PANTA REI, quando l'informazione è libera, gratuita e partecipativa

Torna a precedente

Marco Pannella, il corpo della politica italiana

Marco Pannella ha trasformato i diritti civili in una battaglia pubblica, portando la politica fuori dai palazzi

Marco Pannella, il corpo della politica italiana

Condividi

Dal divorzio ai referendum, Marco Pannella ha segnato la storia italiana con nonviolenza, provocazione e diritti

Marco Pannella è stato uno dei protagonisti più difficili da classificare della storia repubblicana italiana. A dieci anni dalla sua morte, la sua figura continua a sfuggire alle definizioni semplici, perché dentro la sua esperienza politica convivono militanza radicale, comunicazione, provocazione, nonviolenza, diritti civili e una capacità rara di trasformare il dibattito pubblico in una questione quotidiana.

Non fu soltanto un leader di partito. Fu un uomo politico capace di portare temi considerati scomodi fuori dai recinti tradizionali, parlando al Paese reale quando l’Italia era ancora attraversata da abitudini sociali rigide, forti appartenenze ideologiche e un rapporto spesso timoroso con la libertà individuale.

Un personaggio che sfuggiva alle etichette

Marco Pannella è stato raccontato in molti modi. Pier Paolo Pasolini, osservando la forza disturbante della sua presenza pubblica, lo definì uno “scandalo inintegrabile”. Francesco De Gregori, nella celebre immagine del Signor Hood, ne colse la dimensione verbale, visionaria e pacifista. Adriano Celentano ne riconobbe il ruolo di voce critica contro la partitocrazia, mentre Vasco Rossi arrivò a considerarlo una sorta di alter ego politico.

Queste definizioni aiutano a comprendere un tratto essenziale, ma non bastano a chiuderlo in una formula. Pannella era insieme istituzionale e irregolare, parlamentare e militante di strada, uomo di partito e contestatore dei partiti. La sua forza stava proprio in questa apparente contraddizione, che lo rese una presenza continua, spesso divisiva, ma difficilmente ignorabile.

La politica fuori dai palazzi

Nel cuore del Novecento italiano, quando la politica sembrava parlare soprattutto attraverso congressi, sezioni, fabbriche e apparati, Pannella intuì che una parte decisiva della vita pubblica si stava spostando altrove. La politica non riguardava soltanto il lavoro, le alleanze internazionali o i grandi sistemi ideologici, ma anche il corpo, la famiglia, la sessualità, la libertà personale, la possibilità di scegliere.

Da questa intuizione nacque una delle sue eredità più importanti. Il Partito Radicale, sotto la sua guida, divenne un luogo di incontro tra culture diverse: liberali, pacifisti, femministe, ambientalisti, movimenti per i diritti delle persone omosessuali, cittadini non necessariamente iscritti a una tradizione politica precisa. Pannella comprese prima di molti altri che i diritti civili potevano diventare il terreno su cui misurare la qualità democratica di un Paese.

Il divorzio e la stagione dei referendum

La battaglia sul divorzio rappresentò uno dei momenti centrali della sua storia politica. Con la Lega italiana per il divorzio, Pannella portò nel dibattito pubblico un tema che toccava direttamente la vita privata di milioni di persone. In un’Italia ancora fortemente influenzata dalla Democrazia Cristiana e dalla Chiesa, quella battaglia sembrava inizialmente destinata a dividere e a spaventare.

Il referendum del 1974, con la vittoria del no all’abrogazione della legge sul divorzio, segnò invece un passaggio storico. Non fu soltanto il successo di una campagna politica, ma la dimostrazione che la società italiana stava cambiando più rapidamente di quanto molti partiti fossero disposti ad ammettere. Da quel momento, il referendum divenne uno degli strumenti più riconoscibili dell’azione radicale.

Dai diritti civili all’aborto, una lunga sfida culturale

La storia di Pannella non si esaurisce nel divorzio. La battaglia per l’aborto, la critica al finanziamento pubblico dei partiti, l’impegno contro il nucleare, la difesa dei detenuti, la denuncia della fame nel mondo e la richiesta di pluralismo nell’informazione pubblica mostrano una traiettoria molto ampia. Il suo metodo era quello di spostare continuamente il punto di osservazione, obbligando la politica a occuparsi di temi che spesso preferiva evitare.

In quarant’anni, il ricorso allo strumento referendario divenne una componente essenziale della sua identità politica. Le firme raccolte, le campagne condotte e le sconfitte subite raccontano una militanza costruita più sulla pressione civile che sulla gestione ordinaria del potere. Pannella non cercava soltanto consenso, cercava conflitto pubblico, discussione, presa di posizione.

