Ci sono libri che non si limitano a raccontare un passaggio storico, ma provano a rimettere in discussione il modo stesso in cui quel passaggio viene ricordato. È il caso di “Ombre sulla Repubblica. 1945-1948, una guerra civile latente”, il saggio di Aldo Giannuli pubblicato da Ponte alle Grazie, che torna sugli anni decisivi della nascita della Repubblica italiana per proporre una lettura meno rassicurante e molto più conflittuale di quel periodo.
L’idea di fondo è netta. Tra la fine della Seconda guerra mondiale e le elezioni del 18 aprile 1948, l’Italia non attraversa soltanto una fase di ricostruzione politica e istituzionale, ma vive una tensione continua, profonda, sotterranea. Non una guerra civile in senso classico, con fronti apertamente schierati sul campo, ma una frattura permanente che si muove nei palazzi del potere, nei partiti, negli apparati dello Stato e nei rapporti internazionali.
Un triennio decisivo per capire la Repubblica
Il cuore del libro è proprio questo triennio, che Giannuli considera decisivo per comprendere non solo la nascita della Repubblica, ma anche molte caratteristiche che avrebbero segnato l’Italia per decenni. In questa lettura, il periodo costituente non è una parentesi ordinata e lineare, ma il laboratorio in cui si formano i rapporti di forza destinati a influenzare tutta la storia repubblicana.
L’autore invita a guardare a quegli anni non come a una semplice fase di passaggio tra il fascismo e la democrazia, ma come a un momento pieno di contraddizioni. La nuova Italia democratica prende forma mentre restano aperte ferite politiche, sociali e territoriali che la guerra aveva solo aggravato. È dentro questa cornice che nasce, secondo il saggio, il sistema di potere repubblicano.
La guerra civile che resta sotto traccia
Uno degli aspetti più forti del volume è la definizione dell’Italia del dopoguerra come teatro di una guerra civile latente. Si tratta di una formula che sposta lo sguardo. Non si parla di pace pienamente ritrovata, ma di un conflitto rimasto sospeso, mai del tutto esploso eppure costantemente presente nella vita pubblica.
Quella tensione, nella lettura di Giannuli, non scompare neppure con il consolidarsi della nuova forma istituzionale. Si trasforma piuttosto in una sorta di guerra civile fredda, che corre in parallelo alla più ampia Guerra fredda internazionale. Il conflitto ideologico tra blocchi, dunque, non resta sullo sfondo, ma entra direttamente nella costruzione della democrazia italiana, influenzandone equilibri, alleanze e paure.
Dalla monarchia al nuovo assetto dello Stato
Nel saggio trovano spazio tutti i grandi snodi del periodo. Dal passaggio dalla monarchia alla Repubblica al ruolo dell’Assemblea Costituente, dal referendum istituzionale alla nascita del nuovo sistema dei partiti, il racconto mette in evidenza quanto ogni scelta sia stata segnata da tensioni profonde e da interessi spesso divergenti.
Non si tratta solo di descrivere eventi noti, ma di rileggerli dentro una trama più ampia. Anche episodi come la strage di Portella della Ginestra, il tentato golpe del 1947, la ricostruzione dei servizi segreti e i rapporti tra Pio XII, Stati Uniti e Democrazia cristiana diventano tasselli di una vicenda molto meno lineare di quanto spesso si racconti nei resoconti più scolastici della nascita repubblicana.
Un metodo che incrocia politica diritto e intelligence
Giannuli rivendica un approccio che non si ferma alla sola storia politica. Il libro intreccia infatti diritto costituzionale, sociologia dei partiti, storia economica, storia dell’intelligence e relazioni internazionali. È una scelta che mira a evitare letture troppo semplici di un passaggio storico segnato da interessi incrociati e livelli diversi di potere.
L’obiettivo dichiarato non è costruire un tribunale morale del passato, ma cercare di capire le logiche dei protagonisti, senza indulgenze e senza assoluzioni preventive. È un punto importante, perché consente al libro di muoversi anche su terreni scomodi, affrontando figure e ambienti molto distanti tra loro senza ridurre tutto a una contrapposizione tra buoni e cattivi.
La Costituzione materiale e i rapporti di forza reali
Uno dei concetti più rilevanti richiamati dal saggio è quello di Costituzione materiale. Oltre al testo scritto della Carta, Giannuli osserva il modo in cui il sistema repubblicano si struttura davvero nei fatti, attraverso l’equilibrio tra partiti, apparati statali, finanza e collocazione internazionale dell’Italia.
Secondo questa lettura, il dopoguerra costruisce un modello capace di garantire stabilità istituzionale, ma anche di produrre una forte rigidità. La Repubblica riesce a evitare derive più drammatiche e mantiene una forma di democrazia liberale, ma paga questo risultato con una struttura spesso bloccata, poco mobile, segnata da continuità profonde e da nodi mai sciolti, compreso quello tra Nord e Sud.
Dc e Pci tra stabilità e sistema bloccato
Nella ricostruzione di Giannuli, Democrazia cristiana e Pci hanno un ruolo doppio, quasi speculare. Da una parte contribuiscono a impedire che la tensione del dopoguerra degeneri in uno scontro aperto. Dall’altra partecipano alla costruzione di un sistema politico che finirà per irrigidirsi, limitando l’alternanza e rendendo più difficile una reale evoluzione competitiva.
In questo quadro, Alcide De Gasperi appare come il leader che comprende meglio la logica della democrazia occidentale fondata sulla competizione politica e lavora alla costruzione di un blocco moderato e conservatore. Palmiro Togliatti, pur riconosciuto come figura di grande abilità, viene invece descritto come autore di errori strategici significativi nella stagione costituente. È una lettura che certamente farà discutere, ma proprio per questo aggiunge densità al dibattito sulle origini repubblicane.
Un anniversario che invita a rileggere il passato
Nell’anno dell’ottantesimo anniversario della Repubblica, questo saggio si propone di riaprire una discussione che spesso viene affrontata in modo celebrativo o semplificato. Il merito del libro, al di là delle interpretazioni che possono essere condivise o meno, è quello di ricordare che la nascita dello Stato democratico italiano non fu un processo pacificato, lineare e privo di ambiguità.
Rileggere quelle origini alla luce di conflitti latenti, equilibri di potere e compromessi strutturali significa anche capire meglio alcuni tratti della storia italiana successiva. Perché, in fondo, molte fragilità del presente affondano le loro radici proprio in quei pochi anni in cui il nuovo Stato prese forma, cercando stabilità senza riuscire davvero a sciogliere tutte le proprie contraddizioni.
28 Aprile 2026
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