Quando una sentenza prova a ridimensionarne i poteri, Donald Trump risponde alzando la posta. Dopo la bocciatura della Corte Suprema sui dazi imposti con strumenti d’emergenza, il presidente americano ha annunciato nuove tariffe globali: prima al 10%, poi al 15% nel giro di meno di ventiquattro ore. Una mossa che riapre lo scontro commerciale e aumenta l’incertezza sui mercati internazionali.
La risposta immediata alla sentenza
La decisione della Corte Suprema ha dichiarato illegittimi i dazi applicati in base all’International Emergency Economic Powers Act. Un colpo che avrebbe potuto frenare la strategia protezionistica della Casa Bianca. Invece, Trump ha scelto un’altra strada, annunciando su Truth l’aumento immediato delle tariffe al 15% per un periodo di 150 giorni.
La leva della Section 122 del Trade Act
Il presidente ha fatto riferimento alla Section 122 del Trade Act del 1974, norma mai utilizzata prima che consente l’imposizione temporanea di dazi fino al 15% senza l’approvazione del Congresso. Una scelta che mostra la volontà di restare entro i confini legali disponibili, pur mantenendo una linea dura verso quei Paesi che, secondo Trump, si sarebbero “approfittati degli Stati Uniti per decenni”.
Altre opzioni sul tavolo
La strategia commerciale non si esaurisce qui. Trump ha citato anche la Section 301 del Trade Act, già utilizzata durante il primo mandato contro la Cina. Questa disposizione consente di imporre dazi dopo un’indagine su pratiche commerciali sleali. Un’altra via è la Section 232 del Trade Expansion Act, che permette tariffe per motivi di sicurezza nazionale, già applicata su acciaio, automobili e rame. Sullo sfondo resta anche la Section 338 del Tariff Act del 1930, che prevede dazi fino al 50% in caso di discriminazioni commerciali.
Incertezza su rimborsi e accordi
La sentenza non ha chiarito il nodo dei rimborsi per aziende e Stati americani che hanno già pagato le tariffe dichiarate illegittime. Tra i giudici, solo Brett Kavanaugh ha espresso un’opinione netta, mettendo in guardia dal rischio di caos amministrativo. Gli esperti ritengono che eventuali restituzioni potrebbero richiedere anni, con procedimenti probabilmente caso per caso.
Il ruolo dell’Unione Europea e gli equilibri geopolitici
Sul piano internazionale, gli osservatori ritengono che gli accordi commerciali già firmati, incluso quello con l’Unione Europea, non subiranno modifiche immediate. Tuttavia, la partita commerciale si intreccia con dossier sensibili come Ucraina, Nato e Groenlandia. In questo contesto, molti governi preferiscono evitare tensioni dirette con la Casa Bianca, temendo possibili ritorsioni.
Un presidente sotto pressione ma ancora offensivo
La sentenza della Corte Suprema ha rappresentato un limite concreto ai poteri presidenziali e un colpo alla credibilità politica di Trump. Tuttavia, la reazione rapida e l’innalzamento dei dazi dal 10% al 15% confermano una linea coerente: mostrare fermezza e mantenere l’immagine di leader capace di aggirare gli ostacoli istituzionali.
L’effetto immediato è un clima di forte incertezza economica. Le prossime settimane saranno decisive per capire quali strumenti normativi verranno effettivamente utilizzati e quanto la nuova offensiva commerciale influenzerà mercati, alleanze e rapporti diplomatici.
22 Febbraio 2026
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