PANTA REI, quando l'informazione è libera, gratuita e partecipativa

Torna a precedente

Il Friuli che seppe rialzarsi

Il terremoto del Friuli del 1976 resta un esempio di dolore, dignità e ricostruzione condivisa per tutta l’Italia

Il Friuli che seppe rialzarsi

Condividi

A cinquant’anni dal sisma, Gemona ricorda la forza dei friulani e il valore del modello Friuli

Il 6 maggio 1976 resta una data scolpita nella memoria collettiva italiana. In pochi secondi il terremoto colpì il Friuli con una violenza devastante, travolgendo paesi, famiglie e certezze. Eppure, accanto al dolore e alle macerie, prese forma qualcosa che ancora oggi viene ricordato come un esempio civile e umano di straordinario valore, la capacità di una comunità di reagire senza perdere dignità, lucidità e spirito di solidarietà.

Una ferita che cambiò il volto del territorio

La sera del 6 maggio di cinquant’anni fa, una scossa di magnitudo 6.4 sconvolse l’area collinare a nord di Udine, lasciando dietro di sé distruzione, lutti e migliaia di feriti. Quasi mille persone persero la vita e interi centri abitati vennero segnati in modo profondo. Non si trattò soltanto di un sisma devastante, ma di un evento che cambiò per sempre la storia del Friuli e, in molti aspetti, anche quella dell’Italia.

Gemona, simbolo del dolore e della rinascita

Nel cinquantesimo anniversario del terremoto, Gemona del Friuli è tornata al centro della memoria nazionale. Qui le principali istituzioni dello Stato hanno reso omaggio alle vittime e alla tenacia di una popolazione che seppe reagire con fermezza. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato i valori della solidarietà e della coesione, indicando proprio nell’esperienza friulana un punto di riferimento ancora attuale per il Paese. Il messaggio emerso è chiaro, la ricostruzione materiale ha avuto successo perché prima ancora è esistita una ricostruzione morale.

Il modello Friuli nato dall’iniziativa delle comunità

Uno degli aspetti più ricordati di quella tragedia è il cosiddetto Modello Friuli, spesso riassunto nell’espressione friulana Fasin di besoi, cioè facciamo da soli. Non uno slogan di chiusura, ma il segno di una volontà concreta di rimettere in piedi case, paesi e legami sociali partendo dalle comunità locali. Questo approccio, fondato sulla collaborazione tra istituzioni e territorio, viene ancora oggi considerato un esempio di ricostruzione rapida, ordinata e radicata nella responsabilità condivisa.

La politica ricorda, ma guarda anche alla prevenzione

Nel corso delle celebrazioni, sia Mattarella sia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno sottolineato il valore della risposta friulana. Ma accanto al ricordo del passato è emerso anche un tema molto concreto, quello della prevenzione. Non basta limitare i danni quando una catastrofe arriva, è necessario investire per ridurre il rischio prima che il disastro si manifesti. È un passaggio decisivo, perché la memoria di una tragedia non può ridursi a una cerimonia, deve trasformarsi in una lezione operativa per il presente.

L’Orcolat e la forza di una identità collettiva

Nella tradizione popolare friulana il terremoto viene associato all’Orcolat, creatura leggendaria che vivrebbe nelle viscere del Monte San Simeone. Anche questo richiamo simbolico è tornato durante le commemorazioni, quasi a rappresentare il volto mitico della paura. Ma il senso del racconto è stato rovesciato, il Friuli è stato più forte del suo mostro. Dietro questa immagine c’è l’idea di una terra capace di affrontare il trauma senza cedere alla rassegnazione, trasformando il dolore in energia civile.

Dalla ricostruzione alla nascita della Protezione civile

L’eredità di quel terremoto non riguarda solo gli edifici ricostruiti o i borghi restituiti alla vita quotidiana. In Friuli maturò anche una nuova consapevolezza nazionale sull’organizzazione dei soccorsi e sulla gestione delle emergenze. Non a caso, proprio da quella esperienza prese forma la Protezione civile come struttura di riferimento. Oggi questo patrimonio viene considerato un’eccellenza, anche se resta aperto il tema della tutela di sindaci e volontari, chiamati a operare in contesti difficili e spesso delicati sotto il profilo delle responsabilità.

Il ruolo dei sindaci e delle comunità locali

Alla cerimonia erano presenti numerosi sindaci con la fascia tricolore, segno concreto di una memoria che continua a vivere nei territori. Il loro ruolo è stato richiamato anche alla luce delle discussioni più recenti sulle responsabilità legate agli interventi di Protezione civile. Il dibattito nato dopo i fatti di Preone ha riportato attenzione sulla necessità di proteggere chi, nelle emergenze, è chiamato a decidere e agire rapidamente. È un tema che si lega direttamente allo spirito del 1976, quando la rinascita fu possibile anche grazie alla vicinanza tra istituzioni locali e cittadini.

Un esempio che l’Italia continua a guardare

Le parole delle più alte cariche dello Stato hanno confermato che il terremoto del Friuli non appartiene solo alla memoria regionale. È un passaggio della storia repubblicana che ha mostrato come una tragedia possa generare un modello di responsabilità condivisa. Dignità, concretezza, rapidità nella ricostruzione e capacità di fare rete sono diventate le parole chiave di quell’esperienza. Ancora oggi il Friuli viene ricordato come una terra ferita, ma soprattutto come una terra capace di dimostrare che la rinascita non nasce dalla retorica, nasce dal coraggio quotidiano.

Una memoria che non si limita al passato

La visita alle mostre commemorative e il tributo simbolico consegnato a Mattarella hanno chiuso una giornata densa di significati. La frase Il Friuli ringrazia e non dimentica, apparsa anni fa su un muro colpito dal sisma, continua a riassumere con efficacia il sentimento di un’intera comunità. Non è soltanto un ricordo, è un modo di stare nella storia. Significa custodire il dolore, ma anche ricordare a tutti che dalle macerie può nascere un esempio destinato a durare nel tempo.

Luigi Canali


Condividi

07 Maggio 2026 © Luigi Canali
(w) Redazione editoriale PANTA-REI
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o agenzie di stampa riconosciute, nel rispetto del presente codice etico redazionale.

PANTA-REI, l'informazione libera, gratuita e partecipativa

editoriale non-profit della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Fondazione Premio Antonio Biondi
realizzato in collaborazione con la
icoe, centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.

Copywriters ICOE
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P. e Francesca N.
Redazione | Chi siamo


PANTA-REI canale WhatsApp

Seguici nel nostro canale WhatsApp con il tuo smartphone e quando vorrai, noi saremo li con le ultime notizie ...

__
Lettera aperta ai lettori, lettrici di PANTA-REI da parte di Luigi Canali
Presidente della Fondazione

L'EDITORIALE
libero, gratuito e partecipativo

Precedente

L'editoriale libero, gratuito e partecipativo
www.panta-rei.it
LANGUAGE

Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore RUNTS e riconoscita ISTITUTO CULTURALE dalla Regione Lazio - Ente NON-PROFIT
www.fondazionepremioantoniobiondi.it
C.F. 92088700601
__
Privacy e Cookies (GDPR)

PANTA-REI
editoriale della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
redazione I.CO.E.
Via Giusué Carducci, 10 - 00187 Roma
+39.06.5654.8962
centrostudi@icoe.it
Messaggio WhatsApp

© PANTA-REI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi. Tutti i diritti sono riservati.
[C]redit grippi associati ICT