La nonviolenza come forma di pressione politica

Uno degli aspetti più riconoscibili della sua azione fu l’uso del corpo come strumento politico. Gli scioperi della fame e della sete non erano gesti simbolici generici, ma forme di pressione nonviolenta pensate per costringere istituzioni, media e opinione pubblica a guardare un problema. Pannella usava la propria fragilità fisica come amplificatore politico.

Questa scelta poteva apparire estrema, e spesso lo era. Ma dentro quella pratica c’era una coerenza precisa: dare fisicità alle idee, trasformare un principio astratto in qualcosa di visibile. Quando si definì “un laico che dà corpo alle proprie idee”, spiegò in modo diretto il senso della sua militanza. Per lui la politica non era soltanto parola, ma esposizione personale, rischio, presenza.

La comunicazione prima della comunicazione politica moderna

Pannella comprese molto presto il valore della comunicazione politica come scena pubblica. I lunghi interventi parlamentari, gli ostruzionismi verbali, le apparizioni televisive provocatorie e i gesti volutamente spiazzanti non erano semplici eccentricità. Erano strumenti per rompere l’indifferenza, attirare attenzione e trasformare un tema marginale in una questione nazionale.

Lo spinello fumato in pubblico nel 1975, l’apparizione televisiva vestito da fantasma per il referendum sulla caccia, i discorsi parlamentari protratti per ore e ore raccontano una politica fatta anche di immagini forti. In questo senso, Pannella anticipò molti meccanismi della comunicazione contemporanea, ma con una differenza sostanziale: il gesto non era quasi mai separato dalla battaglia politica che voleva sostenere.

Un leader personale, ma non isolato

Pannella contribuì certamente alla personalizzazione della politica italiana. Il Partito Radicale fu spesso identificato con la sua voce, il suo volto, il suo corpo, il suo modo di occupare la scena pubblica. Tuttavia, ridurre tutto a una questione di personalismo sarebbe troppo semplice. Attorno a lui si formarono battaglie collettive, reti di attivisti, figure politiche importanti e movimenti capaci di attraversare generazioni diverse.

Il rapporto con Emma Bonino, le alleanze talvolta sorprendenti, la capacità di dialogare con mondi lontanissimi tra loro confermano un tratto particolare della sua storia. Pannella poteva rompere, dividere, cambiare collocazione, ma raramente smetteva di cercare interlocutori. La sua politica viveva di conflitto, ma anche di ascolto.

Una presenza scomoda nella storia italiana

Nel corso della sua carriera, Pannella attraversò stagioni molto diverse: gli anni delle ideologie forti, il femminismo, i movimenti degli anni Settanta, il craxismo, la crisi della Prima Repubblica, l’ascesa di Silvio Berlusconi, la trasformazione dei partiti in contenitori sempre più personali. In ogni passaggio cercò uno spazio autonomo, spesso laterale, ma mai davvero marginale.

La sua eredità resta complessa perché non coincide con un’unica legge, con un solo partito o con una singola vittoria referendaria. È piuttosto un modo di intendere la democrazia come pratica continua, conflitto civile, diritto alla parola e responsabilità individuale. Anche per questo, a distanza di anni, Marco Pannella continua a essere discusso più che celebrato. Ed è forse proprio questo il segno più autentico della sua forza politica.

Luigi Canali


Condividi

19 Maggio 2026 © Luigi Canali
(w) Redazione editoriale PANTA-REI
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o agenzie di stampa riconosciute, nel rispetto del presente codice etico redazionale.

PANTA-REI, l'informazione libera, gratuita e partecipativa

editoriale non-profit della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Fondazione Premio Antonio Biondi
realizzato in collaborazione con la
icoe, centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.

Copywriters ICOE
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P. e Francesca N.
Redazione | Chi siamo


PANTA-REI canale WhatsApp

Seguici nel nostro canale WhatsApp con il tuo smartphone e quando vorrai, noi saremo li con le ultime notizie ...

__
Lettera aperta ai lettori, lettrici di PANTA-REI da parte di Luigi Canali
Presidente della Fondazione

L'EDITORIALE
libero, gratuito e partecipativo

Precedente

Ogni giorno selezioniamo, verifichiamo e raccontiamo. Perché l'informazione di qualità è essa stessa un atto di cultura.
www.icoe.it
www.panta-rei.it
LANGUAGE

Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore RUNTS e riconoscita ISTITUTO CULTURALE dalla Regione Lazio - Ente NON-PROFIT
www.fondazionepremioantoniobiondi.it
C.F. 92088700601
__
Privacy e Cookies (GDPR)

PANTA-REI
editoriale della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
redazione I.CO.E.
Via Giusué Carducci, 10 - 00187 Roma
+39.06.5654.8962
centrostudi@icoe.it
Messaggio WhatsApp

© PANTA-REI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi. Tutti i diritti sono riservati.
[C]redit grippi associati ICT