Ci sono libri che cambiano il corso di una vita. Per Fabiola Gianotti, tutto è iniziato tra i banchi del liceo classico, a 17 anni, quando la lettura della biografia di Marie Curie ha acceso una vocazione destinata a lasciare il segno nella fisica mondiale. Da quella scintilla è nato un percorso che l’ha portata a diventare la prima donna direttrice generale del CERN di Ginevra, il più prestigioso laboratorio di fisica delle particelle al mondo.
Una vocazione nata tra le pagine di un libro
La figura di Marie Curie, due volte premio Nobel e pioniera nello studio della radioattività, ha rappresentato un modello potente in un’epoca in cui la scienza era dominata dagli uomini. Scoprì elementi come il polonio e il radio, aprendo nuove frontiere nella ricerca.
Per Fabiola Gianotti, quella lettura fu determinante. La curiosità verso le domande fondamentali sulla natura e sull’universo trovò nella fisica uno strumento per cercare risposte. Una scelta che avrebbe definito l’intera sua carriera scientifica.
Dal liceo classico al CERN di Ginevra
Nata a Roma nel 1962, cresciuta e laureata in Fisica all’Università Statale di Milano, Gianotti ha sempre coltivato una visione ampia della conoscenza, affiancando alla scienza la passione per la musica classica.
Dal 2016 al 2025 è stata direttrice generale del CERN, il Centro Europeo per la Ricerca Nucleare di Ginevra, dove si studiano i cosiddetti “mattoncini dell’universo”, le particelle elementari e le forze che regolano la materia.
Higgs, Atlas e la scoperta che ha fatto storia
Uno dei momenti più intensi della sua carriera è legato alla scoperta del bosone di Higgs, annunciata il 4 luglio 2012. All’epoca era responsabile dell’esperimento ATLAS al Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle esistente.
Nelle settimane precedenti l’annuncio, la tensione era altissima. “Lavoravamo giorno e notte, analizzando enormi quantità di dati e verificando ogni dettaglio”, ha ricordato. Migliaia di ricercatori coinvolti, un riserbo assoluto da mantenere e la consapevolezza di trovarsi di fronte a una scoperta destinata a cambiare la comprensione della struttura dell’universo.
Leadership, responsabilità e la sfida di essere donna
Accettare la candidatura alla direzione del CERN non è stata una decisione semplice. Dopo l’elezione, il primo pensiero fu quasi ironico: “E ora come faccio?”.
Essere donna in un ruolo apicale nella scienza ha comportato sfide aggiuntive. Gianotti ha riconosciuto che la sottovalutazione esiste ancora, soprattutto quando si appartiene a una minoranza in posizioni di grande visibilità. Tuttavia, l’esperienza le ha insegnato a proseguire con determinazione, consigliando alle giovani scienziate di non lasciarsi scoraggiare dalle ingiustizie.
Donne e STEM, ostacoli ancora presenti
Nonostante i progressi, le donne restano sotto-rappresentate nei ruoli di vertice nelle discipline STEM – Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica. I pregiudizi di genere, la carenza di servizi di supporto alle famiglie e l’assenza di monitoraggi sistematici delle carriere incidono ancora sulle opportunità.
Durante il suo mandato, Gianotti ha promosso politiche per rafforzare l’equità e la diversità. Il programma 25 by ’25 ha aumentato la percentuale di donne impiegate al CERN dal 21,9% nel 2021 al 25% nel 2025, affiancato da iniziative per la disabilità e la neurodiversità.
Gli errori come strumento di crescita
Nel percorso scientifico non sono mancati inciampi. Durante il dottorato, un errore metodologico nell’analisi dei dati portò a risultati errati. Una lezione preziosa. “Gli errori sono più importanti dei successi, se sappiamo farne tesoro”, ha spiegato.
In un ambiente altamente competitivo come quello della ricerca scientifica, la capacità di riconoscere e correggere gli sbagli diventa parte integrante del progresso.
Scienza, musica e equilibrio personale
Al di fuori del laboratorio, Fabiola Gianotti coltiva lo sport e la musica classica. Diplomata in pianoforte al Conservatorio, appassionata di jogging, considera fondamentale mantenere un equilibrio tra lavoro e vita personale.
Perché la scienza richiede rigore e lucidità, ma anche creatività e armonia. E forse non è un caso che una delle menti che ha contribuito a svelare i segreti dell’universo trovi ispirazione anche nella musica.
15 Febbraio 2026
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