Negli ultimi anni la ricchezza delle famiglie italiane ha continuato ad aumentare, ma a un ritmo che racconta una storia meno positiva di quanto i numeri nominali possano far pensare. Se confrontata con le principali economie europee, l’Italia appare sempre più distante da Paesi come Germania e Francia, sia in termini di crescita reale sia nella distribuzione del patrimonio.
Una crescita che non tiene il passo europeo
Tra il 2012 e il 2025 la ricchezza complessiva delle famiglie italiane è aumentata di poco più del 20%, un dato che impallidisce se messo a confronto con quello di Francia e Germania, dove l’incremento è stato rispettivamente molto più sostenuto e addirittura superiore al raddoppio. La media dell’area euro si colloca nettamente al di sopra della performance italiana. Se poi si considera l’effetto dell’inflazione, il quadro si complica ulteriormente: in termini di potere d’acquisto, la ricchezza delle famiglie italiane non è cresciuta, ma ha registrato una lieve riduzione.
Ricchezza complessiva e debiti, il profilo prudente non basta
A metà 2025 la ricchezza netta delle famiglie italiane supera i 10.900 miliardi di euro, ma il suo peso sul totale dell’area euro si è ridotto in modo significativo rispetto a poco più di un decennio fa. Nello stesso periodo l’indebitamento delle famiglie è cresciuto, ma molto meno rispetto a quello osservato negli altri grandi Paesi europei. Questa prudenza finanziaria, tradizionalmente considerata un punto di forza, non è però riuscita a preservare il vantaggio che l’Italia aveva in passato.
Il sorpasso di Francia e Germania sulla ricchezza media
All’inizio dello scorso decennio, le famiglie italiane disponevano in media di un patrimonio superiore a quello francese e tedesco. Oggi la situazione si è ribaltata. La ricchezza media per famiglia in Italia risulta leggermente inferiore a quella francese e nettamente distante da quella tedesca. Un cambiamento che segnala una perdita di posizione strutturale nel confronto europeo.
Una ricchezza sempre più concentrata
Accanto alla dinamica complessiva, emerge con forza il tema della distribuzione della ricchezza. Una parte consistente del patrimonio nazionale è concentrata nelle mani di una minoranza. Il 50% meno abbiente possiede una quota marginale della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco ne controlla oltre la metà. Ancora più marcata è la concentrazione del 5% più ricco. Questo livello di disuguaglianza colloca l’Italia tra i Paesi europei con la maggiore polarizzazione economica, mettendo sotto pressione la fascia centrale della popolazione.
Il mito del Paese di risparmiatori in discussione
I dati sul tasso di risparmio contribuiscono a ridimensionare un luogo comune radicato. Le famiglie italiane risparmiano meno rispetto alla media dell’area euro e molto meno rispetto a Germania e Francia. A pesare sono redditi disponibili più contenuti, l’erosione causata dall’inflazione e margini finanziari sempre più ristretti. Il risultato è una minore capacità di accumulo, soprattutto per i nuclei familiari meno abbienti.
Disuguaglianze e scelte per il futuro
Secondo Riccardo Colombani, segretario generale di First Cisl, i dati descrivono un Paese in cui le diseguaglianze continuano ad ampliarsi e il divario con le altre economie europee cresce. Da qui la richiesta di politiche capaci di sostenere la competitività senza trascurare la crescita della ricchezza delle famiglie. Tra le proposte, un maggiore coinvolgimento dei lavoratori nella gestione delle imprese, investimenti mirati nell’economia reale e un uso più efficace del risparmio privato, anche attraverso strumenti innovativi a livello europeo e nazionale.
03 Gennaio 2026
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