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Altan a L’Aquila, satira e cultura in tempi rumorosi

Satira, cittadini e cultura secondo Altan, tra dialogo mancato e tempi difficili da interpretare

Altan a L’Aquila, satira e cultura in tempi rumorosi

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Altan a L’Aquila riflette su satira, politica e cultura in un presente sempre più confuso

La prima visita di Francesco Tullio Altan a L’Aquila diventa l’occasione per una riflessione più ampia sul presente. Tra una passeggiata nel centro cittadino e l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Accademia di Belle Arti, il celebre autore non si sofferma solo sulla città, ma allarga lo sguardo su satira, politica e cultura in un’epoca che definisce complessa e profondamente confusa.

Uno sguardo su L’Aquila che riparte

Arrivato in città per la prima volta, Francesco Tullio Altan osserva con attenzione ciò che lo circonda. Senza fare paragoni con il passato, sottolinea come il centro storico gli appaia “molto ben ricostruito”. Un’impressione misurata, lontana da toni celebrativi, che si inserisce nel suo modo abituale di guardare la realtà con curiosità e prudenza.

Disegnare il presente è diventato più difficile

Dal racconto urbano il discorso si sposta rapidamente sul mestiere dell’autore. Altan ammette che oggi fare satira è più faticoso rispetto al passato. Non perché manchino i temi, ma perché il presente è attraversato da un eccesso di rumore. “Bisogna cercare punti sempre più nascosti nella confusione generale”, osserva, descrivendo un contesto in cui orientarsi è diventato complicato.

Confusione, rissa e mancanza di dialogo

Nel suo sguardo sul tempo attuale emerge una sensazione di deriva. Le regole sembrano uscire dal gioco, il confronto lascia spazio allo scontro e il dialogo si riduce. Altan parla di una realtà in cui si ragiona poco e si discute ancora meno. Non propone soluzioni, riconoscendo con onestà di non avere ricette pronte per interpretare o correggere questa tendenza.

Satira, potere e responsabilità dei cittadini

Sul rapporto tra satira e potere, Altan delimita con chiarezza il suo campo d’azione. Il suo lavoro, spiega, non è inseguire sempre i personaggi più in vista, ma interrogarsi su chi li porta a occupare certe posizioni. “Io parlo come uno dei cittadini”, afferma, ricordando che il voto è una scelta e che non sempre, a suo giudizio, viene esercitata con criteri consapevoli. Da qui nasce anche una critica alla politica, vista come specchio della società ma spesso tentata di allontanarsi dal mandato ricevuto.

La cultura non come scenografia

Al centro della riflessione c’è anche il ruolo della cultura, che Altan invita a non ridurre a semplice ornamento. Quando viene messa in secondo piano, sostiene, si perde la capacità di pensare e confrontarsi. Il risultato è un clima dominato da schieramenti contrapposti, un “noi contro loro” che trasforma il dibattito in tifo e svuota il senso stesso della cultura.

La Pimpa, cinquant’anni nati per caso

Non manca uno sguardo al percorso creativo che lo accompagna da decenni. Altan ricorda come il personaggio della Pimpa sia nato senza un progetto preciso, durante un gioco con la figlia ancora piccola. Un’idea casuale, non pianificata, che nel tempo è diventata un punto di riferimento per generazioni di bambini. Un esempio di come il lavoro creativo cambi lentamente, spesso senza che chi lo fa se ne accorga subito.

Satira oggi, materiale fin troppo abbondante

Guardando al futuro, Altan chiude con una battuta che è anche una constatazione amara. Per fare satira, dice, il materiale non manca affatto. Anzi, ce n’è forse anche troppo. Un’abbondanza che riflette la complessità del presente e conferma quanto sia difficile, oggi più che mai, trovare un punto fermo da cui osservare e raccontare la realtà.


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20 Gennaio 2026
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