodio marginale, ma un segnale da affrontare con strumenti educativi, sanitari e sociali.
Serve una risposta educativa e non solo sanitaria
L’allarme lanciato dai pediatri e dagli operatori dell’emergenza non chiede soltanto più controlli. Chiede anche una riflessione sul modo in cui gli adulti accompagnano bambini e adolescenti nella comprensione dei rischi, delle pressioni del gruppo e delle fragilità personali.
Come osservato dal direttore dell’Ares, Narciso Mostarda, è troppo facile attribuire ogni responsabilità ai giovani. Più utile è chiedersi quali modelli vengano proposti, quanto spazio ci sia per il dialogo e quanto la società riesca davvero a intercettare il disagio prima che arrivi in ambulanza o in pronto soccorso.
Luigi Canali
01 Luglio 2026 © Luigi Canali
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