PANTA REI, quando l'informazione è libera, gratuita e partecipativa

Torna a precedente

La fabbrica che non c’è più: l’Italia perde pezzi di industria e cerca un nuovo equilibrio

Dal 2007 spariti 700mila posti nell’industria italiana, ma l’occupazione cresce nei servizi. I dati Istat raccontano una trasformazione silenziosa

La fabbrica che non c’è più: l’Italia perde pezzi di industria e cerca un nuovo equilibrio

Condividi

Trentasei mesi di calo produttivo, produttività ferma e 100mila posti a rischio: l’industria italiana tra crisi strutturale e allarme sindacale

C’era un tempo in cui il lavoro aveva l’odore dell’olio motore e il rumore dei macchinari. Oggi quel tempo sembra sempre più lontano. I dati del rapporto annuale dell’Istat raccontano una storia che va oltre i numeri: l’Italia sta cambiando pelle produttiva, e non è detto che il risultato finale le piaccia.

Settecentomila posti spariti, ma l’occupazione cresce

Dal 2007 al 2024, l’industria italiana ha perso 700 mila posti di lavoro, più di uno su sei. Eppure, guardando ai dati aggregati sull’occupazione, il saldo complessivo è positivo. Com’è possibile? Semplice: quello che la manifattura, il commercio e la pubblica amministrazione hanno tolto - circa 1,35 milioni di lavoratori - altri settori lo hanno restituito, quasi 2 milioni di nuovi occupati distribuiti tra sanità, assistenza sociale, attività professionali e ristorazione. I numeri si compensano. Ma i lavori non sono la stessa cosa.

Trentasei mesi di contrazione: il peso della crisi energetica

A peggiorare il quadro è arrivata la crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina. Dal 2022 alla fine del 2025, l’Italia ha registrato 36 mesi consecutivi di calo tendenziale della produzione manifatturiera. Un dato che fa impressione anche solo a leggerlo. All’assemblea annuale di Confindustria, il presidente Emanuele Orsini ha usato parole dure, parlando del rischio di trasformare l’Europa in "un deserto industriale" e denunciando la "colonizzazione" economica della Cina, cui attribuisce un milione di posti di lavoro europei persi nel solo 2025.

L’Europa a due velocità: chi cresce e chi arranca

Il confronto europeo mette l’Italia in una posizione scomoda. Tra il 2018 e il 2025, la produzione manifatturiera nell’Unione Europea è cresciuta in media del 2,2%. Ma la media nasconde divari enormi: la Polonia ha guadagnato il 32,9%, il Belgio il 21,7%. Le grandi economie continentali, invece, hanno sofferto: Germania -14,3%, Francia -3,1%, Italia -7,4%. La Spagna ha tenuto (+0,5%), ma il blocco centrale dell’industria europea è chiaramente sotto pressione.

I settori più colpiti: dal tessile all’automotive

Non tutti i comparti hanno sofferto allo stesso modo. Secondo l’Istat, i settori ad alta tecnologia e quelli con domanda stabile - come l’alimentare - hanno retto meglio. A pagare il prezzo più alto sono stati i comparti energivori e più esposti alla concorrenza internazionale: chimica, metallurgia, carta, automotive e tessile. Quest’ultimo è il caso più emblematico: il tessile-abbigliamento ha perso il 40% dei lavoratori tra il 2007 e il 2024. Dietro di lui, il legno, la gomma, la plastica e i minerali non metalliferi.

La produttività, il nodo irrisolto

Il vero problema, secondo l’Istat, non è solo la perdita di posti. È che il lavoro si è spostato verso servizi ad alta intensità di manodopera ma con produttività bassa o stagnante. Questo ha tenuto in piedi i numeri dell’occupazione, ma ha indebolito la capacità di crescere. Dal 2007 la produttività italiana è aumentata appena dell’1,4%, contro l’11% della Germania e il 18% della Spagna. È una differenza che si accumula anno dopo anno, e che spiega molto del divario competitivo che oggi separa l’Italia dai suoi principali concorrenti europei.

L’allarme del sindacato: centomila posti a rischio

Per Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil, siamo già in zona "allarme rosso". Oltre 100 mila persone rischiano di perdere il lavoro nei settori strategici - dall’automotive con Stellantis e la componentistica, alla siderurgia dell’ex Ilva, fino agli elettrodomestici di Electrolux - tenute in piedi soltanto dalla cassa integrazione. Una rete di sicurezza necessaria, ma che non può essere una soluzione permanente.

L’Italia non ha solo perso fabbriche: ha cambiato struttura. La domanda è se il modello che sta emergendo - più servizi, meno industria pesante - sia una scelta consapevole o semplicemente il risultato di anni di inerzia. La risposta, al momento, non è chiara. E questo, forse, è il problema più grande di tutti.


Condividi

03 Giugno 2026
© Redazione editoriale PANTA-REI
https://www.panta-rei.it/home.do?key=1780477886&dettagli=produttivita-ferma-manifattura-in-calo-sindacati-in-allarme
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o agenzie di stampa riconosciute, nel rispetto del presente codice etico redazionale.

PANTA-REI, l'informazione libera, gratuita e partecipativa

editoriale non-profit della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Fondazione Premio Antonio Biondi
realizzato in collaborazione con la
icoe, centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.

Copywriters ICOE
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P. e Francesca N.
Redazione | Chi siamo


PANTA-REI canale WhatsApp

Seguici nel nostro canale WhatsApp con il tuo smartphone e quando vorrai, noi saremo li con le ultime notizie ...

__
Lettera aperta ai lettori, lettrici di PANTA-REI da parte di Luigi Canali
Presidente della Fondazione

L'EDITORIALE
libero, gratuito e partecipativo

Precedente

Ogni giorno selezioniamo, verifichiamo e raccontiamo. Perché l'informazione di qualità è essa stessa un atto di cultura.
www.icoe.it
www.panta-rei.it
LANGUAGE

Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore RUNTS e riconoscita ISTITUTO CULTURALE dalla Regione Lazio - Ente NON-PROFIT
www.fondazionepremioantoniobiondi.it
C.F. 92088700601
__
Privacy e Cookies (GDPR)

PANTA-REI
editoriale della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
redazione I.CO.E.
Via Giusué Carducci, 10 - 00187 Roma
+39.06.5654.8962
centrostudi@icoe.it
Messaggio WhatsApp

© PANTA-REI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi. Tutti i diritti sono riservati.
[C]redit grippi associati ICT