Da quando è iniziata l’offensiva russa contro l’Ucraina, migliaia di famiglie hanno trasformato la fuga in una corsa contro il tempo per salvare i propri figli. Tra ambulanze, pullman e voli umanitari, oltre 3.500 bambini sono arrivati in Italia e sono stati accolti all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Dietro questo numero ci sono volti, diagnosi urgenti, paure e piccoli segnali di rinascita.
Numeri che raccontano un’emergenza silenziosa
Secondo Unicef, i minori in fuga dal conflitto sono più di 2,5 milioni. Centinaia di migliaia risultano sfollati all’interno del Paese, altri hanno cercato rifugio oltre confine. Migliaia sono stati uccisi o feriti. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha certificato migliaia di attacchi contro strutture sanitarie, compromettendo cure essenziali per malati oncologici, bambini con epilessia o patologie rare. In questo scenario, l’arrivo nei reparti italiani ha rappresentato per molti una possibilità concreta di sopravvivenza.
Dal fronte ai reparti italiani
I primi piccoli pazienti sono giunti a Roma nei giorni immediatamente successivi allo scoppio della guerra. La dottoressa Lucia Celesti, responsabile Accoglienza del Bambino Gesù, ha raccontato come inizialmente siano arrivati grazie a reti informali e volontari, poi attraverso missioni organizzate con équipe mediche italiane alle frontiere con Polonia e Romania. Tumori pediatrici, malattie reumatiche, patologie croniche e casi di amputazioni dovute alle bombe: un quadro clinico complesso, aggravato dalla carenza di farmaci negli ospedali ucraini.
Non solo cure, ma integrazione e sostegno psicologico
L’accoglienza non si è limitata alla terapia. Per facilitare l’inserimento, l’ospedale ha attivato corsi di lingua italiana, mediatori culturali e percorsi di supporto psicologico per genitori e figli. È presente anche la scuola in corsia, strumento fondamentale per non interrompere il percorso educativo. Come ha sottolineato Celesti, “i bambini li abbiamo visti rifiorire, le cicatrici più profonde spesso restano nei genitori”.
Oleg, la leucemia e il ritorno a casa
Tra le storie di guarigione c’è quella del piccolo Oleg, arrivato nel 2022 con una diagnosi di leucemia. In un sistema sanitario devastato dalla guerra, la famiglia ha trovato in Italia cure immediate e un percorso terapeutico completo. Dopo mesi di trattamenti, il bambino ha sconfitto la malattia ed è rientrato in Ucraina, tornando tra i compagni di scuola. Un esempio di come l’esodo, in alcuni casi, abbia significato salvezza.
Anna e la diagnosi che ha cambiato tutto
Per Irina, lasciare Kiev è stato un atto necessario per la figlia Anna, appena sei mesi, sospetta affetta da una malattia rara. Arrivata a Roma nel gennaio 2023, la bambina è stata ricoverata il giorno successivo. La diagnosi di ipercalcemia associata ad acidosi tubulare renale ha richiesto cure specialistiche. “L’ho vista rinascere giorno dopo giorno”, racconta la madre. Oggi la famiglia vive in Italia, tra studio, lavoro e un percorso di integrazione non privo di difficoltà.
Vladimir e la vita accanto a Ilya
La storia di Vladimir è quella di un padre che non può allontanarsi dal figlio Ilya, affetto da un tumore cerebrale che provoca crisi epilettiche. Dopo l’evacuazione da Ternopil, la famiglia ha trovato assistenza al Bambino Gesù. Tra trasferimenti e centri di accoglienza a Fiuggi, Frosinone e Anagni, la quotidianità resta fragile. Il tumore è stabile, ma le conseguenze richiedono controlli continui. Intanto il figlio maggiore Denis studia per costruirsi un futuro.
Protezione europea e futuro incerto
I cittadini ucraini rientrano nel regime di protezione temporanea dell’Unione Europea, esteso fino al 4 marzo 2027. La misura garantisce assistenza sanitaria, accesso al lavoro e istruzione. Tuttavia, l’insicurezza economica, le barriere linguistiche e il disagio psicologico restano ostacoli concreti. Accanto alle storie di guarigione, ci sono anche quelle di chi non ce l’ha fatta, come la piccola Sofija, a cui le famiglie ucraine vogliono dedicare un’associazione per sostenere altri bambini malati.
Le oltre 3.500 cure offerte dal Bambino Gesù raccontano una dimensione meno visibile della guerra: quella dei corridoi ospedalieri, delle diagnosi tempestive e della resilienza familiare. In mezzo alla distruzione, la sanità italiana è diventata per molti un ponte tra la paura e la possibilità di un domani.
22 Febbraio 2026
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