La riapertura del valico di Rafah segna un passaggio rilevante per la popolazione della Striscia di Gaza, ma arriva in un contesto ancora segnato da violenze e perdite civili. Mentre alcune decine di persone tornano a muoversi tra Gaza ed Egitto, le notizie dal sud della Striscia raccontano una realtà drammatica che continua a colpire i più vulnerabili.
Il valico di Rafah torna operativo per i residenti
Il valico di Rafah, unico punto di passaggio tra Gaza ed Egitto non controllato direttamente da Israele, è stato riaperto al transito dei residenti. Secondo quanto riferito da un funzionario della sicurezza israeliano, il passaggio è ora consentito sia in entrata che in uscita, dopo l’arrivo delle squadre della missione Eubam dell’Unione Europea, incaricate di supportare la gestione e il monitoraggio delle frontiere.
Un flusso limitato nei primi giorni
I media statali egiziani hanno precisato che, nella fase iniziale, il transito sarà limitato a circa cinquanta persone al giorno per ciascuna direzione. L’emittente AlQahera News, citando fonti legate all’intelligence, ha parlato di un avvio graduale dell’operatività, con gruppi ristretti autorizzati a lasciare l’Egitto per Gaza e viceversa. Fonti presenti al confine hanno confermato l’arrivo di alcune decine di persone sul lato egiziano, in attesa di entrare nella Striscia.
Il ruolo della missione europea
La riapertura del valico è stata collegata direttamente alla presenza della missione europea di assistenza alle frontiere. Secondo le autorità israeliane, l’arrivo delle squadre Eubam rappresenta una condizione necessaria per garantire il movimento dei civili, almeno in questa fase iniziale. Un segnale che, tuttavia, non modifica il quadro generale di forte instabilità che caratterizza l’area.
Un bambino ucciso nel sud di Gaza
Nelle stesse ore, nuove notizie di vittime civili sono arrivate dal sud della Striscia. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, un bambino palestinese di tre anni è stato ucciso nella zona di al-Mawasi, nei pressi della città di Khan Younis, durante un attacco attribuito alle forze israeliane. Le informazioni sono state confermate da fonti del Nasser Medical Complex.
Al-Mawasi, campo profughi e “zona umanitaria”
L’area di al-Mawasi, situata lungo la costa di Gaza, ospita un vasto campo profughi dove vivono decine di migliaia di sfollati in condizioni estremamente precarie. Nonostante Israele abbia definito la zona una “area di sicurezza umanitaria”, secondo la testata araba l’area continua a essere colpita da attacchi. In questo caso, le cannoniere israeliane avrebbero bombardato le tende che ospitavano famiglie costrette a fuggire dalle proprie case.
Il nome della vittima e il bilancio delle violenze
La vittima, identificata dall’agenzia Wafa come Iyad Ahmed Naeem al-Raba’i, aveva solo tre anni. Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute palestinese, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, oltre 500 palestinesi sarebbero stati uccisi a Gaza e più di 1.400 feriti. Numeri che alimentano interrogativi sulla tenuta della tregua e sulla reale protezione dei civili.
Aperture parziali e una crisi che continua
La riapertura del valico di Rafah rappresenta per molti residenti una possibilità concreta di movimento dopo mesi di isolamento. Tuttavia, le notizie che arrivano dal terreno mostrano come la crisi umanitaria e la violenza restino una costante quotidiana. Tra spiragli diplomatici e drammi umani, Gaza continua a vivere una realtà sospesa tra aperture limitate e lutti incessanti.
02 Febbraio 2026
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