Il World Economic Forum di Davos torna a essere uno specchio delle tensioni globali. Dazi, sicurezza, regole internazionali e nuove ambizioni geopolitiche si intrecciano in un contesto che molti leader descrivono come instabile. Dai discorsi europei emerge un messaggio chiaro: il mondo sta cambiando rapidamente e l’Europa è chiamata a scegliere se restare spettatrice o costruire una propria autonomia strategica.
Macron e il rifiuto della legge del più forte
Nel suo intervento a Davos, il presidente francese Emmanuel Macron ha criticato duramente l’uso dei dazi come strumento di pressione politica, soprattutto quando diventano una leva contro la sovranità territoriale degli Stati. Macron ha descritto uno scenario globale segnato da oltre cinquanta conflitti e da un progressivo indebolimento del diritto internazionale, parlando di un ritorno di ambizioni imperiali e di un mondo sempre più privo di regole condivise.
Sovranità europea e sicurezza internazionale
Secondo Macron, la risposta europea deve partire dalla difesa della propria sovranità e indipendenza. In questo quadro si inserisce anche la decisione della Francia di partecipare al dispiegamento di forze in Groenlandia, letta come un segnale politico oltre che militare. L’obiettivo dichiarato è evitare che la competizione tra potenze degeneri in una nuova forma di vassallizzazione dei Paesi più esposti.
Lo strumento anti-coercizione economica
Un altro punto centrale riguarda la tutela delle imprese europee. Macron ha sottolineato come l’Europa sia rimasta spesso isolata nel difendere il proprio tessuto economico, ma ha anche indicato nello strumento anti-coercizione economica una leva concreta da utilizzare quando le regole globali vengono ignorate. L’idea è chiara: non accettare passivamente la logica del più forte né nuove forme di politica coloniale mascherate da scelte commerciali.
Von der Leyen e la nuova indipendenza europea
Sulla stessa linea si è collocata la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha definito gli shock geopolitici come una possibile opportunità. Secondo von der Leyen, il momento attuale rappresenta una necessità storica per costruire una nuova indipendenza europea, non come reazione episodica, ma come obiettivo strutturale condiviso all’interno dell’Unione.
Dazi Usa e alleanze sotto pressione
Von der Leyen ha giudicato un errore i dazi aggiuntivi proposti da Donald Trump, soprattutto tra alleati storici. Ha ricordato l’esistenza di un accordo commerciale tra Unione europea e Stati Uniti, ribadendo che un accordo deve avere valore, anche politico. La risposta europea, ha assicurato, sarà ferma ma proporzionata, per evitare una spirale che rischierebbe di favorire avversari comuni.
Groenlandia, Artico e investimenti strategici
Un capitolo importante riguarda l’Artico. Von der Leyen ha annunciato un pacchetto europeo per la sicurezza dell’Artico, fondato sulla piena solidarietà con Groenlandia e Danimarca. La sovranità di questi territori è stata definita non negoziabile, insieme a un piano di investimenti europei e allo sviluppo di capacità comuni, come una flotta di rompighiaccio, per rafforzare la presenza europea nella regione.
Commercio globale tra accordi e nuove aperture
Sul fronte economico, la presidente della Commissione ha rivendicato la firma dell’accordo Ue-Mercosur come una svolta storica dopo venticinque anni di negoziati. L’intesa viene presentata come una scelta di commercio equo e partnership al posto di dazi e isolamento. Von der Leyen ha inoltre confermato che l’Ue guarda a nuovi accordi, dall’Australia ai Paesi del Sud-Est asiatico e del Golfo.
Eu Inc. e il futuro delle imprese europee
Un passaggio rilevante riguarda il progetto Eu Inc., pensato per creare una struttura societaria unica europea. L’obiettivo è permettere alle imprese di operare in tutta l’Unione con regole semplificate, registrazioni rapide e un mercato dei capitali più fluido. Secondo von der Leyen, una simile riforma potrebbe rafforzare la crescita interna e rendere l’Europa più attrattiva per gli investimenti globali.
Un contesto globale sempre più frammentato
A Davos sono emerse anche altre voci. Il presidente finlandese Alexander Stubb ha espresso cauto ottimismo sulla crisi della Groenlandia, mentre l’assenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stata collegata ai bombardamenti in corso in Ucraina. Intanto, dalla Cina è arrivato un segnale di apertura: Pechino punta a offrire pari condizioni alle imprese straniere e a riequilibrare la propria economia verso i consumi.
Davos come termometro del nuovo disordine globale
Il Forum di Davos conferma così il suo ruolo di osservatorio privilegiato di un mondo in trasformazione. Tra dazi, sicurezza e nuove alleanze, l’Europa sembra consapevole di trovarsi davanti a una scelta cruciale: adattarsi a un ordine globale frammentato o contribuire a ridisegnarlo, partendo da una maggiore autonomia politica ed economica.
20 Gennaio 2026
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