C’è un modo per celebrare un anniversario che va oltre i discorsi ufficiali e i fuochi d’artificio. È quello di ricordare non solo ciò che è stato conquistato, ma ciò che resta ancora da fare. Lo ha scelto Paola Cortellesi per aprire I volti della Repubblica, lo spettacolo che ha chiuso in Piazza del Quirinale le celebrazioni per gli ottanta anni della Repubblica Italiana.
Una piazza, uno schermo, un Paese
La serata del Quirinale è stata trasmessa in diretta su Rai 1 e in Eurovisione, davanti alle più alte cariche dello Stato - in prima fila la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente del Senato Ignazio La Russa e quello della Camera Lorenzo Fontana. Una cornice istituzionale di peso, che l’intervento di Cortellesi ha saputo attraversare con una voce diversa, più intima e più tagliente.
Il voto delle donne, settantanove anni dopo
Il monologo dell’attrice e regista ha preso le mosse dal 2 giugno 1946, il giorno in cui le donne italiane votarono per la prima volta. Un atto che oggi sembra scontato e che scontato non era affatto. Cortellesi ha ricordato chi quel diritto lo aveva pagato con il corpo e con la vita - Irma Bandiera, partigiana torturata e fucilata, Tina Anselmi, Nilde Iotti, Teresa Mattei, tutte diventate Costituenti. Donne che non vollero solo il diritto di votare, ma il diritto di costruire le regole del gioco.
La promessa della Repubblica
Con la nascita della Repubblica - ha ricordato Cortellesi - arrivò anche una promessa precisa: un Paese in cui fosse possibile parlare liberamente, scegliere chi governa, partecipare alla vita pubblica senza paura. Un Paese in cui le donne potessero studiare, lavorare, votare, candidarsi, amministrare i propri beni, "costruire il proprio destino fuori dall’obbedienza imposta".
Le promesse non ancora mantenute
Ed è qui che il discorso ha cambiato passo. Con la semplicità diretta che le è propria, Cortellesi ha elencato ciò che ancora manca - la parità salariale effettiva, la libertà di camminare sole la sera, la possibilità di lasciare un compagno violento senza temere per la propria incolumità. "Queste ultime promesse non sono state ancora mantenute", ha detto. E poi ha aggiunto qualcosa che suona come un invito più che come una denuncia: "Dobbiamo lavorarci. Dico dobbiamo, perché se è vero che la sovranità appartiene al popolo, allora ogni cittadino può e deve fare la sua parte."
Un anniversario che guarda avanti
Ottanta anni sono un traguardo importante. Ma le celebrazioni più oneste non sono quelle che si limitano a guardare indietro con orgoglio - sono quelle che trovano il coraggio di nominare ciò che resta in sospeso. Cortellesi lo ha fatto davanti alle istituzioni, in diretta televisiva, con la misura di chi sa che certe parole pesano di più quando vengono dette nel posto giusto, al momento giusto.
03 Giugno 2026
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