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La corruzione cambia volto e diventa più difficile da riconoscere

La relazione Anac 2025 segnala una corruzione più opaca, diffusa e difficile da individuare nella vita pubblica

La corruzione cambia volto e diventa più difficile da riconoscere

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Affidamenti diretti e consulenze sotto soglia, per Anac crescono le aree di rischio nella gestione pubblica

La corruzione non si presenta più soltanto con l’immagine classica della tangente passata sottobanco. Oggi assume forme più sfumate, meno appariscenti e proprio per questo più difficili da individuare e contrastare. È il quadro che emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sull’attività svolta da Anac nel 2025, presentata alla Camera in un contesto istituzionale di alto profilo.

Un fenomeno sempre meno visibile

Secondo l’Autorità nazionale anticorruzione, il problema si è trasformato in qualcosa di più insidioso e penetrante. Non si limita più a singoli episodi facilmente riconoscibili, ma tende a insinuarsi nelle pieghe della vita amministrativa e pubblica, assumendo forme che possono apparire formalmente corrette ma sostanzialmente distorte. È proprio questa capacità di mimetizzarsi a rendere il fenomeno più pericoloso.

Le nuove forme della corruzione

Nel documento viene descritto un sistema fatto di pratiche opache e condotte indirette. Si parla di consulenze fittizie, sponsorizzazioni poco trasparenti, concorsi alterati e utilizzo improprio delle risorse europee. Quest’ultimo aspetto, in particolare, viene indicato come in crescita, segnale di un rischio che non riguarda solo la cattiva gestione interna, ma anche la credibilità con cui vengono amministrati fondi strategici per il Paese.

Quando il rischio tocca le regole stesse

Uno dei passaggi più forti della Relazione riguarda il livello raggiunto da alcune derive corruttive. Il problema, infatti, non sarebbe limitato alla violazione delle norme esistenti, ma in certi casi arriverebbe a influenzare il contesto stesso in cui quelle norme vengono applicate. In altre parole, la corruzione non si accontenterebbe più di aggirare le regole, ma proverebbe a piegarle a interessi privati, indebolendo il principio di interesse pubblico.

Il peso simbolico della presentazione alla Camera

La presentazione della Relazione nella Sala della Regina alla Camera dei deputati, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del presidente della Camera Lorenzo Fontana e del presidente dell’Anac Giuseppe Busia, sottolinea il rilievo istituzionale del tema. Non si tratta di una questione tecnica da addetti ai lavori, ma di un nodo che riguarda la qualità della democrazia, la fiducia dei cittadini e la tenuta delle istituzioni.

Affidamenti diretti, il dato che preoccupa

Tra gli aspetti più critici evidenziati da Anac c’è l’aumento degli affidamenti diretti per servizi e forniture, comprese le consulenze. Nel 2025 questa modalità ha riguardato quasi il 95 per cento delle acquisizioni complessive. Un dato molto elevato, che secondo l’Autorità merita attenzione anche perché si concentra spesso vicino alla soglia economica che evita procedure più competitive, tra i 135 mila e i 140 mila euro.

Le zone grigie sotto soglia

È proprio in questa fascia che, secondo l’analisi dell’Autorità, possono annidarsi sprechi, comportamenti opportunistici, frazionamenti artificiosi e perfino rischi di infiltrazione criminale. Il problema non è solo economico, ma anche amministrativo e culturale. Dove manca il confronto competitivo, si restringono gli spazi di trasparenza e diventano più fragili anche quegli amministratori che vorrebbero agire correttamente ma si trovano più esposti a pressioni indebite.

Una sfida che riguarda tutta la vita pubblica

Il messaggio della Relazione è chiaro: la corruzione contemporanea è meno rumorosa, ma non per questo meno dannosa. Anzi, proprio perché più sofisticata e meno immediatamente riconoscibile, richiede strumenti di controllo più efficaci, regole più solide e una cultura amministrativa capace di difendere davvero l’interesse collettivo. Il rischio, altrimenti, è che le zone d’ombra diventino normalità e che la trasparenza resti soltanto un principio dichiarato.


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21 Aprile 2026
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