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Giovanni Malagò alla guida della FIGC dopo l’addio di Gravina

La Federcalcio cambia guida, Malagò eletto con il 68,58 per cento dei voti apre una nuova fase per il calcio italiano

Giovanni Malagò alla guida della FIGC dopo l’addio di Gravina

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Giovanni Malagò è il nuovo presidente FIGC, eletto dopo le dimissioni di Gravina e il flop dell’Italia ai Mondiali 2026

Il calcio italiano cambia guida. Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC, eletto dall’assemblea federale con il 68,58 per cento dei voti. Una scelta che apre una fase delicata per la Federcalcio, chiamata a ricostruire fiducia, progetto sportivo e credibilità dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026.

L’elezione arriva dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, che ha lasciato la presidenza al termine di un percorso segnato da risultati sportivi molto difficili da assorbire. Per il calcio italiano, l’esclusione dal Mondiale rappresenta una ferita profonda, non solo sul piano tecnico, ma anche sul piano simbolico.

Una nuova fase per la Federcalcio

Con l’arrivo di Giovanni Malagò, la Federcalcio prova a voltare pagina. L’ex presidente del CONI porta con sé una lunga esperienza nella gestione dello sport italiano e una conoscenza diretta dei rapporti tra istituzioni, federazioni, politica sportiva e mondo olimpico.

La sua elezione non può essere letta soltanto come un cambio di nome al vertice. La FIGC entra in una fase in cui serviranno decisioni rapide, ma anche una visione più ampia. Il problema non riguarda solo la Nazionale maggiore, ma l’intero sistema calcio, dai vivai alla formazione tecnica, dai campionati professionistici al rapporto con i club.

Il peso del flop Mondiali 2026

La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026 ha accelerato una crisi già evidente. Quando una Nazionale con la storia dell’Italia resta fuori dalla competizione più importante, non si può parlare soltanto di incidente sportivo. Il risultato diventa il segnale di qualcosa che non funziona in profondità.

Le dimissioni di Gabriele Gravina hanno rappresentato la conseguenza istituzionale di questo passaggio. Ora la nuova presidenza dovrà evitare che la delusione resti soltanto una parentesi emotiva, trasformandola invece in un’occasione per rivedere priorità, metodo di lavoro e responsabilità.

Un voto netto dall’assemblea FIGC

L’assemblea della FIGC ha scelto Malagò con una maggioranza ampia. Il 68,58 per cento dei consensi indica una volontà precisa, quella di affidare la ripartenza a una figura considerata in grado di muoversi tra sport, istituzioni e rappresentanza.

Il dato politico interno è significativo. In un momento di tensione per il calcio italiano, una maggioranza così chiara offre al nuovo presidente una base solida da cui partire. Naturalmente, il consenso iniziale non basterà. La vera misura del mandato sarà la capacità di intervenire sui nodi che da anni rallentano la crescita del sistema.

La priorità della Nazionale

Il primo tema sarà inevitabilmente la Nazionale italiana. Dopo il fallimento nella corsa ai Mondiali, servirà ricostruire un percorso tecnico credibile, capace di restituire identità, continuità e competitività. Non si tratta soltanto di scegliere uomini e ruoli, ma di definire un modello.

Il calcio italiano dovrà chiedersi come far crescere nuovi talenti, come dare spazio ai giovani nei club, come rendere più efficace il collegamento tra settori giovanili, campionati e selezioni nazionali. Senza questa riflessione, ogni cambio al vertice rischierebbe di rimanere solo una sostituzione formale.

Il rapporto con club, leghe e componenti federali

Un altro punto centrale sarà il rapporto con le diverse anime del calcio italiano. La FIGC deve tenere insieme interessi spesso differenti, dalle società professionistiche al calcio dilettantistico, dagli allenatori ai calciatori, fino agli arbitri e ai settori giovanili.

La presidenza Malagò dovrà quindi lavorare su un equilibrio complesso. Da una parte servirà ascolto, dall’altra decisione. Il calcio italiano ha bisogno di una governance meno frammentata e più orientata a obiettivi comuni. Il rischio, altrimenti, è continuare a discutere molto senza modificare davvero ciò che non funziona.

Il valore dell’esperienza istituzionale

La lunga esperienza di Giovanni Malagò nel mondo dello sport può rappresentare un elemento utile in questa nuova fase. La Federcalcio non è soltanto un organismo sportivo, ma una struttura che dialoga con istituzioni, territori, interessi economici e aspettative popolari enormi.

Proprio per questo, la nuova presidenza sarà chiamata a un compito non semplice. Dovrà evitare proclami generici e concentrarsi su pochi obiettivi misurabili. Il calcio italiano ha bisogno di riforme comprensibili, tempi certi e responsabilità riconoscibili.

Una ripartenza che non può essere solo simbolica

L’elezione di Malagò segna certamente un passaggio importante, ma il cambiamento dovrà essere dimostrato nei fatti. Dopo l’esclusione dai Mondiali, il calcio italiano non può permettersi una ripartenza affidata solo alle dichiarazioni di principio.

La sfida sarà trasformare la crisi in un progetto. Per riuscirci serviranno coraggio, competenza e una certa capacità di mettere in discussione abitudini consolidate. Il nuovo presidente della FIGC eredita un sistema ferito, ma anche una possibilità concreta, provare a riportare il calcio italiano dentro una prospettiva più solida e più moderna.

Luigi Canali


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23 Giugno 2026 © Luigi Canali
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