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Paolo Cirino Pomicino, si chiude una stagione della Prima Repubblica

Con Paolo Cirino Pomicino scompare una figura centrale della Dc andreottiana e della politica italiana del Novecento

Paolo Cirino Pomicino, si chiude una stagione della Prima Repubblica

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Muore Paolo Cirino Pomicino, uno degli ultimi protagonisti della Democrazia Cristiana e della stagione della Prima Repubblica

Con la morte di Paolo Cirino Pomicino, scomparso a 86 anni, si chiude un altro capitolo della lunga storia politica italiana del secondo dopoguerra. Il suo nome, per decenni, è stato legato alla stagione più potente e controversa della Democrazia Cristiana, quella in cui i partiti non erano solo contenitori elettorali ma vere architetture di potere, influenza e mediazione.

Da Napoli alla politica nazionale

Nato a Napoli il 3 settembre 1939, Paolo Cirino Pomicino aveva costruito il proprio percorso partendo da studi lontani, almeno in apparenza, dalle aule parlamentari. Laureato in medicina e chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con specializzazione in neurologia, aveva poi scelto la politica come terreno principale del suo impegno pubblico. Prima l’esperienza nel Comune di Napoli, poi il salto nel Parlamento nazionale.

Un protagonista della Democrazia Cristiana andreottiana

Nel panorama della Dc, Pomicino è stato a lungo identificato con la corrente andreottiana. Non un semplice uomo di partito, ma uno degli interpreti più riconoscibili di quel metodo politico fatto di relazioni, equilibrio interno e capacità di lettura dei rapporti di forza. Alla Camera dei deputati ha consolidato il proprio peso istituzionale, diventando presidente della commissione Bilancio tra il 1983 e il 1988, in una fase centrale per gli assetti economici e politici del Paese.

Gli anni del Governo e la stagione del Caf

Il suo ruolo si rafforzò ulteriormente con l’ingresso nei governi della fine degli anni Ottanta. Fu ministro della Funzione pubblica nel governo guidato da Ciriaco De Mita e successivamente ministro del Bilancio e della Programmazione economica nei governi Andreotti VI e Andreotti VII. Erano gli anni del cosiddetto Caf, l’asse politico che univa Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani, uno degli ultimi grandi equilibri della Prima Repubblica prima della crisi che avrebbe travolto quel sistema.

Un uomo politico che attraversa più stagioni

Ridurre Pomicino a una sola stagione sarebbe però troppo semplice. La sua figura è rimasta presente anche oltre il tramonto della Prima Repubblica, segno di una continuità politica rara. In un panorama in cui molti protagonisti di quegli anni sono scomparsi dalla scena, lui ha continuato a essere un riferimento per chi leggeva la politica come esercizio di intelligenza, visione e memoria storica.

Il cordoglio di chi lo ha conosciuto

Alla notizia della sua morte sono arrivati messaggi che ne hanno ricordato soprattutto la tenacia e la lucidità. Pier Ferdinando Casini ha parlato di un uomo che in molti consideravano quasi “indistruttibile”, sottolineandone la passione civile, la competenza parlamentare e la rara intelligenza politica. Anche Clemente Mastella, con toni più personali, ha ricordato un rapporto umano e politico lungo decenni, definendolo un amico e un interlocutore vivace, capace di interpretare con acutezza gli scenari pubblici.

Il giudizio di una politica che cambia

Tra i messaggi di cordoglio c’è anche quello di Matteo Renzi, che ha definito Paolo Cirino Pomicino una delle menti più raffinate della Prima Repubblica e una personalità anticonformista della lunga transizione italiana. È un riconoscimento che dice molto, perché arriva da una generazione politica lontana da quella Dc che Pomicino aveva contribuito a rappresentare. Segno che alcune figure, al di là delle appartenenze, continuano a essere lette come simboli di una fase storica irripetibile.

Con la scomparsa di Paolo Cirino Pomicino non viene meno soltanto un ex ministro o un ex parlamentare. Se ne va uno degli ultimi testimoni diretti di una politica capace di esercitare potere, suscitare consenso, dividere giudizi e lasciare un’impronta profonda nelle istituzioni. Per molti era un protagonista discusso, per altri un interprete brillante. Di certo, una figura che apparteneva a un’Italia politica che oggi appare sempre più lontana.

Luigi Canali


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22 Marzo 2026 © Luigi Canali
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