Il 10 marzo 1926 da Ciampino non partì soltanto un dirigibile. Partì anche una delle imprese aeronautiche più ambiziose del Novecento. A bordo del Norge, progettato da Umberto Nobile e costruito in Italia, prese forma una spedizione destinata a entrare nella storia dell’esplorazione polare. Due mesi dopo, quel velivolo sarebbe diventato il primo dirigibile a sorvolare il Polo Nord, segnando una tappa fondamentale nella corsa verso l’Artico.
Una partenza da Ciampino che guarda al secolo scorso
La missione ebbe inizio a Roma in un momento in cui il volo rappresentava ancora una frontiera tecnica e simbolica. Il decollo del Norge dall’aeroporto di Ciampino, avvenuto il 10 marzo 1926, non fu un episodio isolato, ma il risultato di anni di studi, tentativi e ambizioni internazionali. L’obiettivo era chiaro, raggiungere i cieli del Polo Nord con un mezzo capace di affrontare distanze estreme e condizioni proibitive.
L’incontro tra Nobile e Amundsen
Dietro quell’impresa c’era anche un’alleanza fuori dal comune. Roald Amundsen, già celebre per aver guidato nel 1911 la prima spedizione arrivata al Polo Sud, fu coinvolto nel nuovo progetto artico proprio da Nobile. L’idea di riprovare la sfida del Nord attraverso un dirigibile italiano si trasformò così in una collaborazione internazionale, sostenuta dall’Aero Club Norvegese, dal governo italiano e dall’esploratore statunitense Lincoln Ellsworth, che partecipò direttamente al viaggio.
Com’era fatto il Norge
Il dirigibile, il cui nome in norvegese significa Norvegia, era una macchina imponente per l’epoca. Mosso da tre motori, poteva toccare i 113 chilometri orari. La sua struttura misurava 106 metri di lunghezza e l’involucro conteneva 18 mila metri cubi di idrogeno. Numeri che oggi possono sembrare quasi da museo, ma che allora rappresentavano un concentrato di tecnologia, ingegneria e coraggio. Il Norge era stato pensato per affrontare l’ignoto e portare l’uomo in una delle aree più difficili del pianeta.
Il lungo viaggio verso l’Artico
Dopo la partenza dall’Italia, una delle prime tappe decisive fu quella in Russia, a Leningrado, oggi San Pietroburgo, dove il dirigibile arrivò il 15 aprile. Qui l’equipaggio dovette fermarsi a lungo per il maltempo, rinviando la ripartenza fino al 5 maggio. In un’impresa del genere, il meteo non era un dettaglio ma una variabile decisiva. Superata questa fase, il viaggio proseguì verso le isole Svalbard, in Norvegia, ultimo passaggio strategico prima della rotta finale verso il Polo Nord.
Il sorvolo del Polo Nord e le bandiere lanciate sul ghiaccio
Il momento storico arrivò il 12 maggio 1926. In quella data il Norge riuscì a sorvolare il Polo Nord, superando decenni di tentativi che si erano susseguiti dalla fine dell’Ottocento. Durante il passaggio vennero lasciate cadere le bandiere di Italia, Norvegia e Stati Uniti, i tre Paesi che avevano contribuito alla spedizione. Quel gesto aveva un forte valore simbolico, perché rappresentava non soltanto una vittoria tecnica, ma anche una rara cooperazione internazionale in nome della ricerca e dell’esplorazione.
La tensione dopo il traguardo
Dopo il sorvolo del Polo Nord non mancò un momento di forte preoccupazione. Per un breve periodo le comunicazioni con il dirigibile si interruppero, alimentando il timore che qualcosa fosse andato storto in una delle aree più ostili del globo. La tensione però durò poco. Il viaggio proseguì e si concluse il 14 maggio in Alaska, confermando il successo dell’intera missione.
I numeri e i risultati scientifici della spedizione
Alla fine dell’impresa il bilancio fu impressionante. Il Norge aveva compiuto 171 ore di volo e percorso circa 13 mila chilometri, con una velocità media di 76 chilometri orari. Ma il valore della spedizione non fu soltanto celebrativo. Tra i risultati più importanti ci fu la conferma dell’assenza di terre tra il Polo Nord e Punta Barrow, in Alaska. A questo si aggiunsero osservazioni meteorologiche preziose su una regione fino ad allora quasi sconosciuta, rendendo la missione utile anche sul piano scientifico.
Un’impresa italiana che merita memoria
A distanza di un secolo, la storia del Norge resta una pagina affascinante dell’aviazione e dell’esplorazione polare. Non fu soltanto un viaggio spettacolare, ma la dimostrazione concreta di come ingegno, tecnologia e visione potessero spingere l’uomo oltre i limiti conosciuti. E c’è anche un dettaglio che merita di essere ricordato con orgoglio, quella rotta verso il Polo Nord partì da Roma e portava la firma di un ingegnere italiano, Umberto Nobile.
10 Aprile 2026
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