L’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur torna al centro del dibattito politico ed economico. Approvato dalla maggioranza degli Stati membri, il trattato promette di ridisegnare gli equilibri dell’agricoltura europea, aprendo nuove opportunità per alcuni comparti ma alimentando forti preoccupazioni in altri. Una partita complessa, in cui benefici e rischi sembrano distribuirsi in modo tutt’altro che uniforme.
Un’intesa che apre i mercati
L’accordo, che potrebbe essere firmato a breve con Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay, mira a facilitare l’export europeo verso l’America Latina. Tra i settori che potrebbero trarne vantaggio figurano automobili, macchinari industriali e vino. Parallelamente, però, la riduzione dei dazi doganali europei renderà più semplice l’ingresso nel mercato UE di prodotti agricoli come carne bovina, pollame, zucchero, miele, riso e soia.
Le paure degli allevatori europei
Per comparti già sotto pressione, come l’allevamento bovino e quello avicolo in paesi chiave come Francia e Germania, l’accordo viene vissuto come un potenziale colpo di grazia. Bruxelles ha cercato di rassicurare gli operatori spiegando che i dazi ridotti saranno applicati solo entro limiti precisi: 99.000 tonnellate per la carne bovina, 180.000 per il pollame e 190.000 per lo zucchero. Superate queste soglie, i dazi tornerebbero a livelli considerati quasi proibitivi.
Il nodo della concorrenza e delle regole
Le rassicurazioni istituzionali non convincono però gli agricoltori. Il timore principale riguarda una concorrenza giudicata sleale, legata a standard produttivi e ambientali meno rigorosi nei paesi del Mercosur. Secondo le organizzazioni di categoria, questo squilibrio normativo potrebbe innescare una pressione al ribasso sui prezzi, con effetti negativi sull’intero settore agricolo europeo.
Tagli nobili e prodotti più redditizi
Un’attenzione particolare è rivolta ai tagli nobili di carne bovina. Gli allevatori temono che le importazioni a dazio ridotto si concentrino proprio sulle parti più pregiate, aggravando l’impatto economico. Studi di settore indicano che questi prodotti arrivano già oggi sul mercato europeo con costi inferiori dal 18% al 32%. Preoccupazioni simili emergono nel pollame, dove il rischio è che le esportazioni si focalizzino sui filetti, i tagli più remunerativi.
Le clausole di salvaguardia sotto osservazione
La Commissione europea ha proposto clausole di salvaguardia rafforzate, definite come un freno di emergenza attivabile in caso di aumento improvviso delle importazioni o crollo dei prezzi. I sindacati agricoli, tuttavia, dubitano della reale efficacia di questi strumenti, temendo che possano rivelarsi lenti o difficili da applicare nella pratica.
Il vino guarda al Mercosur con interesse
Di segno opposto è l’atteggiamento del settore vitivinicolo europeo. In un momento segnato da difficoltà sui mercati tradizionali e dall’aumento dei dazi statunitensi, l’accordo viene visto come un’occasione per diversificare. L’azzeramento dei dazi, oggi compresi tra il 17% e il 35%, rappresenta un vantaggio concreto. Particolare attenzione è rivolta al Brasile, dove il consumo di vino è in crescita, pur restando lontano dai volumi del mercato americano.
Altri prodotti e reazioni nazionali
Oltre al vino, Bruxelles individua nuove opportunità per prodotti come cioccolato, malto, latte in polvere e formaggi, sostenuti dall’espansione della classe media latino-americana. La Spagna sostiene l’accordo puntando su vino e olio d’oliva, mentre i sindacati agricoli restano cauti, soprattutto per l’allevamento. Anche in Germania il governo appoggia l’intesa per rilanciare l’economia, ma le proteste degli agricoltori mostrano un malcontento diffuso.
Un equilibrio ancora da costruire
L’accordo UE Mercosur si presenta quindi come una scelta strategica dai molteplici effetti. Se per alcuni settori apre prospettive concrete di crescita, per altri rischia di accentuare fragilità già esistenti. La sfida sarà trovare un equilibrio tra apertura dei mercati, tutela della produzione europea e rispetto di regole comuni, evitando che i benefici si concentrino solo su una parte dell’economia.
10 Gennaio 2026
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