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Liste di attesa, promesse ferme al palo e cittadini ancora in attesa

Dati poco chiari e decreti mancanti, l’analisi di Gimbe sul sistema delle liste di attesa

Liste di attesa, promesse ferme al palo e cittadini ancora in attesa

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Promesse e ritardi, il nodo delle liste di attesa nel Servizio sanitario nazionale

A distanza di mesi dall’annuncio del decreto pensato per ridurre le liste di attesa nel Servizio sanitario nazionale, i benefici concreti per i cittadini restano difficili da individuare. Tra dati poco leggibili, strumenti incompleti e decreti ancora mancanti, il divario tra intenzioni dichiarate e realtà quotidiana continua a pesare su pazienti e famiglie.

Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe

Secondo l’ultima analisi della Fondazione Gimbe, il decreto per il taglio delle liste di attesa non ha ancora prodotto effetti tangibili. A distanza di circa 18 mesi dall’avvio della norma, mancano infatti due decreti attuativi fondamentali, senza i quali l’impianto complessivo resta incompleto e difficilmente applicabile in modo efficace sul territorio.

Numeri elevati, ma poco utili per capire i ritardi

Nel 2025 sono state erogate complessivamente 57,8 milioni di prestazioni sanitarie, tra prime visite specialistiche ed esami diagnostici. Un volume rilevante che, però, non si traduce automaticamente in trasparenza. La Piattaforma nazionale per le liste di attesa, infatti, non consente di comprendere dove si accumulano i ritardi, quali prestazioni risultano più critiche e in quali aree del Paese la situazione è più grave.

Una piattaforma che non parla ai cittadini

La piattaforma raccoglie dati su oltre 24 milioni di prime visite e più di 33 milioni di esami diagnostici, ma secondo Gimbe risulta di scarsa utilità per i cittadini. Gli indicatori utilizzati per descrivere il rispetto dei tempi di attesa sono difficili da interpretare e non permettono confronti chiari tra Regioni, Aziende sanitarie o tra pubblico e privato accreditato. Manca, di fatto, una fotografia leggibile del sistema.

Intramoenia e disuguaglianze non misurate

Un altro nodo critico riguarda le prestazioni erogate in intramoenia, che si stima rappresentino circa il 30% del totale. Anche su questo fronte, la piattaforma non distingue in modo chiaro tra prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale e quelle svolte in regime libero-professionale, rendendo difficile valutare l’impatto reale sulle liste di attesa e sulle disuguaglianze di accesso alle cure.

Le parole di Nino Cartabellotta

“Dopo fiumi di annunci e dichiarazioni ufficiali, il decreto sulle liste di attesa non ha ancora prodotto alcun beneficio concreto per cittadini e pazienti”, ha dichiarato Nino Cartabellotta. Un giudizio netto che richiama l’attenzione sul rischio di una riforma rimasta, almeno per ora, più sulla carta che nella pratica.

Decreti attuativi mancanti e tempi incerti

Al 1 febbraio 2026 risultano pubblicati quattro dei sei decreti attuativi previsti. Restano però non adottati due provvedimenti chiave: uno relativo alla definizione del fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale e un altro dedicato alle linee guida per la gestione delle disdette e l’ottimizzazione delle agende di prenotazione da parte dei Cup. Due tasselli centrali, ancora senza una scadenza definita.

Una riforma incompleta che pesa sul sistema sanitario

L’assenza di questi strumenti rende difficile trasformare i dati in decisioni operative e interventi mirati. Senza una lettura chiara delle criticità territoriali e organizzative, il rischio è che le liste di attesa continuino a rappresentare uno dei principali fattori di disuguaglianza nell’accesso alle cure, nonostante le riforme annunciate.


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03 Febbraio 2026
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