La competizione globale sull’intelligenza artificiale non è più soltanto una questione tecnologica. È diventata un confronto strategico tra Stati Uniti e Cina, che coinvolge infrastrutture energetiche, sicurezza dei modelli e controllo degli ecosistemi digitali. In questo scenario, OpenAI ha inviato un documento ufficiale alla House Select Committee della Camera dei Rappresentanti, nel Congresso americano, per delineare rischi e prospettive.
La distillazione dei modelli, tecnica legittima ma delicata
Uno dei punti centrali riguarda la cosiddetta model distillation. Nel linguaggio dell’IA significa utilizzare un modello molto potente come “teacher” per addestrarne uno più piccolo, lo “student”, facendogli imitare comportamento e capacità.
Si tratta di una tecnica diffusa e in sé legittima. Il problema nasce quando grandi quantità di output vengono raccolte da servizi proprietari per replicarne le funzionalità senza autorizzazione. In quel caso, la distillazione non è più un semplice processo tecnico, ma diventa una questione di tutela industriale e sicurezza.
Accessi mascherati e sospetti su DeepSeek
Nel documento, OpenAI segnala di aver individuato attività riconducibili a tentativi sistematici di estrazione di output dai propri modelli e da quelli di altri laboratori statunitensi.
L’azienda afferma di aver rilevato account collegati a dipendenti di DeepSeek impegnati a eludere restrizioni di accesso attraverso “obfuscated third-party routers” e altre tecniche di mascheramento. Secondo la ricostruzione fornita, sarebbero stati sviluppati strumenti per accedere in modo programmatico ai modelli e raccogliere dati utili alla distillazione.
Democratic AI e leadership globale entro il 2030
Nel memo, OpenAI inserisce la questione tecnica in un quadro più ampio. La competizione sull’IA viene descritta come una sfida tra modelli di governance, con il concetto di “democratic AI” contrapposto a sistemi più centralizzati.
Secondo l’analisi, la maggior parte delle attività avversarie osservate proverrebbe dalla Cina e, in modo occasionale, dalla Russia. L’azienda cita anche il modello DeepSeek R1, lanciato durante il Capodanno lunare, come indicatore dello stato della corsa tecnologica. L’obiettivo dichiarato da Pechino di diventare leader globale dell’IA entro il 2030 viene indicato come un riferimento strategico chiaro.
Energia e infrastrutture, il vero campo di battaglia
Oltre alla sicurezza dei modelli, il documento evidenzia un altro fattore decisivo, la capacità energetica. Secondo dati attribuiti a Bloomberg, nel 2025 la Cina avrebbe aggiunto 543 gigawatt di nuova capacità elettrica, contro 51 gigawatt negli Stati Uniti.
OpenAI riporta anche dati interni sulla propria capacità di calcolo alimentata da energia, passata da 0,2 gigawatt nel 2023 a circa 1,9 nel 2025. Una crescita significativa, ma ancora insufficiente rispetto alla domanda. È anche per questo motivo, spiega l’azienda, che il rilascio di nuove funzionalità procede con cautela.
Il progetto Stargate e l’obiettivo 2029
Tra le iniziative citate figura il progetto Stargate, con l’obiettivo di portare l’infrastruttura IA statunitense a 10 gigawatt entro il 2029. Dopo un anno, il percorso sarebbe già oltre metà.
Il tema infrastrutturale appare dunque centrale quanto quello algoritmico. Senza energia e data center adeguati, anche i modelli più avanzati rischiano di restare limitati.
Sicurezza dell’ecosistema e nuove contromisure
Sul piano operativo, OpenAI descrive un rafforzamento delle difese contro la distillazione non autorizzata. Tra le misure adottate figurano la rimozione di utenti sospetti, sistemi avanzati di rilevazione e revisione e interventi per ridurre la fuoriuscita di “reasoning traces”.
L’azienda propone inoltre un approccio di ecosystem security, per evitare che eventuali abusi si spostino verso fornitori meno protetti. Una strategia che riconosce come la sicurezza dell’IA non possa essere solo individuale, ma debba coinvolgere l’intero sistema.
16 Febbraio 2026
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