Alla vigilia della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, il dibattito artistico si intreccia con quello politico e internazionale. La presentazione del Padiglione Italia, in programma per l’edizione che aprirà il 9 maggio, ha riacceso una tensione già evidente tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco. Al centro della discussione c’è la presenza della Federazione Russa, un tema che supera i confini dell’arte e tocca il terreno delicato delle relazioni europee e del significato stesso della rappresentanza culturale.
La partecipazione russa diventa un caso europeo
La questione non riguarda più soltanto l’Italia o la governance della Biennale. Ventidue paesi europei, insieme all’Ucraina, hanno infatti sottoscritto una lettera con cui chiedono di riconsiderare la presenza della Russia all’Esposizione. Il punto non è solo simbolico. Secondo i firmatari, accogliere Mosca in questo contesto rischia di trasmettere un messaggio di normalizzazione incompatibile con una guerra ancora in corso e con le devastazioni subite dal patrimonio culturale ucraino.
Bruxelles alza il tono e valuta conseguenze concrete
Anche da Bruxelles sono arrivate parole nette. La vicepresidente della Commissione europea, Henna Virkkunen, e il commissario alla Cultura Glenn Micallef hanno espresso una condanna ferma rispetto alla partecipazione russa, lasciando intendere che la vicenda potrebbe avere anche risvolti economici. Tra le ipotesi sul tavolo c’è infatti la possibilità di riesaminare i finanziamenti europei destinati alla Fondazione. Un passaggio che rende evidente come, in questa vicenda, la cultura venga letta anche come spazio di responsabilità istituzionale.
Giuli, l’arte di uno Stato autocratico non è neutrale
Pur senza firmare la lettera dei ventidue ministri, l’Italia ha fatto conoscere in modo chiaro la propria posizione attraverso le parole di Alessandro Giuli. Nel videomessaggio diffuso durante la presentazione del Padiglione Italia, il ministro ha sostenuto che l’arte prodotta sotto un’autocrazia può dirsi davvero libera solo quando assume un carattere dissidente. Quando invece viene selezionata dai vertici di uno Stato autoritario, ha osservato, perde quella indipendenza che dovrebbe appartenere all’espressione artistica. È un ragionamento che lega direttamente la libertà culturale alla libertà politica, con un richiamo esplicito alla sofferenza del popolo ucraino.
Buttafuoco difende l’autonomia della Biennale
Di tono diverso la replica di Pietrangelo Buttafuoco, che ha rivendicato l’autonomia della Biennale di Venezia come principio fondante dell’istituzione. Il presidente ha ricordato che da oltre 130 anni la manifestazione costruisce uno spazio internazionale dove chiusure e censure restano fuori dall’ingresso. Una posizione che non cancella il conflitto politico, ma lo sposta sul terreno delle regole, delle procedure e del ruolo che una grande istituzione culturale deve mantenere in un contesto globale segnato da tensioni e guerre.
Il timore del soft power e le proteste annunciate
Le perplessità europee ruotano attorno a un rischio preciso, quello della strumentalizzazione politica. La presenza russa potrebbe infatti essere utilizzata come operazione di soft power, utile a mostrare un’immagine di legittimazione internazionale lontana dalla realtà del conflitto. A condividere questa preoccupazione non sono soltanto governi e istituzioni, ma anche il collettivo femminista russo Pussy Riot, che ha già annunciato iniziative di protesta. Un segnale che conferma quanto il piano culturale, oggi, sia tutt’altro che separato dalla dimensione politica.
Il Padiglione Italia prova a riportare il centro sull’arte
Nel mezzo di questa polemica, il Padiglione Italia prova comunque a definire un proprio spazio espressivo. Il progetto Con te Con tutto, curato da Cecilia Canziani, viene presentato come un’installazione unitaria capace di coinvolgere l’intero padiglione trasformandolo in un paesaggio in movimento. Il lavoro di Chiara Camoni, fondato sul recupero di materiali tradizionali come la terracotta e su forme che intrecciano animale, umano e sacro, punta a costruire una relazione diretta tra la scultura e i visitatori. Più che una semplice esposizione, l’idea è quella di un ambiente condiviso, aperto all’ascolto e alla reciprocità.
La polemica sugli artisti italiani e la risposta della Fondazione
Accanto al tema Russia, resta anche un’altra discussione, quella sull’asserita assenza degli italiani nella mostra principale. Buttafuoco ha definito la polemica sterile, spiegando che era stato immaginato un percorso di presentazione in tre tappe, poi interrotto da circostanze impreviste e drammatiche. Il presidente ha voluto ribadire che il Padiglione Italia resta uno dei punti di eccellenza della manifestazione e che il lavoro di Chiara Camoni e Cecilia Canziani rappresenta un livello qualitativo indiscutibile. In altre parole, la risposta della Fondazione è stata duplice: difendere il metodo e, allo stesso tempo, rivendicare il valore artistico della scelta compiuta.
Una Biennale che riflette le fratture del presente
La vicenda dimostra che oggi una grande esposizione internazionale non può più essere letta soltanto come un evento culturale. La Biennale di Venezia si ritrova a essere anche uno specchio delle tensioni contemporanee, dove autonomia artistica, diplomazia, guerra, identità europea e libertà di espressione si sovrappongono. E proprio per questo il confronto sulla presenza della Russia non appare come una polemica laterale, ma come uno dei nodi più significativi di questa edizione.
11 Marzo 2026
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