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Dopo il New Start, Russia e Stati Uniti tornano a parlarsi sul nucleare

Dopo la fine del New Start, Russia e Stati Uniti riaprono il dialogo sul nucleare tra urgenze e nuove tensioni

Dopo il New Start, Russia e Stati Uniti tornano a parlarsi sul nucleare

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Negoziati, Cina e nuove armi, perché il controllo nucleare è tornato centrale

Con la scadenza del trattato New Start ormai alle porte, Russia e Stati Uniti sembrano aver riaperto un canale di dialogo su uno dei dossier più delicati della sicurezza globale. L’incontro avvenuto ad Abu Dhabi ha riportato al centro la necessità di nuovi colloqui sulla non proliferazione nucleare, in un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti e da un equilibrio strategico sempre più fragile.

Un confronto riavviato dopo la fine del trattato

Secondo quanto riferito dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, Mosca e Washington hanno condiviso la consapevolezza che, dopo la fine del New Start, sia indispensabile avviare rapidamente nuovi negoziati. Il punto di partenza è la necessità di evitare una fase di totale assenza di regole nella gestione degli arsenali nucleari strategici, uno scenario che non si verificava dai primi anni Settanta.

Responsabilità condivisa e urgenza negoziale

Nel corso dei colloqui, è emerso un consenso sull’idea che entrambe le parti dovranno assumere posizioni responsabili. Come ha sottolineato Dmitry Peskov, esiste la consapevolezza comune che la mancanza di un quadro negoziale rappresenterebbe un rischio non solo bilaterale, ma globale. L’urgenza di riprendere il dialogo è quindi legata alla stabilità internazionale e alla prevenzione di una nuova corsa agli armamenti.

La posizione di Donald Trump sul New Start

Sul fronte statunitense, il presidente Donald Trump ha espresso una posizione netta. In un messaggio pubblicato su Truth, ha definito il New Start un accordo mal negoziato e ha escluso l’ipotesi di una semplice proroga. Secondo Trump, l’obiettivo dovrebbe essere la costruzione di un trattato nuovo, più moderno e capace di reggere nel lungo periodo, affidando il lavoro a esperti nucleari statunitensi.

Un vuoto storico nei limiti agli armamenti

La scadenza del New Start segna un passaggio storico. Se non verrà raggiunto un accordo, per la prima volta dal 1972 non esisteranno limiti vincolanti all’espansione degli arsenali nucleari strategici di Russia e Stati Uniti. Fu infatti in quell’anno che Richard Nixon e Leonid Brezhnev firmarono a Mosca il trattato Salt I, inaugurando l’era del controllo degli armamenti nucleari.

Origini e limiti del New Start

Il New Start venne firmato nel 2010 sotto le presidenze di Barack Obama e Dmitri Medvedev ed entrò in vigore l’anno successivo. Prevedeva limiti precisi al numero di testate nucleari e ai vettori strategici, oltre a meccanismi di ispezione e scambio di informazioni. Il trattato poteva essere prorogato una sola volta, come avvenuto nel 2021, ma oggi appare superato da un contesto geopolitico profondamente mutato.

Il nodo Cina e il blocco dei negoziati

Uno degli elementi che hanno frenato il dialogo è la questione cinese. Washington vorrebbe un accordo più ampio che includa anche Pechino, mentre la Cina rifiuta di partecipare, sostenendo che il proprio arsenale nucleare è nettamente inferiore rispetto a quello di Russia e Stati Uniti. Le stime parlano di circa 600 testate, con la possibilità di superare quota 1.000 entro il 2030, secondo le valutazioni del Pentagono.

Verifiche e ispezioni, il cuore dei trattati

Il valore di accordi come il New Start non risiede solo nei limiti numerici, ma soprattutto nei meccanismi di verifica e ispezione. Come ha spiegato Darya Dolzikova del Royal United Services Institute, lo scambio di informazioni è fondamentale per comprendere le intenzioni e le preoccupazioni dell’altra parte. La sospensione delle ispezioni, prima per la pandemia e poi per il conflitto in Ucraina, ha minato uno degli elementi chiave del trattato.

Nuove armi e rischio di instabilità

La prospettiva di un nuovo accordo è complicata anche dall’evoluzione tecnologica. Mosca ha sviluppato sistemi che non rientravano nel quadro del New Start, mentre Washington guarda a nuovi sistemi di difesa come il progetto Golden Dome. Senza regole condivise, avverte l’ex negoziatore Nikolai Sokov, ogni Paese sarà portato a basarsi sulle peggiori ipotesi riguardo alle capacità dell’altro, aumentando il rischio di una corsa agli armamenti non controllata.


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06 Febbraio 2026
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