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Tagli agli aiuti internazionali, le donne pagano il prezzo più alto

UN Women Italy rafforza il fundraising privato per garantire la continuità dei servizi salvavita

Tagli agli aiuti internazionali, le donne pagano il prezzo più alto

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Meno fondi, meno protezione, la crisi degli aiuti internazionali pesa soprattutto sulle donne

Nel dibattito globale sugli aiuti internazionali c’è un dato che fatica a emergere, ma che pesa in modo drammatico sulle vite di milioni di persone: quando le risorse diminuiscono, le prime a subirne le conseguenze sono spesso le donne. La riduzione dei fondi non è solo una questione contabile, ma si traduce in servizi chiusi, protezioni che saltano e diritti che diventano più fragili.

Un sistema di protezione che si sta sgretolando

Secondo le analisi sostenute da UN Women Italy, a livello globale è stato chiuso un programma antiviolenza su tre. Oltre il 40% delle organizzazioni attive sul campo ha dovuto ridurre o interrompere servizi essenziali come rifugi sicuri, assistenza legale, cure mediche e supporto psicologico per le vittime di violenza. Tagli che colpiscono direttamente le persone più vulnerabili, lasciandole spesso senza alternative.

Quando mancano i fondi, saltano i servizi salvavita

La riduzione degli aiuti internazionali non produce effetti astratti. Significa meno strutture operative, meno personale formato e meno possibilità di intervenire tempestivamente. In molti contesti, questi servizi rappresentano l’unico punto di riferimento per chi subisce violenza. La loro chiusura crea vuoti difficili da colmare e aumenta il rischio di isolamento e marginalizzazione.

Il ruolo di UN Women Italy nel contesto italiano

In Italia, UN Women opera attraverso il comitato nazionale, che sostiene i programmi dell’agenzia Onu dedicata ai diritti delle donne e alla parità di genere. Un impegno che oggi si confronta con una sfida cruciale: garantire la continuità delle attività in un contesto di risorse sempre più incerte.

La scelta di rafforzare il fundraising privato

Proprio per rispondere a questa emergenza, UN Women Italy ha avviato un percorso di rafforzamento della propria strategia di raccolta fondi, puntando in modo deciso sul settore privato. L’obiettivo è chiaro: costruire una base economica stabile che permetta di sostenere la missione nel tempo, riducendo la dipendenza da finanziamenti sempre più intermittenti.

Un comitato di esperti per affrontare la crisi

Il nuovo comitato fundraising potrà contare sull’esperienza di figure di primo piano nel settore. Tra queste Massimo Coen Cagli, direttore scientifico della Scuola di Fundraising di Roma, Arianna De Leo, responsabile Filantropia Strategica e Partnership di UNICEF, e Michela Gaffo, presidente di Assif, l’Associazione Italiana Fundraiser. Un gruppo chiamato a portare visione strategica e competenze operative.

Ripensare il non profit per renderlo sostenibile

Come ha spiegato Loredana Grimaldi, head of fundraising di UN Women Italy, “oggi più che mai c’è bisogno di un ripensamento complessivo del sistema su cui finora si è retto il settore non profit”. Il taglio improvviso degli aiuti internazionali viene descritto come un vero campanello d’allarme, che impone di agire subito. La sfida è rendere l’organizzazione sostenibile nel tempo, grazie al sostegno regolare di individui e imprese che condividono la stessa missione.

Una questione che riguarda tutti

La crisi dei finanziamenti non è un problema interno alle organizzazioni, ma una questione che riguarda l’intera società. Senza risorse adeguate, la tutela dei diritti delle donne rischia di arretrare proprio nei momenti in cui sarebbe più necessaria. Rafforzare il sostegno al non profit significa, in definitiva, investire in un futuro più equo e sicuro.

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www.unwomenitaly.org


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15 Gennaio 2026
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