La trasformazione di una scuola in uno strumento politico non avviene sempre con proclami solenni o grandi svolte pubbliche. A volte accade in silenzio, attraverso circolari, lezioni preconfezionate e rituali quotidiani che cambiano significato. È da questa zona grigia che nasce una storia capace di parlare non solo della Russia, ma del rapporto fragile tra istruzione e potere in molte parti del mondo.
Una testimonianza dall’interno del sistema
A raccontare questa deriva è Pavel Talankin, conosciuto come Pasha, ex insegnante e co-regista del documentario Mr. Nobody Against Putin, selezionato nella shortlist per gli Oscar 2026. La sua esperienza prende forma in una piccola scuola di provincia, dove l’intervento dello Stato nell’istruzione arriva in modo rapido e pervasivo, trasformando le aule in strumenti di narrazione ufficiale.
Quando la guerra entra in classe
L’invasione dell’Ucraina segna un punto di svolta netto. Nel giro di poche settimane, le scuole ricevono un prikaz, un ordine formale che impone nuovi contenuti didattici. Le lezioni non sono più costruite dagli insegnanti, ma arrivano già pronte, con indicazioni precise su cosa dire e come dirlo. Il conflitto viene presentato attraverso parole chiave come “denazificazione” e “demilitarizzazione”, termini che entrano nel linguaggio scolastico e diventano rapidamente parte della normalità.
Dall’educazione al reclutamento simbolico
Secondo Talankin, la scuola smette di essere un luogo di crescita critica e si trasforma in una piattaforma di reclutamento ideologico. Alzabandiera, canti patriottici, lettere ai soldati e competizioni simboliche sostituiscono attività educative e creative. L’obiettivo non è più formare cittadini consapevoli, ma rafforzare la lealtà allo Stato e l’idea del sacrificio come valore fondante.
Il dilemma morale di un insegnante
Di fronte a questo cambiamento, Talankin vive un conflitto profondo. La scuola non è solo il suo luogo di lavoro, ma una parte della sua storia personale. Dopo essersi dimesso, decide di tornare e documentare tutto, consapevole dei rischi enormi. “Una mossa sbagliata poteva costarmi decenni di carcere”, racconta. Filmare diventa un atto di resistenza silenziosa e, allo stesso tempo, un modo per lasciare una traccia di ciò che stava accadendo.
L’efficacia dell’indottrinamento precoce
Uno degli aspetti più inquietanti riguarda l’impatto sui più giovani. La propaganda, spiega Talankin, funziona soprattutto con i bambini più piccoli, che trascorrono anni con gli stessi insegnanti. Questo rapporto di fiducia rende il messaggio ancora più potente. In un contesto in cui la propaganda è ovunque, la scuola diventa il luogo impossibile da evitare, il canale più diretto per plasmare una visione del mondo.
La fuga e la diffusione del film
Quando la pressione diventa insostenibile, Talankin lascia la Russia portando con sé ore di filmati. Il documentario debutta negli Stati Uniti, ma una copia arriva rapidamente anche nella sua città d’origine. Le reazioni delle autorità sono immediate: ispezioni, avvertimenti, isolamento. L’insegnante-regista viene etichettato come traditore, confermando proprio quel meccanismo che il film intende smontare.
Un monito che va oltre la Russia
Il messaggio finale del documentario non riguarda solo il Cremlino o il futuro della Russia. Mette in guardia da un rischio più ampio: l’idea che criticare il potere equivalga a tradire la patria e che la scuola possa diventare uno strumento di consenso invece che di pensiero. “Anche da noi inizia a essere così”, osservano alcuni spettatori dopo le proiezioni. Un segnale che rende questa storia un avvertimento globale, non confinato a un solo Paese.
21 Gennaio 2026
© Redazione editoriale PANTA-REI
https://www.panta-rei.it/home.do?key=1768990689&dettagli=quando-la-scuola-diventa-propaganda
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o agenzie di stampa riconosciute, nel rispetto del presente codice etico redazionale.
editoriale non-profit della
Fondazione Premio Antonio Biondi
realizzato in collaborazione con la

Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
Copywriters ICOE
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P. e Francesca N.
Redazione | Chi siamo

Seguici nel nostro canale WhatsApp con il tuo smartphone e quando vorrai, noi saremo li con le ultime notizie ...
__
Lettera aperta ai lettori, lettrici di PANTA-REI da parte di Luigi Canali
Presidente della Fondazione
Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore RUNTS e riconoscita ISTITUTO CULTURALE dalla Regione Lazio - Ente NON-PROFIT
www.fondazionepremioantoniobiondi.it
C.F. 92088700601
__
Privacy e Cookies (GDPR)
PANTA-REI
editoriale della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
redazione I.CO.E.
Via Giusué Carducci, 10 - 00187 Roma
+39.06.5654.8962
centrostudi@icoe.it
Messaggio WhatsApp
© PANTA-REI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi. Tutti i diritti sono riservati.
[C]redit grippi associati ICT