La decisione dell’Unione Europea di avviare il percorso politico per classificare il Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica come organizzazione terroristica continua a produrre effetti sul piano diplomatico. L’Iran ha reagito duramente, definendo l’iniziativa europea un atto ostile e annunciando contromisure che rischiano di irrigidire ulteriormente i rapporti tra Teheran e le capitali europee.
La reazione immediata delle istituzioni iraniane
A pochi giorni dall’intesa raggiunta dai ministri degli Esteri dell’Ue, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha risposto con una presa di posizione simbolica e politica insieme. Davanti all’Assemblea, indossando l’uniforme dei pasdaran in segno di solidarietà, ha dichiarato che l’Iran considererà a sua volta le forze armate dei Paesi europei come “gruppi terroristici”. Una replica che richiama esplicitamente la legislazione iraniana sulle contromisure adottate in caso di designazioni ostili.
La convocazione degli ambasciatori a Teheran
La tensione si è ulteriormente alzata con la decisione dell’Iran di convocare gli ambasciatori di tutti i Paesi europei presenti a Teheran. A renderlo noto è stato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, che ha definito la scelta europea “un errore strategico” e “un insulto all’Iran”. Secondo Baghaei, la convocazione rappresenterebbe solo un “passo minimo”, lasciando intendere che altre misure sono allo studio.
Le accuse di escalation rivolte all’Europa
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che ha accusato apertamente l’Europa di contribuire all’escalation delle tensioni regionali. Secondo il capo della diplomazia di Teheran, l’inserimento dei pasdaran nella lista Ue delle organizzazioni terroristiche costituirebbe un “grave errore strategico”, capace di aggravare un quadro già instabile.
Il riferimento al rischio di una guerra regionale
In un messaggio diffuso sui social, Abbas Araghchi ha sottolineato come diversi attori internazionali stiano cercando di evitare lo scoppio di una guerra totale nella regione mediorientale, osservando che tra questi non figurerebbero i Paesi europei. Al contrario, l’Europa verrebbe descritta come un soggetto che “alimenta il fuoco”, prima con la strategia dello snapback e ora con la designazione dell’esercito iraniano come organizzazione terroristica.
Ipocrisia e interessi economici nel mirino di Teheran
Nel suo intervento, il ministro iraniano ha anche accusato l’Ue di indignazione selettiva, criticando la mancanza di iniziative europee rispetto alla guerra a Gaza e, allo stesso tempo, la rapidità nel richiamare la difesa dei diritti umani in Iran. Secondo Araghchi, questa linea non solo maschererebbe il declino del ruolo europeo, ma finirebbe per danneggiare gli stessi interessi del continente, esposto alle conseguenze economiche di un conflitto regionale, a partire dall’aumento dei prezzi dell’energia.
Uno scontro che pesa sulle relazioni future
La vicenda apre una fase delicata nei rapporti tra Iran e Unione Europea, segnata da dichiarazioni dure e da segnali diplomatici sempre più tesi. Se da un lato Bruxelles rivendica una scelta politica legata alla sicurezza e ai diritti umani, dall’altro Teheran legge la mossa come un atto ostile destinato a produrre effetti negativi su stabilità, economia e relazioni internazionali.
02 Febbraio 2026
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