Secondo Mosca, l’Unione europea avrebbe appena compiuto un gesto clamoroso: rinunciare alla propria libertà. Il motivo? La decisione di interrompere gradualmente le importazioni di gas russo entro il 2027. Una lettura che, a detta delle autorità russe, trasformerebbe una scelta politica ed energetica in una sorta di atto di sottomissione. Un’interpretazione che fa discutere, soprattutto perché arriva da chi, storicamente, non ama molto essere messo in discussione.
La lezione di libertà secondo Mosca
Per la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, i Paesi dell’Unione europea avrebbero rinunciato alla libertà approvando lo stop al gas russo. Una tesi affascinante, soprattutto se si considera che viene proposta come verità assoluta, senza margini di interpretazione. In pratica, scegliere di non dipendere più da una singola fonte energetica equivarrebbe, secondo questa visione, a perdere autonomia.
Felici vassalli o infelici schiavi
Il linguaggio utilizzato non è passato inosservato. Zakharova ha parlato di “felici vassalli o infelici schiavi”, lasciando intendere che l’Europa non sarebbe più padrona delle proprie decisioni. Un’immagine forte, quasi teatrale, che sembra più adatta a una rappresentazione storica che a un’analisi delle politiche energetiche del XXI secolo.
Quando l’ironia rimbalza in Europa
Curiosamente, le stesse espressioni erano emerse anche nel dibattito europeo. Il primo ministro belga Bart de Wever, intervenendo al forum di Davos, aveva evocato il tema della dignità dei Paesi europei. Il contesto, però, era ben diverso e riguardava le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump su possibili ambizioni territoriali. Un confronto interno, non certo una resa collettiva.
La decisione sul gas, cosa prevede davvero
Al di là delle metafore, l’Unione europea ha adottato un regolamento che introduce uno stop graduale alle importazioni di gas e Gnl dalla Russia. Il calendario è chiaro: divieto totale per il gas naturale liquefatto entro la fine del 2026 e stop al gas via gasdotto dall’autunno del 2027. Una scelta che punta a ridurre la dipendenza energetica, non a sostituirla con un’altra.
Un’Europa quasi unanime, ma non del tutto
La decisione è stata sostenuta dalla maggioranza degli Stati membri, con l’eccezione di Ungheria e Slovacchia, che hanno votato contro, e della Bulgaria, che si è astenuta. Segno che l’Europa discute, si divide e vota. Un comportamento che, nel bene e nel male, assomiglia più a un processo decisionale complesso che a una rinuncia collettiva alla libertà.
Libertà, dipendenza e qualche paradosso
Il paradosso sta tutto qui: per Mosca, smettere di comprare gas russo significherebbe perdere autonomia; per Bruxelles, significa ridurre una dipendenza strategica. Due letture opposte dello stesso gesto. Alla fine, più che una lezione di libertà, il confronto sembra rivelare quanto il concetto possa cambiare a seconda di chi lo definisce e, soprattutto, di quali interessi sono in gioco.
26 Gennaio 2026
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