Il Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026, promosso da ASviS, conferma ancora una volta la propria natura di grande spazio pubblico di confronto. Dalla sostenibilità comunicata dalle imprese al ruolo delle città, dall’intelligenza artificiale al lavoro, dalla partecipazione dei giovani fino alla nuova agenda globale post 2030, gli appuntamenti in programma costruiscono un percorso che guarda al futuro senza perdere di vista le fragilità del presente.
In un tempo segnato da instabilità geopolitica, trasformazioni tecnologiche e crescenti disuguaglianze sociali, parlare di sviluppo sostenibile non significa più limitarsi all’ambiente. Significa discutere di diritti, servizi, occupazione, accessibilità, politiche pubbliche e capacità delle istituzioni di immaginare scelte di lungo periodo. Il festival diventa così un laboratorio diffuso, dove ogni città coinvolta porta un tema specifico dentro una riflessione nazionale ed europea.
Sostenibilità e comunicazione, quando le imprese scelgono il silenzio
Uno dei temi più attuali affrontati al Salone Internazionale del Libro riguarda la comunicazione della sostenibilità da parte delle imprese. La quarta edizione di “Si fa presto a dire sostenibilità”, trasmessa dal Caffè Letterario, mette al centro una questione delicata: molte aziende, pur realizzando iniziative sostenibili, preferiscono ridurre o evitare di comunicarle.
Il motivo non è sempre l’assenza di contenuti, ma spesso il timore di essere accusate di incoerenza, propaganda o comunicazione opportunistica. In altre parole, dopo anni di greenwashing, anche chi prova a muoversi seriamente può scegliere una prudenza estrema. Il rischio, però, è che il silenzio finisca per svuotare il dibattito pubblico e renda più difficile distinguere le azioni reali dalle dichiarazioni di facciata.
La sfida è quindi recuperare il significato più concreto della parola sostenibilità. Non uno slogan da inserire in una campagna pubblicitaria, ma un impegno da raccontare con dati verificabili, linguaggio chiaro e responsabilità. Comunicare bene la sostenibilità significa accettare anche la complessità, evitando promesse troppo facili e costruendo fiducia con cittadini, clienti e comunità.
Turismo accessibile, una sostenibilità che riguarda tutti
Durante l’appuntamento viene presentato anche il nuovo volume ASviS dedicato al turismo accessibile, un tema che amplia il concetto stesso di sviluppo sostenibile. Rendere un viaggio, una città o un servizio turistico realmente accessibile non significa solo abbattere barriere architettoniche, ma progettare esperienze inclusive per persone con esigenze diverse.
Il turismo accessibile riguarda persone con disabilità, famiglie, anziani, viaggiatori con bisogni temporanei o permanenti. È un settore che chiede infrastrutture adeguate, informazioni trasparenti, personale formato e una visione culturale capace di superare l’idea dell’accessibilità come semplice obbligo normativo.
La presenza di voci diverse, tra cui Stefania Farina, Valentina Tomirotti, Eugenio Cesaro e Massimo Cirri, contribuisce a rendere il confronto più concreto. La sostenibilità, infatti, diventa credibile quando riesce a incrociare comunicazione, cultura, esperienza personale e responsabilità sociale.
Parma guarda alle nuove generazioni e all’assemblea nazionale sul futuro
Il 13 maggio Parma ospita una giornata dedicata al futuro, alla partecipazione giovanile e alle responsabilità verso le prossime generazioni. L’iniziativa, realizzata nell’ambito di Ecosistema Futuro, coinvolge ASviS, il Comune di Parma, il Consiglio Locale Giovani e Factanza Media.
Il punto centrale è il lancio del percorso che porterà alla prima Assemblea Nazionale sul Futuro, prevista nel 2027, anno in cui Parma sarà Capitale Europea dei Giovani. L’obiettivo è ambizioso: costruire un’assemblea civica nazionale capace di formulare proposte di lungo periodo per l’Italia.
In un Paese spesso concentrato sulle urgenze immediate, parlare di futuro con metodo significa cambiare prospettiva. Le nuove generazioni non possono essere chiamate in causa solo come destinatarie delle decisioni prese da altri. Devono diventare parte attiva del processo, soprattutto quando si discutono lavoro, ambiente, welfare, formazione, transizione digitale e qualità della vita.
Intelligenza artificiale, lavoro e servizi essenziali al centro del confronto di Bologna
Il 12 maggio, dall’Oratorio San Filippo Neri di Bologna, il festival dedica un appuntamento all’impatto dell’intelligenza artificiale sul sistema produttivo, sui servizi essenziali e sul mondo del lavoro. È uno dei temi più urgenti del presente, perché riguarda contemporaneamente imprese, pubbliche amministrazioni, lavoratori e cittadini.
L’intelligenza artificiale può migliorare l’efficienza dei servizi, rendere più accessibili alcune prestazioni e aumentare la capacità di analizzare dati complessi. Allo stesso tempo, porta con sé interrogativi importanti sulla qualità dell’occupazione, sulla trasformazione delle competenze e sul rischio di nuove disuguaglianze tra chi può accedere alle tecnologie e chi resta indietro.
