Il 27 marzo 2026 non è una data qualsiasi. Segna il quarantunesimo anniversario della morte di Ezio Tarantelli, economista, docente e studioso del lavoro assassinato il 27 marzo 1985 all’Università La Sapienza di Roma. Ricordarlo oggi non significa soltanto tornare su una delle pagine più drammatiche del terrorismo italiano, ma riflettere sul valore delle idee, del confronto democratico e della libertà di ricerca.
Un anniversario che parla ancora al presente
A più di quattro decenni da quel delitto, la figura di Ezio Tarantelli continua a essere richiamata nel dibattito pubblico come simbolo di rigore intellettuale e coraggio civile. La sua morte non colpì soltanto un accademico, ma una voce che cercava di leggere i cambiamenti del lavoro e dell’economia con uno sguardo riformatore, aperto al dialogo e alla mediazione sociale.
Il 27 marzo 1985 alla Sapienza
Secondo le ricostruzioni storiche, Ezio Tarantelli venne colpito a morte nel parcheggio della facoltà di Economia della Sapienza, al termine di una lezione. Fu un omicidio che colpì il mondo universitario, sindacale e istituzionale, lasciando un segno profondo nell’Italia di quegli anni.
Perché il suo nome non appartiene solo al passato
Ricordare oggi Tarantelli non è un esercizio di memoria rituale. Significa riportare al centro il valore del pensiero critico, della competenza e del confronto in una società che spesso fatica a tenere insieme giustizia sociale, sviluppo economico e dignità del lavoro. Anche per questo, a distanza di anni, il suo nome continua a essere legato non solo alla tragedia della sua fine, ma alla solidità del suo contributo culturale.
Chi era Ezio Tarantelli
Ezio Tarantelli nacque l’11 agosto 1941 e divenne uno dei più noti economisti italiani del secondo dopoguerra. La sua attività accademica e scientifica si concentrò in particolare sull’economia del lavoro, sulle dinamiche salariali e sui meccanismi che regolavano il rapporto tra Stato, imprese e sindacati. In anni segnati da forti contrapposizioni, cercò di proporre strumenti di equilibrio, evitando sia le rigidità ideologiche sia le semplificazioni politiche.
Lo studioso del lavoro e della contrattazione
Tra i temi più importanti affrontati da Tarantelli vi fu il legame tra inflazione, salari e contrattazione. In un’Italia in cui il costo della vita cresceva rapidamente, la questione della tutela del potere d’acquisto era centrale. Il suo nome viene spesso associato al dibattito sulla scala mobile, cioè il meccanismo che adeguava automaticamente i salari all’aumento dei prezzi. La sua riflessione non puntava a colpire i lavoratori, ma a individuare un sistema più sostenibile, capace di contenere l’inflazione senza abbandonare la difesa sociale.
L’idea del patto tra le parti sociali
Uno degli aspetti più originali del suo pensiero riguardava la necessità di una collaborazione stabile tra governo, imprese e sindacati. Secondo Ezio Tarantelli, l’economia non poteva essere governata soltanto con decisioni tecniche o con prove di forza. Serviva invece una forma di concertazione, cioè un dialogo strutturato tra le parti sociali, per affrontare insieme temi come salari, produttività, occupazione e inflazione. Questa impostazione riformista lo rese una figura influente, ma anche molto esposta.
L’assassinio delle Brigate Rosse
Il 27 marzo 1985 Ezio Tarantelli fu ucciso a Roma in un attentato delle Brigate Rosse. L’omicidio avvenne all’interno dell’area dell’Università La Sapienza, dove insegnava. Fu un delitto che colpì profondamente il mondo accademico, sindacale e politico, perché prese di mira un intellettuale che lavorava sulle riforme, sul confronto democratico e sulla possibilità di ridurre i conflitti sociali attraverso la mediazione. La sua morte entrò subito tra le pagine più dolorose degli anni di piombo.
Perché la sua figura dava fastidio al terrorismo
Le organizzazioni terroristiche come le Brigate Rosse consideravano nemici non solo i rappresentanti dello Stato, ma anche coloro che cercavano di rafforzare la democrazia con riforme concrete. Tarantelli, con la sua idea di mediazione tra interessi diversi, rappresentava l’opposto della logica armata e della contrapposizione assoluta. La sua visione riformista dimostrava che i problemi del lavoro potevano essere affrontati con strumenti democratici, trattativa e responsabilità condivisa. Proprio questa impostazione lo rese un bersaglio simbolico.
L’eredità lasciata al dibattito economico italiano
A distanza di decenni, il nome di Ezio Tarantelli continua a essere ricordato per il suo contributo all’economia del lavoro e alla cultura della concertazione. Molte delle discussioni che ancora oggi riguardano salari, produttività, inflazione e relazioni industriali riportano indirettamente alle sue intuizioni. Il suo percorso mostra come l’economia non sia soltanto una materia fatta di numeri, ma anche una riflessione sul modo in cui una società distribuisce tutele, sacrifici e opportunità.
Una memoria che unisce studio e impegno civile
Ricordare Ezio Tarantelli significa tenere insieme due dimensioni. Da una parte c’è lo studioso, capace di leggere i problemi strutturali dell’economia italiana. Dall’altra c’è la vittima del terrorismo, colpita perché credeva nella forza del dialogo e delle riforme. La sua storia resta attuale proprio per questo: ricorda quanto possano essere fragili le democrazie quando il confronto viene sostituito dall’odio ideologico, ma anche quanto sia importante difendere chi prova a costruire soluzioni invece di alimentare lo scontro.
Luigi Canali
27 Marzo 2026 © Luigi Canali
(w) Redazione editoriale PANTA-REI
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o agenzie di stampa riconosciute, nel rispetto del presente codice etico redazionale.
editoriale non-profit della
Fondazione Premio Antonio Biondi
realizzato in collaborazione con la

Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
Copywriters ICOE
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P. e Francesca N.
Redazione | Chi siamo

Seguici nel nostro canale WhatsApp con il tuo smartphone e quando vorrai, noi saremo li con le ultime notizie ...
__
Lettera aperta ai lettori, lettrici di PANTA-REI da parte di Luigi Canali
Presidente della Fondazione
Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore RUNTS e riconoscita ISTITUTO CULTURALE dalla Regione Lazio - Ente NON-PROFIT
www.fondazionepremioantoniobiondi.it
C.F. 92088700601
__
Privacy e Cookies (GDPR)
PANTA-REI
editoriale della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
redazione I.CO.E.
Via Giusué Carducci, 10 - 00187 Roma
+39.06.5654.8962
centrostudi@icoe.it
Messaggio WhatsApp
© PANTA-REI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi. Tutti i diritti sono riservati.
[C]redit grippi associati ICT