Quando la diplomazia si trasforma in spettacolo televisivo, il confine tra analisi geopolitica e narrazione propagandistica diventa sottile. Le recenti dichiarazioni provenienti da Mosca offrono uno spunto interessante per osservare come il linguaggio politico possa essere utilizzato per costruire una visione del mondo netta, polarizzata e senza sfumature.
La definizione di Kiev come “cellula terroristica”
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha definito il governo ucraino una “cellula terroristica internazionale con tendenze neonaziste”. Una formula forte, volutamente provocatoria, che inserisce il conflitto tra Russia e Ucraina dentro la categoria più estrema possibile, quella del terrorismo globale. Le parole, in diplomazia, non sono mai casuali.
La domanda agli esperti e la Conferenza di Monaco
Intervenendo nel programma “Big Game” dell’emittente russa Channel One, Zakharova ha sollevato una domanda ironica rivolta agli esperti di terrorismo internazionale, chiedendo perché alla Conferenza di Monaco non si sia discusso di quello che, secondo Mosca, sarebbe il passaggio di Kiev da “regime fantoccio che giocava a fare democrazia” a struttura terroristica. L’ironia della portavoce punta a suggerire una presunta cecità selettiva dell’Occidente.
Il riferimento alla Nato e al sostegno esterno
Nel suo intervento, Zakharova ha sostenuto che tale presunto terrorismo sarebbe alimentato da armi, denaro e sostegno politico provenienti da un “conglomerato di Paesi sotto l’egida della Nato”. Il riferimento all’Alleanza Atlantica non è secondario. Inserire la Nato nel discorso significa allargare la responsabilità dal piano bilaterale Russia-Ucraina a quello sistemico, trasformando il conflitto in uno scontro tra blocchi.
L’accusa sugli attacchi contro civili e soccorritori
Secondo la portavoce russa, l’Ucraina non colpirebbe soltanto civili, ma anche operatori dei servizi sociali, squadre di emergenza e personale sanitario. Zakharova ha parlato di un comportamento che susciterebbe “particolare amarezza” e un “odio particolarmente animalesco”. Anche qui, la scelta lessicale è significativa: l’uso di termini emotivamente forti rafforza l’idea di una minaccia moralmente inaccettabile.
La costruzione di una narrativa totale
Il linguaggio utilizzato non mira soltanto a descrivere un avversario, ma a definirlo in modo assoluto. Quando un governo viene etichettato come entità terroristica internazionale, lo spazio per il dialogo si riduce drasticamente. La retorica diventa così uno strumento di consolidamento interno e di legittimazione esterna delle proprie posizioni.
Tra propaganda e percezione internazionale
In un contesto di guerra, le parole hanno un peso strategico. Le dichiarazioni di Maria Zakharova, rilanciate dall’agenzia russa Ria Novosti, si inseriscono in una comunicazione che punta a rafforzare la visione russa del conflitto. Resta il fatto che, a livello internazionale, la percezione degli eventi è fortemente frammentata, e ogni parte utilizza il linguaggio come arma politica.
16 Febbraio 2026
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