Le proteste che attraversano l’Iran da mesi non si sono fermate, nonostante una repressione durissima e un bilancio umano sempre più pesante. Il Paese appare bloccato in una fase di transizione carica di tensione, in cui molti segnali indicano un possibile cambiamento, ma nessuno è in grado di prevederne forma, tempi e conseguenze. L’unica certezza è che la Repubblica islamica si trova oggi in una crisi profonda, non solo politica, ma anche economica e sociale.
Un sistema in crisi su più fronti
Secondo diversi analisti, l’Iran si trova in una condizione che non si vedeva dal 1979. Il Paese mostra i segni tipici di una crisi sistemica: finanze pubbliche in difficoltà, un’economia allo stremo, élite sempre più divise e una società civile che ha smesso di credere alle promesse del potere. A questo si aggiunge una narrazione della resistenza ormai condivisa da ampie fasce della popolazione e un contesto internazionale meno indulgente rispetto al passato. I presupposti per un cambiamento ci sono, ma il modo in cui potrebbero combinarsi resta imprevedibile.
Il nodo delle forze repressive
L’elemento decisivo, secondo molti osservatori, è legato al comportamento degli apparati di sicurezza. Finché questi continueranno a trarre vantaggi dal sistema, il regime potrà sopravvivere. Ma se il costo della repressione dovesse superare i benefici, lo scenario potrebbe mutare rapidamente. “Questo punto di svolta non è lontano”, sostiene Abbas Milani, direttore degli Studi Iraniani alla Stanford University. A suo giudizio, il potere della Guida Suprema non si regge più sulla legittimità, ma sulla disponibilità di chi è disposto a usare la violenza in suo nome.
I Pasdaran tra repressione ed economia
Un ruolo centrale è svolto dai Guardiani della Rivoluzione islamica, noti come Pasdaran. Non sono solo una forza militare, ma un vero e proprio colosso economico. Secondo stime prudenti, controllerebbero tra il 42 e il 50% dell’economia iraniana. I vertici accumulano enormi ricchezze, mentre le loro famiglie conducono vite di lusso. Per Milani, la vera scelta che li attende è chiara: continuare a sostenere il regime rischiando di perdere tutto, oppure cercare di preservare ciò che hanno costruito, anche a costo di abbandonare l’attuale leadership.
Khamenei, potere formale e isolamento reale
La Guida Suprema Ali Khamenei, oggi 86enne, ha superato numerose ondate di protesta dal 2009 a oggi. Questa è la quinta grande crisi del suo lungo mandato. Eppure, secondo Milani, si tratta ormai di un “cadavere politico”. La repressione può ritardare la fine, ma non invertire la traiettoria. Quando una società smette di avere paura e non riconosce più l’autorità del potere, il controllo diventa sempre più costoso e fragile.
La paura che non funziona più
Ciò che distingue l’attuale fase dalle precedenti è il crollo della legittimità. I sistemi autoritari si fondano tanto sulla coercizione quanto sulla paura, ma in Iran questa paura sembra essersi incrinata. Quando i cittadini non credono più nell’onnipotenza dello Stato, la repressione perde efficacia e genera un effetto opposto: ogni atto violento alimenta nuova resistenza. È un circolo che consuma risorse e consenso.
Il contesto internazionale e la guerra regionale
Anche sul piano esterno il regime appare indebolito. La guerra con Israele, i colpi subiti da Hezbollah in Libano, la caduta di Assad in Siria e la pressione esercitata dagli Stati Uniti hanno ridotto il margine di manovra di Teheran. All’interno del sistema, inoltre, pesano l’incertezza sulla successione della Guida Suprema, le rivalità tra fazioni e una corruzione diffusa che erode la coesione delle élite. In questo contesto, l’idea di una semplice riforma graduale non convince più la piazza.
Il tema della transizione e Reza Pahlavi
Tra le ipotesi che circolano c’è anche il ruolo del principe Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià e da decenni in esilio. Un paradosso, ammette Milani, ma oggi è una delle figure con maggiore visibilità internazionale. Potrebbe agire come facilitatore di una transizione, all’interno di una coalizione ampia che includa la diaspora e personalità interne al Paese, come il regista Jafar Panahi e la Nobel per la Pace Narges Mohammadi. L’obiettivo non sarebbe riformare il sistema, ma superarlo, cercando anche un compromesso che porti i Pasdaran a deporre le armi.
Il ruolo decisivo dell’esterno
Secondo Milani, un grande sciopero nazionale potrebbe mettere in seria difficoltà il regime, ma il sostegno internazionale resta cruciale. Non sotto forma di interventi militari, bensì attraverso misure mirate: congelamento degli asset, isolamento diplomatico, esclusione dalle organizzazioni internazionali e supporto tecnologico per aggirare la censura digitale. In questo senso, anche il mondo tecnologico occidentale potrebbe giocare un ruolo nel rompere l’isolamento informativo imposto dallo Stato.
Una democrazia che deve nascere dall’interno
Nonostante tutto, Milani insiste su un punto: la democrazia non può essere importata con le armi. “Deve essere costruita dal popolo iraniano”. Un popolo che, a suo giudizio, combatte per la libertà da oltre un secolo e che oggi appare più maturo, meno ideologico e meno religioso rispetto al passato. Il cambiamento, se arriverà, non sarà semplice né indolore, ma difficilmente potrà essere fermato solo con la repressione.
15 Gennaio 2026
© Redazione editoriale PANTA-REI
https://www.panta-rei.it/home.do?key=1768476133&dettagli=iran-tra-repressione-e-cambiamento
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o agenzie di stampa riconosciute, nel rispetto del presente codice etico redazionale.
editoriale non-profit della
Fondazione Premio Antonio Biondi
realizzato in collaborazione con la

Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
Copywriters ICOE
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P. e Francesca N.
Redazione | Chi siamo

Seguici nel nostro canale WhatsApp con il tuo smartphone e quando vorrai, noi saremo li con le ultime notizie ...
__
Lettera aperta ai lettori, lettrici di PANTA-REI da parte di Luigi Canali
Presidente della Fondazione
Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore RUNTS e riconoscita ISTITUTO CULTURALE dalla Regione Lazio - Ente NON-PROFIT
www.fondazionepremioantoniobiondi.it
C.F. 92088700601
__
Privacy e Cookies (GDPR)
PANTA-REI
editoriale della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
redazione I.CO.E.
Via Giusué Carducci, 10 - 00187 Roma
+39.06.5654.8962
centrostudi@icoe.it
Messaggio WhatsApp
© PANTA-REI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi. Tutti i diritti sono riservati.
[C]redit grippi associati ICT