Il confronto non si limita quindi all’entusiasmo tecnologico. La questione è capire come accompagnare questa transizione con visione strategica e responsabilità. La produttività, da sola, non basta. Serve una governance capace di orientare l’innovazione verso benefici condivisi, evitando che il cambiamento venga subito invece che compreso e governato.
La città delle donne e il diritto a vivere spazi più equi
L’11 maggio, sempre a Bologna, l’incontro “La città delle donne. Spazi, servizi e lavoro per una nuova idea di cittadinanza” affronta il rapporto tra urbanistica, servizi pubblici e disuguaglianze di genere. Parlare di città delle donne non significa progettare luoghi separati, ma ripensare gli spazi urbani partendo dai bisogni reali delle persone.
Servizi per l’infanzia, consultori, centri antiviolenza, trasporti, sicurezza, lavoro e tempi di vita sono elementi che determinano la possibilità di una cittadinanza piena. Una città sostenibile non è soltanto più verde, ma anche più accessibile, più giusta e più attenta a chi vive carichi familiari, economici e sociali spesso invisibili.
Il saluto della vicesindaca Emily Marion Clancy e gli interventi di Pierluigi Stefanini, Elena Granata, Enrico Giovannini e Benedetta Squittieri hanno riportato il tema su un piano concreto. Secondo i dati richiamati dal Rapporto di Primavera 2026 di ASviS, il tasso di occupazione femminile in Italia è al 57,4%, circa 20 punti sotto il target europeo, mentre il 71,3% delle persone con bassa retribuzione è donna.
Questi numeri raccontano una distanza ancora forte tra principi e realtà. La cosiddetta child penalty, cioè la penalizzazione lavorativa legata alla maternità e alla cura dei figli, continua a spingere molte donne fuori dal mercato del lavoro o verso percorsi professionali più fragili. Le città, in questo quadro, non sono uno sfondo neutro: possono aggravare le disuguaglianze o contribuire a ridurle.
Bruxelles e la nuova agenda globale dopo il 2030
L’8 maggio il festival arriva anche a Bruxelles, portando al centro del dibattito il ruolo dell’Unione Europea nella costruzione di una nuova agenda globale post 2030. Le sfide ambientali, sociali ed economiche richiedono ormai risposte coordinate, capaci di superare i confini nazionali e di guardare oltre la gestione dell’emergenza.
La presenza di rappresentanti della società civile, delle istituzioni europee, della ricerca e della cooperazione internazionale conferma la natura multilivello dello sviluppo sostenibile. Tra i partecipanti figurano Cillian Lohan, Peter Benczur, Ingeborg Niestroy, Andrea Renda, Marco Riccardo Rusconi e Teresa Ribera.
Il messaggio che emerge è chiaro: senza una mobilitazione ampia della società civile, la sostenibilità rischia di restare un obiettivo scritto nei documenti ma debole nella pratica. L’Europa può avere un ruolo guida, ma solo se saprà tenere insieme transizione ecologica, giustizia sociale, competitività e partecipazione democratica.
Milano apre il festival con il rapporto di primavera 2026
La decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile si è aperta il 6 maggio a Milano, presso l’Auditorium Palazzo Mezzanotte, con l’evento “Ritorno al futuro. Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile”. L’appuntamento ha rappresentato anche l’occasione per presentare il Rapporto di Primavera 2026 dell’ASviS.
Il rapporto guarda agli scenari futuri per il mondo, per l’Unione Europea e per l’Italia, in una fase in cui le decisioni economiche e politiche devono confrontarsi con instabilità internazionale, cambiamenti climatici, trasformazioni demografiche e nuovi equilibri produttivi. Investire in sostenibilità non è più una scelta accessoria, ma una condizione per costruire resilienza.
All’evento hanno partecipato, tra gli altri, Giuseppe Sala, Piero Cipollone, Mariangela Zappia, Riccardo Barbieri Hermitte, Lilia Cavallari, Alessandro Rosina e Paolo Sestito. La varietà dei profili coinvolti conferma che lo sviluppo sostenibile non può essere affrontato da un solo punto di vista: richiede economia, istituzioni, ricerca, finanza pubblica, cultura e politiche sociali.
Una sostenibilità meno retorica e più misurabile
Il filo che unisce gli appuntamenti del festival è la necessità di rendere la sostenibilità più concreta, meno retorica e più misurabile. Non basta dichiarare un impegno, così come non basta organizzare un evento o pubblicare un documento. Occorre capire quali effetti producono le politiche, quali persone vengono realmente raggiunte e quali disuguaglianze vengono ridotte.
Dalle imprese che temono di comunicare le proprie azioni sostenibili alle città che devono ripensare i propri servizi, dai giovani chiamati a immaginare il futuro fino all’intelligenza artificiale che modifica lavoro e produzione, emerge una domanda comune: come si costruisce una transizione che non lasci indietro nessuno?
La risposta non può essere affidata a formule semplici. Serve una cultura pubblica capace di verificare, discutere e correggere le scelte. In questo senso, il Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 diventa non solo una rassegna di eventi, ma un’occasione per riportare la parola futuro dentro il dibattito quotidiano, senza usarla come promessa vaga ma come responsabilità condivisa.
14 Maggio 2026
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