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A Fano, Banksy incontra gli angeli e l’arte parla a chi cerca un nome

My name is... porta a Fano un percorso tra Banksy, angeli e identità, in una chiesa sospesa tra storia e street art

A Fano, Banksy incontra gli angeli e l’arte parla a chi cerca un nome

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A Fano una mostra su Banksy e Andrea Corsaletti trasforma l’arte in un dialogo con chi vive ingiustizie e fragilità

Ci sono mostre che si limitano a esporre opere, e poi ce ne sono altre che provano a fare qualcosa di più complesso e più umano. L’esposizione “My name is...”, in programma a Fano dal 9 maggio al 28 giugno e promossa dall’Associazione Artemista, sembra voler appartenere alla seconda categoria. Il punto di partenza è l’universo visivo di Banksy, ma il cuore del progetto non è la celebrità dell’artista. Al centro, piuttosto, c’è chi nella vita si è sentito ignorato, colpito, ferito o messo ai margini.

Non una mostra su Banksy, ma sulle persone

L’idea più interessante dell’iniziativa è proprio questa inversione di sguardo. Invece di concentrarsi soltanto sul mistero che da anni circonda il nome di Banksy, la mostra sceglie di dare spazio a chi vive esperienze di ingiustizia, sopruso o fragilità. È un cambio di prospettiva netto, quasi provocatorio, perché sposta l’attenzione dalla firma dell’autore all’identità di chi osserva e si riconosce nelle opere.

Il titolo lascia uno spazio aperto

Il titolo “My name is...” non offre una frase completa, e proprio per questo funziona. Quel vuoto finale non è un dettaglio grafico, ma una scelta simbolica. Ogni visitatore è chiamato a riempirlo con il proprio nome, con la propria storia, con la propria sensibilità. L’arte, in questo caso, non si limita a essere guardata. Chiede una risposta, quasi una presa di posizione personale.

Il dialogo tra Banksy e Andrea Corsaletti

Uno degli elementi più originali del percorso espositivo è il confronto ideale tra le immagini di Banksy e l’opera di Andrea Corsaletti, artista fanese scomparso nell’agosto 2025 a 65 anni. Se il writer britannico ha costruito gran parte del suo linguaggio attorno a temi come il potere, la violenza, l’ingiustizia e l’assurdità del presente, Corsaletti viene ricordato per i suoi angeli, figure sospese tra speranza, spiritualità e mistero. Mettere in relazione questi due mondi significa creare un ponte tra denuncia e consolazione, tra ferita e possibilità di riscatto.

Girl with balloon come presenza simbolica

A fare da perno emotivo dell’intera esposizione sarà “Girl with balloon”, una delle immagini più riconoscibili legate a Banksy. Non è una scelta casuale. Quell’opera, così semplice e così potente, continua a evocare perdita, desiderio, innocenza e attesa. Inserita in un contesto che riflette sull’identità di chi soffre, assume un valore ancora più aperto, quasi universale. Non parla solo di street art, ma di ciò che sfugge, di ciò che manca, di ciò che ognuno continua a cercare.

Una chiesa del Seicento trasformata in racconto contemporaneo

La sede della mostra aggiunge un ulteriore livello di lettura. Le opere saranno ospitate nella chiesa seicentesca di Santa Maria del Suffragio, in piazzale Cleofilo, uno spazio che mette in contatto il linguaggio urbano della street art con una cornice storica e spirituale. Il risultato annunciato è un forte contrasto visivo, quasi un cortocircuito tra epoche, stili e sensibilità diverse. I racconti multimediali dedicati a Banksy si muoveranno attorno a una grande installazione sugli angeli di Corsaletti, da cui partirà una proiezione luminosa verso il soffitto, come un’esplosione di anime pure.

Il Gloria e la forza del luogo

A dominare dall’alto la zona absidale ci sarà anche il Gloria, importante complesso scultoreo in stucco di Giuseppe Maria Mazza, realizzato nei primi anni del Settecento. La presenza di questa opera storica non fa da semplice sfondo, ma contribuisce a rendere ancora più forte l’incontro tra patrimonio artistico e visione contemporanea. In uno stesso spazio convivono così memoria, provocazione, spiritualità e linguaggi popolari, in una formula che può rendere l’esperienza davvero immersiva.

Fano si apre alla città e agli artisti

L’inaugurazione non resterà confinata dentro lo spazio espositivo. Il progetto coinvolgerà infatti anche le vie e la piazzetta circostanti, animate da colori, pennelli e artisti locali, con l’obiettivo di ricreare un’atmosfera simile a una piccola Montmartre. È una scelta coerente con il senso dell’intera iniziativa: portare l’arte fuori da una dimensione chiusa e farne un’esperienza condivisa, accessibile, partecipata. In questo modo Fano non ospita soltanto una mostra, ma costruisce un racconto urbano che unisce memoria, creatività e riflessione sociale.

L’identità nascosta dell’artista e quella ritrovata del pubblico

Mentre il dibattito internazionale continua a interrogarsi sulla vera identità di Banksy, l’esposizione fanese sceglie una strada diversa e forse più interessante. Non chiede tanto chi sia davvero l’artista, quanto chi siamo noi davanti all’ingiustizia, al dolore e alla speranza. Ed è proprio in questa domanda che “My name is...” trova la sua forza. Perché in fondo il nome più importante, qui, non è quello nascosto dietro uno pseudonimo, ma quello che ogni visitatore decide di mettere dentro quello spazio lasciato aperto.


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16 Marzo 2026
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