Il dibattito sull’euro digitale sta entrando in una fase decisiva. Non si tratta più solo di innovazione tecnologica o di modernizzazione dei pagamenti, ma di una questione che tocca direttamente la sovranità economica europea. Un ampio fronte di economisti avverte che rinviare o indebolire il progetto potrebbe rendere l’Eurozona sempre più dipendente da infrastrutture finanziarie esterne, con conseguenze difficili da controllare.
L’appello degli economisti al Parlamento europeo
Oltre sessanta economisti hanno rivolto un messaggio chiaro ai membri del Parlamento europeo, chiedendo un sostegno convinto all’euro digitale. Nella loro analisi, un sistema monetario privo di una versione pubblica del denaro digitale rischia di perdere autonomia. Tra i firmatari figura anche l’economista francese Thomas Piketty, che definisce l’euro digitale “una salvaguardia essenziale per stabilità e resilienza dell’Europa”, non una semplice opzione tecnica.
Il progetto della Banca centrale europea
Il piano è sostenuto dal Consiglio europeo e portato avanti dalla Banca centrale europea, che mira a introdurre un equivalente digitale del contante entro il 2029. Tuttavia, l’approvazione politica non è scontata. Entro la fine dell’anno è previsto un voto cruciale e resta incerto se si formerà una maggioranza favorevole a trasformare il progetto in realtà.
Dipendenza dai sistemi di pagamento extraeuropei
Secondo gli economisti, uno dei punti più critici riguarda l’eccessiva dipendenza dell’Eurozona da operatori di pagamento con sede negli Stati Uniti. In molti Paesi europei, i cittadini utilizzano quotidianamente circuiti come Visa, Mastercard e PayPal. In tredici Stati dell’area euro non esiste alcuna alternativa digitale nazionale, un vuoto che espone l’Europa a influenze geopolitiche e interessi commerciali esterni.
Sovranità monetaria e rischi geopolitici
Il cuore del problema non è solo tecnologico. Senza un euro digitale pubblico, l’Europa rischia di perdere il controllo su quello che viene definito l’elemento più fondamentale dell’economia: il denaro. Gli economisti avvertono che recenti sviluppi internazionali dimostrano come questi rischi non siano teorici, ma già concreti. In questo scenario, un sistema europeo di pagamento digitale diventa una forma di autodifesa economica.
Le resistenze del settore bancario
Il progetto incontra però l’opposizione di una parte significativa del sistema bancario europeo. Alcuni grandi istituti, tra cui Deutsche Bank, BNP Paribas e ING, temono che l’euro digitale possa ridurre i depositi tradizionali e indebolire il ruolo delle banche nei pagamenti. Le critiche parlano di un sistema troppo complesso e costoso, con benefici limitati per i consumatori. Gli economisti rispondono invitando i decisori politici a resistere a una visione definita miope.
Sostenibilità e funzione sociale del denaro
A sostegno dell’euro digitale si schierano anche realtà attente alla sostenibilità, come il think tank Sustainable Finance Lab e la banca etica Triodos Bank. Secondo Hans Stegeman, il timore principale delle banche riguarda la possibile perdita di depositi, poiché ogni cittadino potrebbe detenere fino a 3.000 euro in un portafoglio digitale pubblico. Ma l’obiettivo dichiarato è più ampio: “un sistema finanziario al servizio della società, non il contrario”.
Una scelta che va oltre la tecnologia
L’euro digitale non è soltanto una nuova forma di pagamento. È una decisione politica e strategica che riguarda il ruolo dell’Europa nel mondo, la sua autonomia e la capacità di governare le proprie infrastrutture economiche. Il confronto in corso dimostra che la posta in gioco va ben oltre il portafoglio digitale: riguarda il futuro stesso della moneta europea.
12 Gennaio 2026
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