Le tensioni tra Iran e Stati Uniti tornano a salire, con dichiarazioni sempre più dure che alimentano il timore di una nuova escalation militare in Medio Oriente. Tra avvertimenti pubblici, richiami alla forza e tentativi di dialogo regionale, lo scontro verbale si intreccia a una fragile partita diplomatica.
La risposta di Teheran alle minacce americane
L’Iran ha fatto sapere che reagirà “come mai prima d’ora” in caso di un attacco da parte degli Stati Uniti. A comunicarlo è stata la missione di Teheran presso l’Onu, che ha definito inaccettabili le recenti dichiarazioni provenienti da Washington. Il messaggio è chiaro: l’Iran non intende subire nuove azioni militari senza rispondere in modo deciso.
Le parole di Donald Trump e l’ultimatum negoziale
Nelle scorse ore, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di “sperare che l’Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative”, sottolineando che “il tempo stringe”. Trump ha inoltre avvertito che un eventuale nuovo attacco americano sarebbe molto peggiore di quello avvenuto nel giugno 2025. In un messaggio pubblicato su Truth, il presidente ha ribadito la linea dura sul dossier nucleare, insistendo sul concetto “NIENTE ARMI NUCLEARI”.
Il messaggio della missione iraniana all’Onu
La missione iraniana all’Onu ha risposto tramite un post su X, affermando che l’Iran è “pronto al dialogo basato sul rispetto e sugli interessi reciproci”, ma che, se provocato, “si difenderà e risponderà come mai prima d’ora”. Al messaggio è stato allegato uno screenshot delle dichiarazioni di Trump, in cui si parlava di una “enorme Armata” diretta verso la Repubblica islamica.
La posizione di Marco Rubio e il tema delle proteste interne
A rafforzare il fronte critico verso Teheran è intervenuto anche il segretario di Stato Marco Rubio, che in un’audizione al Senato ha sostenuto che “l’Iran è più debole che mai”. Secondo Rubio, le proteste interne potrebbero essersi temporaneamente affievolite, ma sono destinate a riaccendersi. Alla domanda sul numero delle vittime durante le manifestazioni, il segretario ha parlato di migliaia di morti, delineando un quadro di forte repressione.
Le critiche europee al regime iraniano
Dal fronte europeo, il cancelliere federale tedesco Friedrich Merz ha definito il regime iraniano come un sistema che può sopravvivere solo attraverso forza bruta e terrore. Merz ha dichiarato che un governo privo di legittimità, responsabile di decine di migliaia di vittime nelle proteste interne, “ha i giorni contati”. Un giudizio che rafforza l’isolamento politico di Teheran sul piano internazionale.
I contatti regionali per evitare l’escalation
Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avviato una serie di contatti con i principali attori regionali. In una telefonata con l’omologo saudita Faisal bin Farhan, le parti hanno messo in guardia contro le pericolose conseguenze di un’ulteriore escalation per la pace e la stabilità regionali. Secondo l’agenzia Mehr, Araghchi ha avuto colloqui anche con lo sceicco del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani e con il ministro egiziano Badr Abdelatty, nel tentativo di coordinare una risposta diplomatica alle crescenti pressioni statunitensi.
28 Gennaio 2026
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