A cinque anni dall’attentato nella Repubblica Democratica del Congo, il nome di Luca Attanasio continua a evocare non solo una tragedia, ma un’idea precisa di servizio allo Stato. Non una figura istituzionale distante, ma un diplomatico capace di unire professionalità e sensibilità umana in uno dei contesti più complessi del continente africano.
Il messaggio del Presidente Sergio Mattarella
Nel suo intervento inviato al sindaco di Limbiate, Antonio Domenico Romeo, e alla famiglia dell’Ambasciatore, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito la missione di Attanasio un esempio dei valori dell’Italia repubblicana. In un contesto segnato da crisi e instabilità, ha ricordato come la sua dedizione incarni uno spirito di cooperazione e umanità verso l’Africa.
Per il Capo dello Stato, il sacrificio dell’Ambasciatore e di chi era con lui resta patrimonio vivo della memoria collettiva, simbolo dell’impegno quotidiano dei servitori dello Stato che operano in territori difficili.
Un anniversario che unisce istituzioni e diplomazia
Nel giorno della commemorazione, il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha ricordato insieme alla Farnesina e alla rete diplomatica italiana il sacrificio di Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci. Caduti nell’adempimento del dovere, hanno testimoniato – ha sottolineato Tajani – valori come solidarietà, dialogo e vicinanza alle comunità più fragili.
Un richiamo che lega la memoria alla continuità dell’azione internazionale italiana, fondata su cooperazione e responsabilità.
Il ricordo di Zakia Seddiki
A riportare la commemorazione su un piano intimo è stata Zakia Seddiki, moglie di Attanasio e fondatrice dell’associazione umanitaria Mama Sofia. “Il 22 febbraio 2021 la nostra vita è cambiata per sempre”, ha ricordato, evocando non solo il marito ma anche Vittorio Iacovacci e l’autista congolese Mustapha Milambo.
Nel suo messaggio emerge un’idea forte: il dolore non si cancella, si trasforma. Resta ciò che è stato seminato, restano i valori trasmessi, la fiducia nel dialogo e nella costruzione di ponti tra popoli.
Una carriera diplomatica segnata dall’impegno sociale
Nato a Saronno nel 1977, entrato in carriera diplomatica nel 2003, Luca Attanasio ha svolto incarichi in Svizzera, Marocco e Nigeria prima di assumere il ruolo di ambasciatore nella Repubblica Democratica del Congo nel 2017.
Oltre al percorso professionale, è stato attivo in programmi di aiuto promossi dalla Comunità di Sant’Egidio. Nel 2020 aveva ricevuto il Premio internazionale Nassiriya per la Pace per il suo impegno nella promozione della convivenza tra i popoli.
L’attentato e le ombre ancora aperte
Il 22 febbraio 2021 Attanasio è stato ucciso in un attacco armato contro un convoglio del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, nei pressi di Goma, nell’est del Congo. Con lui hanno perso la vita Vittorio Iacovacci e Mustapha Milambo.
Le circostanze dell’agguato restano controverse e non completamente chiarite. Si è parlato di un tentativo di rapimento finito tragicamente, ma restano interrogativi ancora aperti.
Un esempio che supera la cronaca
Ridurre Luca Attanasio a una pagina di cronaca significherebbe limitarne il significato. Il suo profilo univa competenza diplomatica e attenzione concreta alle emergenze sociali. Era noto per un approccio aperto e dialogante, apprezzato sia in Italia sia nel contesto africano in cui operava.
Cinque anni dopo, il suo nome continua a rappresentare una visione della diplomazia come presenza sul territorio, ascolto e costruzione di relazioni. Un’eredità che istituzioni e familiari indicano come riferimento per le nuove generazioni di servitori dello Stato.
23 Febbraio 2026
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