Nel terzo trimestre del 2025 i dati economici sulle famiglie italiane restituiscono un quadro che, a prima vista, sembra positivo. Crescono il potere d’acquisto e la capacità di risparmio, raggiungendo livelli che, al netto del periodo pandemico, non si vedevano da oltre quindici anni. Tuttavia, questo miglioramento non si traduce automaticamente in una ripresa dei consumi, che restano contenuti e segnati da una diffusa prudenza.
Un reddito disponibile in crescita
Secondo le rilevazioni dell’Istat, il reddito disponibile delle famiglie registra un aumento del 2% rispetto al trimestre precedente. Un dato che contribuisce direttamente al rafforzamento del potere d’acquisto e che indica una maggiore disponibilità economica complessiva, almeno sul piano teorico.
Il potere d’acquisto torna a salire
Il potere d’acquisto cresce dell’1,8% nello stesso periodo, confermando un recupero graduale dopo anni complessi. Questo incremento rappresenta un segnale incoraggiante, perché riflette una migliore capacità delle famiglie di far fronte alle spese, anche in un contesto economico ancora incerto.
Il risparmio come risposta all’incertezza
Uno degli elementi più significativi riguarda la propensione al risparmio, stimata all’11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Si tratta di un livello che, esclusi gli anni della pandemia, riporta indietro l’orologio fino al 2009. Un comportamento che suggerisce una scelta consapevole: accumulare risorse invece di spenderle, come forma di tutela verso il futuro.
Consumi in crescita minima
A fronte di redditi in aumento, la spesa per consumi finali cresce solo dello 0,3%. Un dato che evidenzia una distanza sempre più marcata tra disponibilità economica e decisioni di spesa. Le famiglie sembrano preferire un approccio attendista, rinviando acquisti non essenziali e mantenendo un profilo prudente.
Pressione fiscale e conti pubblici
La pressione fiscale si attesta al 40%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sul fronte dei conti pubblici, il deficit sale al 3,4% del Pil, mentre il saldo primario torna positivo con un’incidenza dello 0,4%. Anche il saldo corrente resta positivo, pari all’1,3% del Pil, seppur in diminuzione rispetto al 2024.
Un equilibrio ancora fragile
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di famiglie economicamente un po’ più forti, ma ancora poco inclini a tradurre questa forza in consumi. Il risparmio elevato appare più come una strategia difensiva che come un segnale di fiducia piena. Un equilibrio delicato, in cui crescita e cautela continuano a convivere.
07 Gennaio 2026
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