La decisione di Washington di riaprire il capitolo dei dazi legati al commercio energetico con Cuba riporta al centro una frattura mai davvero sanata. La firma di un nuovo decreto statunitense ha innescato una reazione immediata da L’Avana, che parla apertamente di un’escalation sul piano economico e politico.
Un decreto che colpisce il commercio energetico
Il provvedimento firmato da Donald Trump prevede la possibilità per gli Stati Uniti di imporre dazi doganali ai Paesi che vendono petrolio a Cuba. Una misura che, pur presentata come strumento di pressione economica, rischia di avere ricadute dirette sulle forniture energetiche dell’isola e sui suoi già fragili equilibri interni.
La reazione di L’Avana
Da L’Avana la risposta è stata netta. Il governo cubano ha definito il decreto “un atto brutale di aggressione”, denunciando un’ulteriore stretta che colpisce direttamente la popolazione. La misura viene letta come un passo che va oltre la diplomazia, trasformando l’economia in uno strumento di pressione politica.
Sessantacinque anni di blocco economico
Nel messaggio diffuso sui social, il ministro degli Esteri Bruno Rodriguez ha ricordato che Cuba è sottoposta da oltre 65 anni a quello che viene definito il blocco economico più lungo e severo mai applicato a una nazione. Secondo L’Avana, il nuovo decreto si inserisce in una continuità storica che ha già prodotto gravi difficoltà sul piano sociale ed economico.
Un’accusa rivolta alla comunità internazionale
La denuncia non è rivolta solo a Washington. Il governo cubano ha dichiarato di voler portare la questione “davanti al mondo”, sottolineando come queste politiche possano spingere il Paese verso “condizioni di vita estreme”. Un appello che mira a coinvolgere la comunità internazionale e a riaprire il dibattito sulla legittimità e sull’efficacia delle sanzioni economiche.
Le conseguenze per la popolazione
Secondo le autorità cubane, il rischio maggiore non riguarda la dimensione geopolitica, ma l’impatto quotidiano sulle persone. Limitare l’accesso alle risorse energetiche significa incidere su trasporti, produzione e servizi essenziali. In questo contesto, il decreto viene percepito come un ulteriore aggravio per una popolazione già provata da decenni di restrizioni.
Un conflitto che resta aperto
La vicenda conferma come il rapporto tra Stati Uniti e Cuba resti segnato da una conflittualità strutturale. Al di là dei singoli decreti, il nodo centrale rimane il futuro delle relazioni tra i due Paesi e la possibilità di superare una logica di scontro che, secondo L’Avana, continua a produrre effetti pesanti sul piano umano e sociale.
30 Gennaio 2026
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